I libri del rogo

«Opuscoli fondamentali per il movimento degli anni Settanta e oltre»

I libri del rogo

Crisi dello Stato-piano - Partito operaio contro il lavoro -Proletari e Stato Per la critica della costituzione materiale - Il dominio e il sabotaggio

I libri del rogo
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Scritti nel corso degli anni Settanta e tradotti in diverse lingue, i cinque opuscoli che compongono questo libro sono stati considerati per lungo tempo l’ispirazione teorica del terrorismo di sinistra nel nostro paese. All’indomani dell’arresto del loro autore, il 7 aprile 1979, con l’accusa di essere a capo di un’insurrezione armata contro i poteri dello Stato, questi opuscoli, nonostante la loro fortuna editoriale, sparirono dalle librerie e furono inviati al macero. Seguirono gli anni di una corale demonizzazione: giudici, politici, sindacalisti, giornalisti, storici, intellettuali e accademici citarono ripetutamente passi di questi scritti definendoli “irrazionali”, “deliranti”, “criminali”, frutto insomma della mente malata di un “cattivo maestro”. I giudizi più benevoli si limitarono invece a definirli “estremisti”, “idealisti”, anarcoidi”, “dannunziani”.
Ma ora, a trent’anni di distanza, a un lettore libero da pregiudizi quelle teorizzazioni possono apparire in una luce completamente diversa. Molto dell’attuale dibattito sulle grandi trasformazioni in atto nel nostro paese e in tutto il mondo è riscontrabile nelle analisi contenute in questi scritti; così come sono innegabili alcune importanti intuizioni sulle radicali modificazioni dei processi produttivi e sulla crisi irreversibile della rappresentanza politica. Per questi motivi crediamo che sottrarre questi libri alla censura a cui sono stati sottoposti per lungo tempo e restituirli al libero confronto culturale sia un atto dovuto di coraggio e onestà intellettuale.


Un assaggio

Dalla Prefazione di Antonio Negri
Crisi dello Stato-piano è stato terminato il 25 settembre 1971 ed è servito come relazione iniziale per il convegno nazionale di Potere operaio; Partito operaio contro il lavoro è datato 1 gennaio 1973; Proletari e Stato, 1 agosto 1975; Dall’Estremismo al Che fare? Per la critica della costituzione materiale: autovalorizzazione operaia e ipotesi di partito è dell’inizio del 1977, mentre Il dominio e il sabotaggio è stato scritto nell’estate dello stesso anno. Si tratta dunque di scritti che si susseguono in una sequenza all’incirca biennale, legati al lavoro di analisi e di direzione che l’autore svolse negli anni Settanta, prima all’interno di Potere operaio, poi – fondamentalmente attraverso il giornale “Rosso” – all’interno dell’area dell’autonomia organizzata. Si tratta di libri che non avrebbero mai potuto essere scritti fuori da quel clima collettivo di elaborazione teorica e di azione politica che caratterizzò gli anni Settanta. Il linguaggio e l’aura teorica di questi opuscoli sono completamente legati al “movimento degli anni Settanta”.
Questi saggi ebbero allora tre funzioni: la prima fu quella di affermare l’originalità teorica e l’irriducibilità pratica del movimento di fronte al Movimento Operaio (cioè all’insieme delle organizzazioni sociali e politiche del “socialismo reale” nel nostro paese); la seconda fu quella di approfondire, riassumendola, la discussione che nel movimento si svolgeva attorno alla costruzione dell’organizzazione; la terza funzione – ma forse la fondamentale – fu il tentativo di legittimare una direzione all’interno del movimento degli anni Settanta.
Io credo che la prima e la seconda discussione condotta negli opuscoli qui ripubblicati abbiano avuto una conclusione positiva; la terza discussione non pervenne invece a risultati utili.
Come vedremo più avanti, la discussione teorica sviluppata in questi scritti segue le singole tappe di sviluppo del movimento: dalla critica dello Stato del Welfare e dell’organizzazione del lavoro fordista, alla definizione della figura dello Stato neoliberale e dell’organizzazione del lavoro postfordista, e – contemporaneamente – dalla critica dell’organizzazione tradizionale del Movimento Operaio (con le maiuscole) alla definizione di nuove esperienze di organizzazione e di centralizzazione delle lotte da parte del movimento degli anni Settanta. Questa discussione permise di approfondire la coscienza che il movimento aveva di se stesso e di opporla, in maniera drastica, all’opportunismo e allo stalinismo del Movimento Operaio ufficiale.
Nel discorso teorico condotto in questi opuscoli è da un lato rielaborata, riassunta e portata all’attualità la critica del socialismo reale (quello dei Paesi dell’Est, ma soprattutto quello dello stalinismo italico, togliattiano e berlingueriano), già sviluppata dai teorici dei “Quaderni Rossi” e dall’opposizione di sinistra fin dall’inizio degli anni Sessanta. Da un altro lato, in questi opuscoli si raffinano e si sviluppano le esperienze di lotta che importanti settori del proletariato italiano svilupparono negli anni Sessanta e Settanta.
Si può aggiungere che senza la lettura – o meglio la rilettura dall’interno delle lotte operaie – dei Grundrisse di Karl Marx, questi scritti – e fors’anche le esperienze di lotta dalle quali essi furono nutriti e che essi nutrirono – non sarebbero stati possibili. I Grundrisse erano stati tradotti in italiano in quegli anni (vol. I, 1968; vol. II, 1970, La nuova Italia) da Enzo Grillo ed erano immediatamente divenuti il livre de chàvet del movimento degli anni Settanta.
La discussione nel movimento fu dunque innanzitutto intesa a fissare l’identità teorica del movimento e la sua capacità autonoma di organizzazione. Fino al 1979 circa, i due aspetti che qui ci interessano, quello dell’autoidentificazione del movimento e quello della sua indipendenza dal Movimento Operaio, si svilupparono con efficacia e continuità. A questo contribuirono gli opuscoli qui presentati.
Diverso fu il destino di questi scritti per quel che riguarda il terzo compito che essi si proponevano, quello della costruzione di un gruppo dirigente all’interno del movimento degli anni Settanta. Le armi che questi opuscoli offrivano furono infatti inadeguate davanti all’esperienza di lotta di classe armata che si sviluppò alla fine degli anni Settanta. La relativa omogeneità dei “quadri” politici del movimento fu distrutta da un’accelerazione della guerra civile; il processo costitutivo di una centralizzazione di nuovo tipo, che sapesse governare il periodo postcomunista e che sapesse riarticolarsi nella nuova composizione di classe, fu impedito dalla violenza dello scontro fra le vecchie avanguardie operaie e la repressione di Stato.
Resta il fatto che la generazione del movimento degli anni Settanta, pur dispersa fra la prigione, l’esilio, una inquieta rétraîte nella “vita semplice” ed anche, sempre meno raramente, la sperimentazione di nuove pratiche pubbliche, non sa parlare e comunicare politicamente altrimenti che nelle forme linguistiche e attraverso gli scenari teorici disegnati da questi opuscoli – prodotto, come già si è detto, di un’esperienza politica collettiva.

ISBN: 88-89969-12-1
PAGINE: 304
ANNO: 2006
COLLANA: Biblioteca dell'operaismo
TEMA: Anni Settanta
Autore

Toni Negri

Toni Negri
Toni Negri, già docente di Dottrina dello Stato a Padova, ha insegnato in prestigiose Università europee. Negli utimi anni la sua riflessione filosofica e politica ha avuto un grande riconoscimento internazionale. Per le nostre edizioni ha pubblicato: I libri del rogo, Spinoza, Settanta (insieme a Raffaella Battaglini) e pipe-line.

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