In movimento

«I movimenti di protesta globali in diverse declinazioni»

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Da Seattle a Firenze: diario di una mobilitazione globale

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In questo libro scorrono le città, i paesi, i luoghi che hanno scandito le tappe più significative della mobilitazione globale. Declinati nei diversi colori della ribellione, sfilano i cortei, con i gruppi pink, i blocchi neri, gli attivisti verdi. Si riportano gli slogan, si trascrivono i cartelli. Si fa emergere la geografia alternativa di un mondo in movimento, catturato nei suoi fotogrammi migliori.
Nel flusso ininterrotto di energie, immaginari, scene, parole, il libro ricompone un irresistibile mosaico nel quale riconoscersi e rituffarsi. L’epopea di un prolungato presente riproposto a chi c’era e a chi avrebbe voluto esserci.


Un assaggio

Viaggio interminabile. Sorvolando, dritto per dritto, un continente sterminato. La mia prima volta in Africa si concretizza in uno strano pensiero formulato e ripetuto ossessivamente nel dormiveglia aereo: là sotto c’è il buio della terra più grande e più antica. Sto sorvolando gente che non sa nemmeno cosa sia un aereo. Sto sorvolando le antiche foreste pluviali. Chissà se mi vedono. Chissà cosa potranno mai pensare vedendo passare queste luci nel cielo buio. Se penso alla sterminata distesa là sotto mi rendo conto che, in realtà, sto viaggiando in un mondo parallelo: il mio lavoro, gli incontri internazionali, la presunzione di assistere a un evento storico, sorvolano una storia – delle storie – che procedono per conto loro, talvolta senza incontrarsi mai, come la mia e quella della gente che dorme sotto di me, immersa in un altro tempo storico. Strano pensiero – ma quanti abitanti del villaggio globale sanno di abitare in un villaggio globale? – polverizzato dall’arrivo in una città che è praticamente il riassunto vivente del villaggio planetario, il meglio e il peggio della globalizzazione in una sola occhiata
Assonnate, io e l’amica fotografa, veniamo risucchiate dai meccanismi organizzativi di un aeroporto inaspettatamente moderno – ma non venivamo dal Primo mondo? – che ci incanalano nel classico «pacco» napoletano. Approfittando del sonno e dello stato confusionale ci estorcono 60 dollari a testa per il biglietto cumulativo di un servizio bus che durante i primi giorni del vertice sarà inesistente e negli ultimi gratuito per tutti. Appena ottenuto il malloppo ci incanalano in una serie di labirinti colorati che conducono all’aperto, sotto a una megapensilina per aspettare le navette nell’alba fredda dell’inverno australe. E lì, su un palcoscenico, ci sono dei ragazzi vestiti – o meglio svestiti – in abiti tradizionali che intonano cori da brivido
È il primo incontro con l’etnia zulu: la più orgogliosa, la più bella e la più forte, quella che è riuscita a tenere in scacco i bianchi per un paio di secoli, resistendo prima alla cavalleria e poi alle mitragliatrici. Le inconfondibili voci maschili intonano un gospel ancestrale che colpisce dritto allo stomaco e riempie gli occhi di lacrime. Sarà il viaggio, penso, sarà il sonno. Mi vergogno parecchio. Ci metterò un po’ a smetterla di vergognarmi dell’emozione improvvisa che serra la gola ogni volta – e sono tante – che vengo investita dalle voci zulu: alle manifestazioni, all’inizio e alla fine delle assemblee e perfino, talvolta, nelle navette stracariche che riportano a casa l’esercito dei volontari che lavorano al vertice. Piano piano, però, cominci ad abituarti alle emozioni violente causate dagli ambivalenti eccessi del Sudafrica. O meglio, cominci a lasciartici andare. La «nazione arcobaleno», com’è stata battezzata, ovvero probabilmente il paese con la popolazione razzialmente più varia della terra – Stati Uniti e Brasile sono uno scherzo al confronto – e quello che ha sopportato uno dei regimi più razzisti dopo il Terzo Reich.
25 agosto Che la fiera cominci La città è enorme e abbastanza brutta. Attraversarla per raggiungere i punti focali del Summit e Controsummit richiede parecchio tempo e il servizio di autobus forse è stato appositamente pensato per tagliare fuori i luoghi più «caldi». Facilissimo, infatti, venire trasportati insieme alle frotte di giornalisti che hanno invaso Johannesburg a Sandton City, una sorta di mostruoso centro commerciale iperlussuoso dove si terrà il vertice ufficiale, e abbastanza facile raggiungere l’Ubuntu Village, un po’ meno lussoso e patinato ma altrettanto fieristico. Nel grande villaggio poco distante da Sandton si alternano stand pittoreschi e proposte molto ambientaliste delle piccole imprese che vendono «sviluppo sostenibile» in ogni versione: dalle molteplici opportunità offerte dal riciclaggio, argomento che va per la maggiore, a modelli di allevamenti rispettosi dell’ambiente, batterie a energia solare o organica, fino alle proposte di «biotecnologia sostenibile», ideata per sfruttare la biodiversità delle foreste tropicali, presentate allo stand della Malesia. Non poteva che svolgersi qui, nell’enorme arena dell’Ubuntu Village, la cerimonia di apertura del Summit ufficiale. Non al centro Congressi di Sandton City, nella cui piazzetta fitta di ristoranti di lusso è rigidamente prevista solo la presenza della cleptocrazia mondiale. Ma l’apertura, si sa, è un evento televisivo per eccellenza, e deve svolgersi davanti alle folle, in puro stile live-aid come si usava negli anni Ottanta: cantanti famosi e gruppi di ballerini molto pittoreschi, che si alternano a discorsi zeppi di buoni sentimenti attraverso i quali i politici locali, il Presidente Mbeki in testa, cercheranno di riguadagnarsi una popolarità andata perduta negli scandali. Da queste parti nessuno parla degli arresti – siamo già a quota 200 fra manifestazioni non autorizzate e occupazione delle terre – né del richiamo della Commissione per i diritti umani al governo sudafricano per il trattamento riservato ai fermati. La cerimonia si sussegue patinata, e tutto sommato gradevole, fra canti e balli e buoni propositi per dare il benvenuto a capi di Stato che, molto probabilmente, non metteranno piede da queste parti. L’annuncio dell’arrivo di Arafat insieme a Castro, improbabile, potrebbe mettere un po’ di pepe nelle giornate troppo rituali del vertice sullo sviluppo sostenibile
E il controvertice? L’apertura si svolge naturalmente dalla parte opposta di questa città mostruosamente ricca e mostruosamente povera. Attraversata la grey zone di Johannesburg, accuratamente ripulita dalla polizia, a ben 40 chilometri dal vertice ufficiale si arriva alla Nasrec, struttura deputata ad accogliere il variegato mondo delle Ong. Qui i lavori vengono aperti dall’International Forum on globalization, vecchia conoscenza dai tempi di Seattle che ha curato, a Porto Alegre, il decalogo del movimento
Al Nasrec si respira tutta un’altra aria: manifestazioni improvvisate da improbabili attivisti – ci sono perfino i cinesi dell’Accademia mondiale di Tao Chi – performance impegnate – come l’artista coreano che scolpisce pinguini con una motosega – e tante, tantissime danze improvvisate dai numerosissimi volontari sudafricani che lavorano alla logistica, riconoscibili per l’elegante vestito nero, ornato di intarsi stile zulu. Ancora più radicali, principalmente concentrati all’Università di Watt, ci sono gli studenti, i Senza terra, gli anarchici, i veterani dello Zimbabwe, che qui fanno la parte del black bloc e contro cui si scaglia la stampa ufficiale. È da qui che il giorno prima dell’apertura del Summit è partita la manifestazione, circa un migliaio di persone che fanno capo all’Anti-Privatization Forum e all’organizzazione Keep Left, ovvero «tieni a sinistra». Non sembra che la polizia abbia avuto la mano leggera, se è vero che è stato arrestato un cameraman sudafricano, ufficialmente accusato di avere «interferito con la polizia».

ISBN: 88-88738-04-5
PAGINE: 216
ANNO: 2003
COLLANA: FuoriFuoco
TEMA: Beni comuni, Metropoli e spazi urbani, Movimenti
Autore

Sabina Morandi

Sabina Morandi è giornalista free-lance e membro del Consiglio dei diritti genetici. Collabora quotidianamente con «Liberazione». Ha pubblicato La filosofia morale della bicicletta ovvero come sopravvivere (e diventare saggi) pedalando in città (Zelig, 1997), Il gene nel piatto con Mariella Bussolati (Tecniche Nuove, 2000) e un romanzo: Quasi come voi (DeriveApprodi, 2000).

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