La cucina impudica

«La storia di una donna, artista e cuoca»

La cucina impudica

Ricette segrete di una donna di mondo rivelate a chi intenda diventarlo

Anonimo

Prefazione di Luigi Veronelli

La cucina impudica
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Una Parigi degli anni Trenta, quella dei passages di Walter Benjamin, delle esposizioni universali, dei surrealisti. Incontri con scrittori, pittori, musicisti narrati dal diario di un’anonima prostituta d’alto bordo. Prostituta che è anche modella, scrittrice, attrice, ma soprattutto cuoca.
Alle raffinate e succulente ricette, l’anomala autrice alterna ricordi, aneddoti, piccoli racconti che ci restituiscono intatto il fascino di un tempo e un mondo che è stato un’epoca.
Il racconto sapiente di un felice momento intellettuale e artistico si coniuga a un ricettario erotico vero e proprio.
Un manoscritto di cucina impudica che dobbiamo alla penna di una “donna di mondo” trovato, molti anni fa, rilegato assieme a due volumetti di pasticceria, su una bancarella del Flohmarkt di Vienna e datato Parigi 1919/1931.
Un monumento al piacere dei sensi in ogni sua forma. Un testo sfrontato e puro, privo di falsi edonismi.
Le ricette sono sapientemente spiegate e ordinate, per facilitare la ricerca, in tre gruppi: entrate, primi piatti e contorni; piatti di mezzo; dessert. Le dosi sono state riviste in funzione dei mutati gusti di oggi, così come sono stati corretti tutti i tempi di cottura per adeguarli alle nuove apparecchiature di cucina.
Un testo che conferma il forte legame che unisce piacere, cucina e cultura. L’autorevolezza di questo singolare ricettario è confermata dall’introduzione firmata da Luigi Veronelli, un enologo ed esperto di cucina di fama internazionale.
Il libro è arricchito da trenta raffinate illustrazioni erotiche, disegni e fotografie d’epoca.

Ora disponibile in nuova edizione nel volume che raccoglie la trilogia delle «cuoche ribelli».


Un assaggio

La zuppa di Afrodite Me la diede C. M. un’estate a Martigues, ma non pronunciare mai il suo nome, mi disse mia madre quando mi trascrisse la ricetta di questa zuppa. Le vere signore a tavola non mangiano formaggio, non parlano di politica e si dimenticano, arrossendo, di mettere un guanto nella coppa dello champagne (1). M. Charles sostiene che solo a Martigues si può assaggiare la più tradizionale e classica delle bouille-à-baisse, o, come dicono i puristi, boui-abaisso. Quelle di Marsiglia e di Tolone sono dei falsi per turisti e lasciamo perdere quelle catalane, bretoni, come la cotriade, o tunisine. La prova sta nel fatto che questo piatto escogitato da Venere per ammansire Vulcano e godersi qualche ora in compagnia dei suoi giovani amanti – pesci e zafferano, mischiati, erano ritenuti nell’antichità soporiferi – con la ricetta dei pescatori di Martigues diventa addirittura afrodisiaco Il pesce dev’essere freschissimo. Occorrono 500 grammi di triglie di scoglio piuttosto grandi e un chilo e mezzo di pesce diverso, possibilmente scorfano, capone, merlano, sanpietro, grongo e aragosta. In una casseruola molto grande fate appassire leggermente, con quattro cucchiai d’olio d’oliva, una cipolla e due bianchi di porro tritati finemente. Uniteci i pesci, meno l’aragosta o gli scampi, se l’avrete sostituita con questi, squamati, vuotati, privati di pinne e testa e ben lavati. Aggiungeteci tre pomodori maturi, tagliati a spicchi, quattro spicchi d’aglio affettati, un pugnetto di prezzemolo tritato, tre rametti di timo, una foglia d’alloro, un po’ di santoreggia, un rametto di finocchio, un cucchiaio di liquore d’anice, un cucchiaino di zafferano, due bicchieri d’olio d’oliva. Coprite il tutto con un fumetto realizzato facendo cuocere le teste dei pesci con acqua, cipolla, carote, sedano, qualche champignon affettato e il succo di mezzo limone. Sale e pepe quanto basta. Fate andare il tutto a fuoco vivo finché non bolle. Aggiungeteci 50 grammi di burro, l’aragosta tagliata a pezzi o gli scampi, e continuate la cottura per altri 20 minuti. A metà di essa regolate il sale. I pesci sgocciolati vanno messi in un piatto di portata. La zuppa, invece, versatela in una zuppiera nella quale avrete messo delle fette di pane abbrustolito, eventualmente agliato. Il burro serve a dare alla zuppa una certa cremosità, il sapore finale deve avere tre note determinanti che si alternano tra di loro, quella dello zafferano, quella dell’anice e quella dell’aglio. L’armonia di queste tre note costituisce il culmine sapienziale di tutta la cucina di Provenza 1. Un tempo era costume per le donne che non bevevano alcolici a tavola mettere un guanto nel bicchiere. C. M. è molto probabilmente Charles Maurras, da qui l’avvertimento di non parlarne, soprattutto a tavola. Maurras in quegli anni era conosciuto come un politico filo-monarchico, un conservatore, oltre che un esponente di spicco dell’Action Française.

ISBN: 88-87423-75-X
PAGINE: 144 con illustrazioni
ANNO: 2002
COLLANA: Vita Activa
TEMA: Cultura materiale, Donne e femminismi, Sessualità

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