Il delitto non sa scrivere

«Le analisi delle perizie psichiatriche in tribunale svelano il non detto di chi le scrive»

Il delitto non sa scrivere

La perizia psichiatrica tra realtà e fiction

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Il criminologo è ormai una figura familiare. Su qualunque fatto delittuoso è diventato «l’esperto» per eccellenza, chiamato a disvelare le profonde ragioni del delitto e magari individuare a colpo sicuro il colpevole. Ma il criminologo non si limita a esprimere i propri pareri nei salotti dei talk show televisivi o a raccontare famosi delitti del passato. Il suo giudizio conta soprattutto in tribunale. Alle perizie psichiatriche da lui redatte si affidano tanto l’accusa quanto la difesa e dalla sua «scienza» spesso dipende l’esito del processo.
Gli autori di questo libro hanno scelto di analizzare una serie di perizie psichiatriche d’ufficio sugli autori di reato, perizie che si rivolgono tanto a piccoli fatti criminosi (come le liti tra vicini) quanto a efferati delitti (come gli omicidi in famiglia). Hanno scelto di analizzare e “sottoporre a perizia” proprio gli elaborati di colui che in un’aula di tribunale parla a nome della scienza. Hanno scelto di esercitare una critica su una figura – a cavallo tra psichiatria e psicologia, medicina e diritto – che in ambito giudiziario ha sempre più rilievo. Scoprendo cose agghiaccianti: che chi scrive una perizia nella maggior parte dei casi proprio non sa scrivere; che ha già espresso un verdetto ancor prima della sentenza; che la sua analisi non è mai «oggettiva»; che la sua «scienza» fa acqua da tutte le parti.
Un testo insieme dissacrante e divertente, che nei suoi paradossi finisce con l’essere una critica feroce del sistema giudiziario contemporaneo.


Un assaggio

All’inizio erano le tenebre. La notte pervadeva il mondo. Una metafora che risale perlomeno al vangelo giovanneo, per dare un’idea della dimensione cui il delitto, in particolare il delitto di sangue, riavvicina drammaticamente, con la potenza di un trauma. L’ordine, il giorno, la luce vengono sovvertiti e il delinquente proietta con il suo atto nel sociale un fascio di luce scura. Le tenebre evocano il mondo delle fobie infantili, dove il babau può nascondersi negli angoli dei corridoi, dietro alle porte amiche. La società, costrutto immaginario a livello collettivo, e l’ordinato mondo della fantasia sulla realtà sono la coperta di Linus che vela e nasconde il terribile reale. La vita sociale, con il suo ronfare tranquillo, vela la tenebra. Ma ogni tanto il velo si squarcia, il tappeto si smaglia: il delitto.
I delitti che più colpiscono sono quelli che violano le norme fondamentali del vivere sociale, quelli interni alla famiglia, quelli compiuti sui bambini o quelli, comuni, particolarmente efferati. Questi delitti sono oggetto di narrative tanto oggi quanto centocinquanta anni fa. Il caso Fenaroli, Erika, il canaro suscitano la necessità di narrare perché ordine, trame, comprensione (intrinsecamente narrativa) riarticolino un senso. L'”orrore” di cui parla Kurtz in Heart of Darkness giace alla base di ogni possibile convivenza: e torna, drammaticamente, nella vita, non solo evocato dai delitti, ma anche articolato nei sintomi: sintomi più o meno mentalizzati, come l’ansia delle fobie, o più somatici, come gli attacchi di panico
I temi oggetto della criminologia trovano tuttora ampio spazio nell’immaginario collettivo. Si può immaginare che il delitto come uno strappo, i cui effetti laceranti si manifestano concretamente nel corpo di chi ne è coinvolto, nelle esistenze di vittime e colpevoli, ma anche nelle emozioni e nella memoria dei semplici osservatori, a vario titolo “colpiti” dall’evento: l’intero corpo sociale è in qualche misura punto nel vivo, chiamato a raccolta contro un’inattesa violazione delle proprie regole, spinto a forza a confrontarsi con l’irruzione del disordine, dell’imprevisto, della violenza irrazionale che credeva di aver espunto dalle proprie fila.
A un livello profondo, non sempre percepibile, il delitto, soprattutto volto contro la persona, è “uno dei comportamenti umani che, in modo più clamoroso, massimalizza il Male”. La sua capacità di mettere in crisi il sistema della convivenza civile non deriva tanto dal fatto criminoso, in sé e per sé considerato, per quanto brutale e incomprensibile possa apparire; la sua carica eversiva discende piuttosto dalla contiguità del reo e del suo gesto con il “lato oscuro”, con ciò che sfugge a ogni rassicurante codificazione perché non appartiene ad alcun codice noto: ogni fatto di sangue richiama paure antiche, inquietudini senza nome, ingenera il thauma aristotelico
Ma come l’etimologia originaria del termine monstrum rimanda alla meraviglia e al prodigio, così il delitto al tempo stesso terrorizza e incuriosisce, induce emozioni ambivalenti, in cui all’orrore e allo spavento si mescola un certo grado di oscura, misteriosa fascinazione. In tempi di massiccia spettacolarizzazione della realtà, una tale commistione di paure individuali, riprovazione civile, sdegno morale e indicibile attrazione diviene inevitabilmente oggetto d’interesse per l’industria mediatica nelle sue varie espressioni, dall’informazione al puro intrattenimento.

ISBN: 88-88738-96-7
PAGINE: 160
ANNO: 2006
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Carcere e nuove punitività
Autori

Alfredo Verde

Alfredo Verde (1956) è professore associato di criminologia all'Università di Genova. Psicologo-psicoterapeuta, dal 1999 al 2005 è stato presidente dell'Ordine degli psicologi della Liguria.

Francesca Angelini

Francesca Angelini (1976) laureata in giurisprudenza e in scienze e tecniche psicologiche, dottore di ricerca in criminologia, professore a contratto di criminologia minorile, da anni svolge attività educativa nell'ambito della devianza.

Silvia Boverini

Silvia Boverini (1970) laureata in giurisprudenza, specialista in criminologia clinica. Svolge attività di ricerca e formazione su adolescenza deviante, paura del crimine, gestione e mediazione dei conflitti. Collabora con strutture operanti nel sociale.

Margherita Majorana

Margherita Majorana (1967), psicologa-psicoterapeuta, è membro aderente dell'Slp (Scuola lacaniana di psicoanalisi).

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