La democrazia assediata

Una teoria radicale della democrazia

La democrazia assediata

Crisi, rischi, princìpi

La democrazia assediata
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Tutti crediamo di sapere che cos’è la democrazia. Ci definiamo «democratici» e lamentiamo pretese «non democratiche» in tanti comportamenti di persone e istituzioni. Eppure ingiustizia, sopraffazione e oppressione dilagano. Non sempre riconosciute, spesso incontrastate. Come mai? Il libro risponde a questa domanda, offrendo un quadro articolato della democrazia reale – del suo stato di salute al tempo della «globalizzazione neoliberista» – e indagando la costellazione di insidie e di patologie che da più parti l’assediano: dal populismo alla retorica dell’antipolitica, dalla tecnocrazia all’ineffabile meritocrazia, dalla corruzione al moralismo politico. Ma la critica non è fine a se stessa. Rielaborando i contributi teorici di due protagonisti della scena filosofica contemporanea (Habermas e Castoriadis), si apre, in positivo, alla costruzione di un modello di comunità sociale capace di esprimere il senso più autentico del principio democratico. L’idea è che la democrazia non consista soltanto nell’osservanza di procedure formali basate sul principio di maggioranza, bensì anche nel rispetto di elevati standard di giustizia sociale, che vincolino gli esiti della scelta politica a precisi criteri di correttezza, coerenza ed equità. Prende così forma una teoria radicale della democrazia. Nella quale l’esercizio dell’autorità coincide essenzialmente con la pratica dell’autonomia collettiva; il corpo sociale definisce in concreto regole della convivenza compatibili con i princìpi di libertà ed eguaglianza; e la funzione del diritto non consiste tanto nell’organizzare la forza, quanto nel porre limiti invalicabili alla violenza.


Un assaggio

Come è evidente, all’inizio del Novecento pareva cristallino ciò che oggi è già molto che venga riconosciuto come un miraggio. In questo libro vorremmo proporre una riflessione che riprenda le fila del discorso di Dewey e sciolga le ambivalenze del concetto di democrazia. La democrazia non verrà vista né nella declinazione propria del costituzionalismo liberale né come dominio della regola di maggioranza, bensì più radicalmente come essenza stessa della politica, come organizzazione delle autonomie. Introdurre la nozione di autonomia pure ci pone però di fronte a un’incognita nell’incognita, a un’ambiguità nell’ambiguità. Noi pensiamo all’autonomia in un senso diverso da quello adottato quando si parla comunemente di libera scelta, dell’arbitrio nei confronti della propria vita e progettualità. Per noi autonomia vuol dire qualcosa di più nel presupporre qualcosa di meno. Noi non siamo autonomi e non possiamo esserlo, perché siamo sempre già immediatamente condizionati da circostanze interiori ed esterne. Eppure c’è uno scarto incommensurabile tra noi e il nostro essere condizionati in un agire determinato da ciò che vi è fuori di noi o, dentro di noi, non è a nostra disposizione. Questo scarto è la nostra autonomia, che ci inerisce e che è fondamento e ragion d’essere della democrazia: l’unica forma della convivenza che si prefigge il rispetto di questa irriducibile scintilla di libertà. Il nostro sguardo sulla democrazia chiama poi in causa in modo sostanziale la relazione tra forza e diritto, ossia il concetto stesso di diritto, in quanto insieme delle indispensabili condizioni esterne di possibilità della coesistenza di una molteplicità di arbitrii diversi. Per questo motivo presenteremo quello che è lo spettro tradizionale di possibilità per definirla, arrivando alla polarità tra un nesso forza-diritto giocato sulla loro coincidenza e un nesso caratterizzato dalla subordinazione della forza al diritto o del diritto alla forza. Da questo abbozzo sintetico faremo emergere in controluce un’ipotesi di relazione alternativa: quella di cooriginarietà tra forza e diritto come cifra definitoria di quest’ultimo. Tale nesso di cooriginarietà si mostrerà il solo in grado di cogliere e di non tradire l’autonomia individuale e il suo valore. Questo nella prima parte del volume. Nella seconda passeremo in rassegna gli attacchi che subiscono, sempre di nuovo e sempre di più, le forme di organizzazione del potere che si sono storicamente incarnate lungo il percorso che riconosce nella democrazia il proprio progetto. Due sono, a nostro giudizio, «le insidie delle insidie» per la democrazia, l’una procedurale, l’altra storica. La prima è l’autodistruttività della regola di maggioranza. La seconda è la mancata resa dei conti rispetto a una fase politica autoritaria, imprescindibile presupposto per la costituzione di ogni nuovo assetto democratico. A motivare questa sezione è la volontà di marcare la distanza che separa la realtà che noi nominiamo democratica e la democrazia nella sua vera essenza. E questo non solo per denunciare ogni ideologia e demagogia che contrabbandino il reale per l’ideale, ma anche perché la nostra soglia di consapevolezza critica non si abbassi ancora, in un momento storico in cui le spinte antidemocratiche sono talmente forti e inquietanti, talmente mascherate e subdole, da rendere necessario che si alzi la guardia per immaginare di poter porre anche solo le premesse per il perseguimento del fine democratico. L’insidia della democrazia sulla quale forse ci soffermeremo più diffusamente è la corruzione. La ragione di questa scelta non è da riconoscersi nell’idea che vi sia una gerarchia tra i diversi tipi di attacco alla democrazia – non sapremmo stilare simile graduatoria – e nemmeno nel fatto di trovarci in un paese più di altri afflitto da questa piaga (benché non possiamo escludere che questa circostanza abbia influito sulla nostra prospettiva), bensì nella convinzione che il ridimensionamento del tasso di corruzione di un paese sia preliminare perché ogni ulteriore tentativo di affermazione del disegno democratico possa avere almeno un successo parziale. Ogni regola, anche la migliore, ogni legge, anche la più lungimirante, nulla può se a rendersene destinatario è un terreno inquinato, che ha fatto della slealtà la sua cifra di comportamento individuale e collettivo. La slealtà, di cui la corruzione è espressione assai perniciosa, è uno degli abiti più antisociali che gli esseri umani possano indossare.

ISBN: 978-88-6548-103-5
PAGINE: 192
ANNO: 2014
COLLANA: Labirinti
TEMA: Europa, Filosofia
Autore

Marina Lalatta Costerbosa

Marina Lalatta Costerbosa
Marina Lalatta Costerbosa è professore ordinario di Filosofia del diritto presso il Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna e Membro del Comitato di Bioetica dello stesso Ateneo. Con DeriveApprodi ha pubblicato La democrazia assediata (2014); Il silenzio della tortura. Contro un crimine estremo (2016); Orgoglio e genocidio (2016, con A. Burgio).
RASSEGNA STAMPA

Alla ricerca della democrazia perduta («Radio Svizzera Italia»)

Su «Radio Svizzera Italia» un'intervista a Marina Lalatta Costerbosa, autrice de “La democrazia assediata” – 6 ottobre 2014

Ascolta

Autonomia del cittadino o procedure? («Micromega»)

Recensione di Giuseppe Montalbano al saggio di Marina Lalatta Costerbosa, "La democrazia assediata" – da «Il rasoio di Occam – Micromega online», 5 novembre 2014

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Democrazia, una parola svuotata di significato («Il manifesto»)

Sul «manifesto» la recensione di Mattia Cinquegrani al saggio di Marina Lalatta Costerbosa: “La democrazia assediata” – da «Il manifesto», 15 novembre 2014

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La democrazia assediata in diploteca («Le monde diplomatique»)

Su «Le Monde Diplomatique – il manifesto» di dicembre 2015 una recensione del libro di Marina Lalatta, “La democrazia assediata”

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Così la democrazia muore («Left»)

Adriano Prosperi sul libro "La democrazia assediata", di Marina Lalatta Costerbosa – 29 novembre 2014

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Recensione dalla rivista «ORDINES»

Claudia Atzeni recensisce "La democrazia assediata", di Marina Lalatta Costerbosa, sulla rivista «ORDINES» – 23 dicembre 2015

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La democrazia come autonomia

Recensione di Gennaro Imbriano al libro "La democrazia assediata", di Marina Lalatta Costerbosa – 2015

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La democrazia assediata: «Agenzia Stampa Italia»

Recensione al libro "La democrazia assediata" sul sito dell'Agenzia Stampa Italia

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Il valore della democrazia. Intervista a Marina Lalatta («Una città»)

Un'intervista a Marina Lalatta Costerbosa a proposito del suo "La democrazia assediata" – 17 ottobre 2016

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