Guerra

«Indagini sulle ragioni delle guerre mondiali oggi»

Guerra

Scenari della nuova «grande trasformazione»

Guerra
€11,45
€13,00
Lista dei desideri

Che succede nel mondo? Come interpretare le guerre che si susseguono da quindici anni a questa parte senza soluzione di continuità? Si tratta di episodi isolati o di una sequenza unitaria che tende ad autoalimentarsi rischiando di coinvolgere via via altri paesi?
E che cosa accade alle democrazie occidentali? Le nuove leggi su immigrazione, ordine pubblico e custodia dei dati personali, il potenziamento di polizie e servizi di intelligence, i rastrellamenti di «extra-comunitari», le riforme istituzionali che rafforzano i poteri governativi e le tendenze plebiscitarie sono misure di lotta contro il «terrorismo internazionale»? O sono tasselli di un processo di regressione autoritaria simile alla grande trasformazione che negli anni Trenta del Novecento sancì la crisi del liberismo e l’avvento dei fascismi mentre già si annunciava il nuovo conflitto mondiale?


Un assaggio

Da qualche mese i resoconti giornalistici sulla politica internazionale riservano grande attenzione a un nuovo personaggio. Nessuno più ignora che alle spalle di George W. Bush, a dargli man forte nelle sue offensive belliche e mediatiche, opera un’agguerrita cerchia di uomini politici e intellettuali (opinionisti, politologi dei think tanks ultraconservatori, professori di storia militare ed economisti) dai quali il presidente riceve suggerimenti, consigli, indicazioni. I “neo-conservatori” – questo il nuovo attore collettivo entrato di prepotenza tra i protagonisti della scena globale – si sono ormai conquistati una parte di primo piano nelle corrispondenze da Washington e dai fronti della guerra infinita contro il “terrorismo internazionale”. Per lunghi decenni sconosciuti ai più (la loro storia comincia già negli anni Settanta, con l’abbandono del partito democratico, giudicato troppo liberal, e l’ingresso nel partito repubblicano), i nomi dei loro leader – i Wolfowitz, i Perle, i Luttwak, per non dire del loro più potente protettore, il vice-presidente Cheney – sono rapidamente divenuti familiari al grande pubblico. Il motivo di questa improvvisa notorietà è semplice: si è capito che la funzione svolta dai neo-cons non è soltanto quella di “consiglieri del principe” (benché questa sia spesso la loro qualifica ufficiale), ma qualcosa di meno disarmato e di ben più influente. Quasi che il suggeritore si fosse rivelato anche autore della trama (e deus ex machina della messinscena), relegando il protagonista ufficiale al frustrante ruolo del portavoce
La guerra in Iraq è stata l’evento rivelatore. Mentre, nell’estate del 2002, la macchina da guerra degli Stati Uniti scaldava i motori, a “dare la linea” e a tenere i contatti con la stampa di tutto il mondo erano prevalentemente loro – con la conseguenza, un po’ paradossale, di declassare al rango di comparse sia il consigliere per la Sicurezza nazionale, Condoleezza Rice, sia il segretario di Stato, Colin Powell. Tra i più impazienti di veder decollare i bombardieri a stelle e strisce era senza dubbio l’ex-ministro della Difesa di Reagan Richard Perle, al tempo ancora presidente del Defense Policy Board, la potente commissione politica del Pentagono. “Per quanto tempo – domandava – aspetteremo con le mani in mano, mentre l’Iraq produce armi di sterminio?”. Le pretese della comunità internazionale di verificare la fondatezza di queste accuse lo innervosivano: che Saddam possedesse armi proibite era certo, dunque perché perdere tempo con inutili ispezioni? E non era forse vero che, “rifiutando di consegnare le armi di distruzione di massa, Baghdad ha già violato la risoluzione 1441 dell’Onu?”… Poi succede quel che succede. Scoppia la guerra, gli americani scaricano sull’Iraq migliaia di bombe, ammazzano migliaia di persone, radono al suolo migliaia di case, ma delle famose armi (la «pistola fumante», come si diceva) nessuna traccia. Finalmente, lo scorso gennaio esplode il caso O’Neill. L’ex-ministro del Tesoro Paul O’Neill rivela che l’attacco a Saddam era stato deciso da Bush sin dall’inizio del suo mandato presidenziale. Già in difficoltà per lo stillicidio dei militari Usa morti in Iraq (quasi 500 dall’inizio del conflitto) e per l’assenza di prove del preteso riarmo di Saddam, la Casa Bianca accusa il colpo. Bush dapprima nega, poi è costretto ad abbozzare impacciate giustificazioni, ricordando che anche le precedenti amministrazioni miravano a spodestare Saddam. E Wolfowitz che fa? Ne approfitta per mettere, come si dice, i piedi nel piatto. E per distruggere alla radice il faticoso lavoro di ricucitura con gli alleati europei e con l’Onu tentato da Powell. «Le armi di distruzione di massa – dichiara serafico alla stampa – erano un’invenzione propagandistica resasi necessaria allo scopo di legittimare la nostra azione». Come dire: abbiamo detto bugie. Ma la colpa non è nostra, è di quanti ancora credono che per fare una guerra gli Stati Uniti abbiano bisogno di giustificazioni
Apparve allora chiaramente che Wolfowitz parlava a nome di una lobby vincente, che poteva permettersi di smentire dinanzi al mondo lo stesso Presidente degli Stati Uniti, ove questi accennasse a irricevibili tentennamenti. La seconda guerra contro l’Iraq non poteva essere messa in discussione. Era una gloria degli Stati Uniti, e andava difesa contro qualsiasi critica, da qualunque parte provenisse. Era – ancor più dell’attacco all’Afghanistan – la prima vera guerra «imperiale», voluta e scatenata dall’America senza nulla concedere alle pretese di altri paesi. Era la guerra dei neo-cons, e questi non avrebbero tollerato che si dubitasse della sua opportunità.

ISBN: 88-88738-34-7
PAGINE: 232
ANNO: 2004
COLLANA: FuoriFuoco
TEMA: Guerra e geopolitica
Autore

Alberto Burgio

Alberto Burgio
Alberto Burgio (1955) è professore ordinario presso il Dipartimento di filosofia dell'Università di Bologna, dove insegna Storia della filosofia. Ha studiato il pensiero politico tra Settecento e Novecento e la storia delle ideologie razziste. È stato deputato nella XV legislatura repubblicana. Fa parte del comitato scientifico della collana "Labirinti" di DeriveApprodi.

STESSO AUTORE

STESSO TEMA
Esclusi

Esclusi

Alfredo Tradardi

Diana Carminati

Enrico Bartolomei