In direzione ostinata e contraria

Vent’anni di progetti, passioni e travagli nella ricerca di una nuova teoria e pratica comunista

In direzione ostinata e contraria

Per una storia di Rifondazione comunista

Prefazione di Paolo Ferrero

In direzione ostinata e contraria
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La prima storia del Partito della rifondazione comunista, a vent’anni dalla sua nascita. Un bilancio dei suoi successi, dei suoi errori e dei suoi fallimenti, nel contesto della crisi politica e culturale della sinistra italiana. Ma non solo: nei suoi due decenni di vita Rifondazione comunista è stata comunque una presenza reale e importante nelle dinamiche della società italiana. La sua storia, quindi, è un pezzo della storia dell’intero Paese.
Il libro, evitando uno spirito agiografico e ideologico, è una importante riflessione critica per tutti coloro – e sono centinaia di migliaia – che hanno fatto parte, per periodi brevi o lunghi, di questa esperienza non solo politica ma anche culturale, esistenziale, affettiva. Questi vent’anni di storia vengono infatti analizzati sia sul versante «comunitario» che nell’intreccio con le grandi dinamiche storiche: dalla nascita della seconda Repubblica alla critica della globalizzazione neoliberista. Senza omettere le grandi lacerazioni accadute e patite nel corso di varie scissioni.
Il testo, che senza rinunciare al rigore analitico ha il pregio di una scrittura chiara e scorrevole, si avvale di una introduzione dell’attuale segretario nazionale del partito Paolo Ferrero. Diventando così un dialogo tra il politico e lo storico, tra lo sguardo «contingente» del segretario e quello «lungo» dello studioso.


Un assaggio

Dalla prefazione di Paolo Ferrero

Vent’anni fa nasceva Rifondazione comunista. Mi pare utile cogliere l’occasione di questo «compleanno» per interrogarsi a fondo, senza troppi fronzoli su questi vent’anni. Sul progetto di rifondazione, sui suoi successi e sui suoi fallimenti. In particolare per ragionare sulla utilità odierna della prospettiva e del Partito della rifondazione comunista. Questo libro è un contributo utile per questa riflessione. Non ci troviamo dinnanzi alla storia di Rifondazione comunista in senso stretto. Abbiamo piuttosto un insieme di riflessioni che forniscono materiali e considerazioni tanto sulla storia del partito quanto sul progetto della Rifondazione comunista più in generale. Non avete quindi in mano un breviario o la vulgata ufficiale della storia di Rifondazione ma un libro denso di riflessioni, utili a ripensare il passato e a progettare il futuro. Riflessioni su cui si può concordare o meno ma che rappresentano il contributo che lo studioso Paolo Favilli ha voluto dedicare a questa esperienza collettiva. Del resto Gramsci sosteneva che la storia di un partito politico andava scritta non a partire dalle deliberazioni dei suoi comitati centrali ma a partire dalla sua incidenza nella storia del paese. Nel ringraziare Favilli per il suo lavoro, colgo l’occasione per aggiungere alcune considerazioni sulla storia che a mio parere sono utili alla riflessione odierna.

Liberamente comunisti

Rifondazione comunista nasce all’inizio degli anni Novanta, in concomitanza e in opposizione allo scioglimento del Pci. Quello scioglimento promosso dal gruppo dirigente e accettato dalla maggioranza degli iscritti. Il punto fondante è indubbiamente l’opposizione alla narrazione secondo cui «il comunismo è un cumulo di macerie da cui prendere le distanze il più rapidamente possibile». All’origine di Rifondazione c’è quindi l’idea che il comunismo e la sua storia siano una risorsa – indispensabile – per la trasformazione sociale. Una storia con cui fare i conti, da non assumere acriticamente, ma non da gettare nella pattumiera della storia. Da qui il nome – Rifondazione comunista – in cui i due termini – indivisibili – si definiscono e si qualificano a vicenda. La convinzione che si può e si deve essere comunisti, nonostante il fallimento del primo tentativo di fuoriuscita dal capitalismo e il fatto che lo stalinismo abbia negato in radice il comunismo, e con esso le istanze di libertà e giustizia che animano i comunisti e le comuniste nella loro azione. Parimenti, la convinzione che solo una rifondazione, solo un nuovo inizio, possono dar conto del mantenimento dei valori di fondo del comunismo nella più netta discontinuità e rottura con lo stalinismo, cioè con il comunismo che nega se stesso.
Di questa nascita mi preme sottolineare un elemento paradossale, che ha a mio parere ha segnato Rifondazione comunista in profondità per questi vent’anni. Nella vulgata dell’epoca, Rifondazione era caratterizzata da conservatorismo e nostalgia. Quante volte ci siamo sentiti dire «sei ancora comunista?», dove l’ancora segnava una inevitabilità del processo storico che solo l’ottusità – frutto di stupidaggine o testardaggine poco importa – poteva portare a non considerare. Paradossalmente però quelle decine di migliaia di compagni e compagne che non si iscrissero al Pds ma aderirono invece al Movimento della rifondazione comunista, produssero uno strappo fortissimo con un elemento di fondo della tradizione da cui provenivano: il fatto che il partito e in specifico chi lo dirige ha sempre ragione. Nell’Italia nichilista di oggi può apparire un discorso assurdo, ma alla fine degli anni Ottanta non era così. Ci fu molto più stalinismo nei meccanismi di conformismo e di fedeltà al partito che hanno portato tanti compagni e compagne a iscriversi al Pds che non nella scelta controcorrente di dar vita o di iscriversi a Rifondazione comunista. Rifondazione nasce come atto soggettivo, nasce con una decisione individuale e insieme collettiva, Rifondazione non è un atto di obbedienza, è un atto di coerenza in primo luogo con la propria coscienza, con la propria storia, con la rammemorazione – direbbe Benjamin – di chi si è battuto prima di noi. All’inizio di Rifondazione due erano – non a caso – gli slogan che ci definivano maggiormente: orgogliosamente comunisti e liberamente comunisti. Da qualsiasi parte la si guardi, Rifondazione comunista è l’unica comunità politica italiana di questi vent’anni dove gli iscritti hanno deciso – orgogliosamente – la loro storia, sin dall’inizio degli anni Novanta.
Favilli cita Buio a mezzogiorno, di Koestler. In quel libro si spiegano bene i meccanismi psicologici che hanno portato tante e tanti militanti comunisti a dare ragione al partito anche quando erano convinti che il partito sbagliasse. In quanto descrive Koestler vi è una doppia valenza. Da un lato la grandezza morale di militanti che preferivano mettere a tacere la propria individualità in nome di un progetto collettivo che travalicava la singola vita di ognuno. Morire per la causa non è forse la forma più radicale di far prevalere il progetto collettivo sulla propria individualità? Dall’altra però Koestler ci mostra l’uso reazionario che di questa etica militante viene fatto dal vertice del partito, in cui la fedeltà viene usata come arma per mettere a tacere i militanti. Per obbligare i militanti a piegare la testa e a confessare crimini mai compiuti. Koestler ci mette quindi davanti alla dialettica che si determina tra «fedeltà alla causa» e «fedeltà al partito» o se volete al suo gruppo dirigente. A me pare che Rifondazione comunista nasca da decine di migliaia di uomini e donne che hanno anteposto la «fedeltà alla causa», all’obbedienza, alle gerarchie. Compagne e compagni in grado di rompere con la scelta del gruppo dirigente del partito proprio per rimanere fedeli alla causa. Questo è rimasto a mio parere un tratto caratteristico e assolutamente positivo di Rifondazione comunista. La fedeltà ai massimi dirigenti ha ovviamente pesato nella storia di Rifondazione ma non ha mai avuto un peso determinante nei momenti topici. Non a caso, quando dirigenti importanti e stimati come Garavini, Cossutta, Bertinotti e Vendola, hanno proposto un indirizzo politico che si discostava dalle ragioni di fondo della Rifondazione comunista, sono stati democraticamente sconfitti. Non è un fatto da poco che una comunità politica sia capace di autodeterminarsi in questo modo. La comunità politica di Rifondazione comunista è andata oltre lo stalinismo, ma non per cadere nel plebiscitarismo e nel leaderismo: si è costruita attraverso la strutturazione della soggettività del suo corpo militante. La comunità di Rifondazione è orgogliosamente comunista non perché fedele a un leader ma perché consapevolmente parte di una storia che comincia prima di noi, e che durerà dopo di noi: la storia degli umani tentativi di costruire una società di liberi e di eguali.

ISBN: 978-88-6548-034-2
PAGINE: 240
ANNO: 2011
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Movimenti
Autore

Paolo Favilli

Paolo Favilli, storico, è professore associato presso l’Università di Genova. Si è interessato principalmente di storia e storiografia marxista in Italia. Tra le sue pubblicazioni: Storia del marxismo italiano. Dalle origini alla grande guerra, Franco Angeli, Milano 1996; Marxismo e storia. Saggio sull’innovazione storiografica in Italia (1945-1970), Franco Angeli, Milano 2006; Il riformismo e il suo rovescio. Saggio di politica e storia, Franco Angeli, Milano 2009.
RASSEGNA STAMPA

"Testimoni di un altro mondo possibile" da Il Manifesto

Recensione di Maria Grazia Meriggi a "In direzione ostinata e contraria" - da «Il Manifesto» 08 dicembre 2011

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