Il viaggio della parola

«La forza della rivoluzione zapatista del 2001»

Il viaggio della parola

La potenza del linguaggio zapatista

Il viaggio della parola
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L’appassionato «diario di bordo» di un evento storico: la «lunga marcia per la dignità» dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale che, nel marzo del 2001, si è snodata dalla Selva Lacandona a Città del Messico. Un libro che evita orpelli ideologici per concentrarsi sulla descrizione della forza di suggestione che scaturisce dai discorsi, poetici e politici, dell’ormai mitico subcomandante Marcos.
Il viaggio della parola è il percorso avventuroso di una carovana di militanti sognatori, che attraversa il Messico annunciando una rivoluzione possibile, che non passa attraverso la presa del potere, ma vive nella rivendicazione del diritto alla dignità per tutti i diseredati del mondo. Il libro, che riporta ampi stralci dei discorsi itineranti di Marcos e degli altri comandanti zapatisti, ci convince definitivamente dell’enorme importanza che ha la parola nei processi di emancipazione e liberazione umana.


Un assaggio

Questa è una storia che riguarda l’amore, un amore rivoluzionario vissuto nell’anno 2001
È la storia di un viaggio, oppure, se volete, è la storia dell’amore fisico di un viaggio
Lasciatevi prendere per un attimo dalle parole di quei giorni che non dimentico
Lasciatevi prendere dalla poesia che aleggiava sulla “Marcia per la Dignità Indigena”
Questa è una memoria sulla carovana dell’EZLN, che partì dalle montagne del Chiapas alla fine di febbraio e giunse a Città del Messico, quindici giorni dopo
Tra il secondo e il terzo mese del 2001 mi trovavo in Messico. Era la prima volta per me, stressato metropolitano. La vita mi metteva altri pensieri per la testa e, se disegnavo piani per allargarmi gli orizzonti, pensavo più a un viaggio a NYC, New Jersey che in America Centrale
Certo, sapevo cosa fosse il Chiapas. Certo, conoscevo la storia degli indios ribelli e del loro subcomandante Marcos. Ma sentire “Zapata vive” urlato nelle piazze e nelle strade di Roma, non mi aveva mai fatto un effetto travolgente
Ora che sono a casa però, non posso fare a meno di ordinare questi pochi appunti per trasmettere alla carta la forza magnetica di quei giorni. O provarci, almeno. E riportare un segno di quegli uomini e quelle donne che parevano illuminarsi, mentre sulle loro labbra si accendevano parole come “dignità”, “guerrieri”, “domani”, acquistando un potere contagioso e sconosciuto a molti. A troppi..
Nata nella Selva Lacandona. La “Marcia della Dignità” scendeva dalla montagna come sa scendere un fiume e risaliva dislivelli, bagnando strade e piazze assetate. Inondava dodici stati federali, diffondeva il suo odore in tutto il mondo e infine si tuffava nel mare della città “che cresce verso l’alto”: Città del Messico
Ogni giorno prendeva la parola “dos, tres, muchas veces”, due, tre, molte volte, e ogni giorno, tutti i giorni, l’attenzione cresceva intorno a lei. Il popolo delle strade le dava ascolto e l’abbracciava. Letteralmente. I “capi dello stato” gli davano ascolto anche loro. Ma la temevano. Come il contadino teme il contagio per il suo bestiame
Lei non era in cammino per vincere ma per convincere
La sua Parola non era per prendere il potere ma per rendere libere le coscienze
E combattere il potere
La “Marcia della Dignità” dava al mondo una lezione
L’Esercito Zapatista la dava, che l’aveva preparata e condotta
Il suo destino è stato quello di chi inizia combattendo per un raccolto di mais, un accesso a un torrente, una lingua nativa da parlare a scuola. E diventa poi un esempio di lotta contro il dominio globalizzato
Il suo cammino è quello di un “Levantamiento” che prende in armi San Cristóbal de las Casas il primo giorno di gennaio, sette anni fa. E usa poi la fantasia che sorprende come elemento inarrestabile della lotta
Senza quei giorni di combattimento aperto tutto il resto sarebbe diverso. Senza i morti e le persecuzioni di ieri, non sarebbe oggi tanta credibilità. Ma adesso Marcos, prima di mettersi in marcia, consegna il suo fucile d’assalto AR15 e la sua pistola ai soldati zapatisti che restano nella selva. Levandoli al cielo. Pubblicamente e simbolicamente consegna le sue pallottole a una a una al comandante del presidio, maggiore Moises, che rimane a vegliare sulle basi d’appoggio de La Realidad
Adesso le armi sono le parole e questo è il Viaggio della Parola. El viaje de la palabra.

ISBN: 88-87423-66-0
PAGINE: 120
ANNO: 2002
COLLANA: FuoriFuoco
TEMA: Movimenti, Violenza rivoluzionaria

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