Il culto del peyote

«le lotte di resistenza degli indigeni del Nuovo Mondo»

Il culto del peyote

Storia del movimento di liberazione degli indiani nordamericani

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Il culto del peyote racconta la storia della profonda vita culturale delle popolazioni indigene del Nuovo Mondo, legata inestricabilmente alla lotta per la propria sopravvivenza e la propria identità.
Una storia che è anche, e soprattutto, di resistenza contro le imposizioni e le violenze della società bianca dominante. Il culto del peyote ripercorre le ragioni storiche della conquista violenta del continente nordamericano e di una forzata «acculturazione», che sfociò nella tragica «soluzione» delle riserve, costringendo i nativi a condizioni drammatiche di dipendenza economica e di annientamento culturale. In questo clima si svilupparono alcuni movimenti profetici di resistenza e di liberazione che culminarono nel peyotismo, nato per promuovere la rinascita della «vera cultura indiana». Maria Sole Abate ricostruisce dettagliatamente i rituali sacri e le suggestive atmosfere delle cerimonie peyotiste a cui ha partecipato, che conobbero, sin dalla nascita, una straordinaria e inarrestabile diffusione, soprattutto nell’antica tribù dei Navajo. Ma il libro racconta anche le lunghissime e logoranti battaglie legali di cui è stata costellata, fino al 1994, la storia dei cultori del «divino cactus», in aperto contrasto con la tutela della libertà religiosa proclamata dal Primo Emendamento della Costituzione americana.


Un assaggio

La nuova religione nacque e si diffuse in un momento particolare e fu accettata da molti nativi americani. Tuttavia, il peyotismo incontrò anche forti opposizioni, sia fra gli indiani sia all’interno della società bianca. Alcuni nativi lamentavano il fatto che fosse un movimento straniero, perché era nato in Messico, altri lo criticavano, perché con il peyotismo si dimenticavano gli usi tribali più antichi. All’interno delle tribù sorsero anche rivalità per chi dovesse ottenere la leadership della cerimonia
L’opposizione dei bianchi fu molto più intensa e aggressiva. Alla base delle persecuzioni contro i peyotisti c’era la convinzione che questa religione indigena fosse in contrasto con le religioni europee. Entro la fine del XIX secolo i missionari cristiani erano diventati i primi oppositori, poiché erano convinti che il peyote avesse poteri maligni che catturavano e distruggevano le anime degli aborigeni. I persecutori credevano che il peyotismo fosse incompatibile con la religione europea e fecero di tutto per abolirlo, usando anche la menzogna. Dopo che le diverse tribù delle pianure furono confinate nelle riserve dell’Oklahoma, la nuova religione cominciò a diffondersi. Entro la fine del XIX secolo la maggior parte delle tribù delle pianure conosceva e praticava il peyotismo: i Comanche e i Kiowa negli ultimi anni Settanta, gli Oto (1876), i Caddo (1880 ca.), gli Arapaho (1884), i Delaware (1886) e i Cheyenne (primi del Novecento). Durante la prima metà del XX secolo il peyotismo si diffuse ancora più energicamente e, alla fine degli anni Settanta, aveva raggiunto anche il Canada, diventando di fatto il movimento religioso indigeno più diffuso e popolare
Uno degli aspetti più interessanti e decisivi nella diffusione del peyotismo fu il ruolo dei profeti. Alcuni di loro erano già importanti leader tribali, altri invece divennero capi dopo la conversione al peyotismo. Negli anni Ottanta del XIX secolo apparvero due leader di grande importanza nelle riserve Kiowa-Comanche: il capo comanche Quanah Parker e l’uomo-medicina dei Caddo-Delaware, John Wilson, la cui influenza sulla religione si riflette ancora nelle attuali forme espressive del peyotismo delle pianure
Quanah Parker fu il più importante roadman (nome dato ai leader peyotisti) fra i Comanche, ma non fu né il primo né l’unico. Secondo Weston La Barre il primo peyotista dei Comanche fu un certo Buiwat, insieme ad altri indiani che sarebbero poi diventati importanti leader religiosi, come Desode e Tasipa25. I Comanche conoscevano il peyote da molti anni, per le loro incursioni in Texas e in Messico. La prima documentazione sul peyotismo dei Comanche è una lettera dell’agricoltore E. L. Clark a E. E. White del giugno 1888, nella quale un certo «Old Man Paddy Qull» viene descritto come leader: «Questo Old Man Puddy Qull non ha mai provato a lavorare. È un uomo grosso e grasso di circa cinquant’anni. Dice di essere un uomo-medicina e lo fa credere a tutti gli indiani più facilmente influenzabili. Nella sua famiglia ci sono due giovani uomini e un ragazzo di 15 anni, ma nessuno di loro lavora. Tutta la sua attenzione è rivolta al bottone [di peyote]: riunisce un gruppo di giovani uomini dagli 8 ai 15 anni per questo scopo fino a due o tre volte alla settimana».

ISBN: 88-87423-85-7
PAGINE: 176
ANNO: 2002
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Antropologia ed etnografia, Contro-culture
Autore

Maria Sole Abate

Maria Sole Abate è nata a Milano nel 1976, città dove vive e lavora. È attualmente impegnata nella realizzazione di un film documentario sul peyotismo nelle riserve indiane.

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