Il mostro e la morte

Qual è la natura della nostra relazione politica con la morte?

Il mostro e la morte

Funzione politica della mostruosità

Il mostro e la morte
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Qual è la funzione politica della mostruosità? Qual è la natura della nostra relazione politica con la morte? Perché morti viventi, vampiri e non morti risultano in tutto il pensiero politico moderno e contemporaneo tanto minacciosi?
L’autore di questo libro analizza tali questioni all’interno delle tre maggiori tradizioni politiche della modernità: quella conservatrice a partire dall’opera di Burke, quella comunista a partire da Marx e quella fascista. E scopre che a unire queste correnti politiche altrimenti contrapposte è proprio il comune interesse per la morte. Ognuna di esse stabilisce tra il mondo dei vivi e quello dei morti una relazione specifica che diventa di volta in volta il nucleo della «conservazione», della «speranza comunista» e della «causa fascista».
Il confine tracciato tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventa così la sorgente di un pensiero della mostruosità capace di utilizzare in funzione politica vampiri, zombie e morti viventi.


Un assaggio

Dall’introduzione

La nostra fascinazione per il mostruoso ha molto a che vedere con il senso di disagio che proviamo di fronte a creature che sono in realtà forme di noi stessi, l’umano finito veramente male. Il mostruoso, così, denuncia alla nostra comprensione la precarietà dell’identità umana, l’idea che l’identità umana potrebbe essere persa o invasa e che si possa essere, o divenire, altro da ciò che si è: i mostri hanno qualcosa da farci vedere sul nostro mondo e su noi stessi. Molti racconti di mostri si concentrano sulla descrizione del mostro come singolo individuo: Grendel in Beowulf, Polifemo nell’Odissea, La Cosa, il mostro di Frankenstein, e così via. Allo stesso modo le analisi socioculturali cercano di comprendere le ragioni per cui alcuni particolari individui siano percepiti come mostruosi; parliamo di pedofili, serial killer ecc. In questo libro non sono interessato né a tali creature né a tali costruzioni sociali. Sono interessato, piuttosto, a una percezione di questo tipo nei confronti di forze collettive, e al modo in cui il concetto di mostruoso possa sollevare la questione politica di quale tipo di società sia la nostra e in che genere di società vorremmo vivere. In alcuni casi, come nell’uso della figura del vampiro da parte di Marx, la forza collettiva in questione è fin troppo chiara. In altri, come nell’impiego da parte di Burke della figura della moltitudine rivoluzionaria, è decisamente oscura e necessita di un lavoro approfondito sui testi. In altri ancora, è il caso del fascismo, oscilla tra diverse tipologie di nemici che i fascisti pensano di combattere.
Nel caso di Burke, che analizzeremo nel primo capitolo, la mia idea è che il mostro funzioni come uno strumento politico per relazionarsi a una crescente politica di massa. Se nell’Inchiesta sul bello e il sublime Burke aveva sviluppato un insieme di categorie riguardanti l’orrore e il terrore, la Rivoluzione francese lo mette di fronte a una nuova entità collettiva che sta appena emergendo sulla scena politica, una moltitudine di «massa», quella che più tardi diventerà il proletariato, e che Burke non può che descrivere in termini gotici: ovvero come mostruosa. Il capitolo attraversa così l’ideologia estetica di Burke per approfondire la nostra conoscenza dei tropi gotici presenti nella sua scrittura, e per ampliare la nostra comprensione del modo in cui l’ideologia borghese concettualizza l’ordine e le minacce che all’ordine vengono portate. In altre parole, ciò che intendo dimostrare è come il discorso sulla mostruosità funzioni da strumento ideologico, mascherando la natura del movimento che Burke aveva difficoltà a contrastare.
Ora, questa affermazione potrebbe far pensare che il mio punto di vista rafforzi l’idea comune che il discorso sul mostruoso sia essenzialmente di tipo ideologico. È risaputo che il linguaggio della mostruosità è spesso un modo per mascherare una larga gamma di pensieri e/o emozioni. Hobbes, che ne sapeva molto di politica della morte, non era meno a suo agio con la mostruosità. Il potere dirompente implicito nell’immagine mostruosa del Leviatano ha comprensibilmente portato all’idea che sia questa l’idea centrale della teoria dello Stato di Hobbes. Ma, come è stato messo in luce da Carl Schmitt, a Hobbes piacciono le coperture. Il Leviatano non è altro che una maschera che rappresenta lo Stato, allo stesso modo in cui Behemoth è una maschera che sta per la rivoluzione; il Leviatano e Behemoth sono rispettivamente il mostro dello Stato e quello dello rivoluzione15. A causa di artifici come questi c’è una tendenza, certamente fondata, a sostenere che «il genere horror serve inevitabilmente l’ideologia», come afferma Noel Carrol16. I problemi affrontati nel terzo capitolo, in cui prendo in esame il modo in cui il fascismo descrive la figura del proprio nemico come mostruosa, possono esserne una ulteriore prova. Come cercherò di dimostrare, il mostro come tropo politico è fondamentale per la costruzione politica della paura e dell’insicurezza, due dei meccanismi basilari per la costituzione e il mantenimento dell’ordine all’interno della società borghese17. Così, il conservatorismo e il fascismo dipendono per la loro esistenza dalla costruzione di figure «mostruose» – rivoluzionari, comunisti, sovversivi, perversi, ladri e ogni sorta di entità oscura della storia – che aiutano a mantenere vivo il tipo di paura o insicurezza da cui dipende l’esercizio del potere.

ISBN: 978-88-89969-58-8
PAGINE: 152
ANNO: 2008
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Contro-culture, Pensiero eretico
Autore

Mark Neocleous

Mark Neocleous è professore di Scienze politiche all’università di Brunel (UK). È autore di diversi saggi a carattere storico-filosofico. Tra le sue pubblicazioni in lingua inglese: Critique of Security (2008), Imagining the State (2003), The Fabrication Of Social Order: A Critical Theory of Police Power (2000).

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