Il problema dell’ominazione

«L’uomo artefice di se stesso di un futuro sempre in fieri»

Il problema dell’ominazione

A cura di Rossella Bonito Oliva

Il problema dell'ominazione
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Si pensi al film di Kubrick, 2001: Odissea nello spazio. Scena finale: l’uomo anziano disteso sul letto ha di fronte a sé l’immagine ingigantita di un feto. Questa scena sintetizza bene l’ipotesi dell’anatomista-filosofo Louis Bolk sulla formazione della nostra specie: l’homo sapiens è un animale potenziale perché non si libera mai del tutto dalla condizione infantile, dalla sua tipica incompiutezza e plasticità. È l’idea tutta moderna dell’uomo artefice di se stesso, disponibile a giocare con la vita in vista di un futuro sempre in fieri.
Questo testo ha costituito un punto di riferimento fondamentale per l’antropologia filosofica del Novecento: per ciò che dimostra, ma ancor più per ciò che evoca. Parafrasando Foucault, si potrebbe dire che Bolk sta nel cuore dell’immaginario della sua epoca. Tradotto per la prima volta in italiano, questo lavoro di Bolk offre uno strumento prezioso per individuare le radici delle teorie antropologiche di Gehlen, Plessner, Lorenz, Portmann. Ma anche per passare al vaglio certe elaborazioni ideologiche della nozione di «vita umana». Si tratta, insomma, di un tassello rilevante in qualsiasi discussione sulla «biopolitica».


Un assaggio

Abbiamo sottolineato che la velocità dell’evoluzione dell’uomo è diventata poco alla volta inferiore, il raggiungimento della maturità è stato sempre più spostato, la crescita rallentata. Prolungandosi la sua fase di sviluppo, si prolungò la durata della sua vita, non solo perché il primo periodo della sua esistenza si estese a un numero di anni sempre crescente, ma anche perché il corso di tutto il processo vitale, dall’inizio alla fine, è stato rallentato. C’è una domanda, ora, su cui bisogna riflettere, se in questa inibizione non sia data anche la causa del suo futuro declino. Anche l’odierna umanità non ci sarà per l’eternità, anch’essa è sottoposta alla legge della natura che domina su tutto, in base alla quale all’individuo, alla specie e al gruppo è concessa solo un’esistenza limitata nel tempo. Solo la vita è eterna e immutabile, le forme che essa crea sono passeggere. […] E c’è un pensiero che mi ha sempre affascinato: se l’umanità non soccomberà in futuro per la stessa causa a cui essa deve, per il passato, la sua insorgenza. Ma pensiamo al fatto che la progressione di questa inibizione dei suoi processi vitali non può andare oltre un preciso confine senza che la sua vitalità, la sua forza di resistere a influssi nocivi esterni, in poche parole la sua capacità di autoconservazione diminuisca. Più l’umanità progredisce verso l’umanizzazione, più si avvicina al fatale punto in cui andare avanti significa annientamento. Essa non riesce a fermarsi di fronte a questo punto. Deve elevarsi, andando incontro al proprio annientamento. Questa fatalità evoca la profezia di Nietzsche: “Andrai in rovina per le tue virtù”. Chi deciderà fino a quale grado nelle razze civili odierne questa profezia non si sia già realizzata?.

ISBN: 88-88738-93-2
PAGINE: 96
ANNO: 2006
COLLANA: Natura umana
TEMA: Arte, Filosofia
Autore

Louis Bolk

Louis Bolk (1866-1930) è stato professore e direttore dell'Istituto di Anatomia dell'Università di Amsterdam. Ha redatto questo testo nel 1926, in occasione della venticinquesima assemblea della Società di anatomia di Friburgo.

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