La dittatura dello spread

Perché la Germania conta tanto in Europa? Un’analisi storica e politica

La dittatura dello spread

Germania, Europa e crisi del debito

La dittatura dello spread
€17,00
€20,00
Lista dei desideri

Da un lato si impone il pareggio di bilancio e si impedisce l’indebitamento senza condizioni, dall’altro si concedono prestiti solo a chi in cambio riduce la spesa sociale, privatizza il patrimonio pubblico, liberalizza i servizi e precarizza il lavoro: è in questo modo che si sta procedendo alla costruzione dell’unità europea. Senza coinvolgere i parlamenti e dunque nel disprezzo della democrazia, sacrificata per assecondare i mercati. Non è un caso che le vittime designate di questa strategia siano Grecia, Italia, Portogallo e Spagna: paesi che hanno sperimentato il fascismo e che ne sono usciti con costituzioni che parlano di democrazia economica. Anche la Germania ha vissuto un’esperienza fascista, ma la sua vita politica è stata fin da subito dominata dagli ordoliberali, fautori di uno Stato forte custode della concorrenza e di una società pacificata anche attraverso il richiamo a valori premoderni. Gli ordoliberali furono compromessi con il nazismo, ma il loro anticomunismo e le dinamiche della Guerra fredda valsero ad assicurare loro l’appoggio statunitense contro l’orientamento della maggioranza dei tedeschi. Il nome scelto per riassumere il loro credo, «economia sociale di mercato», divenne anche il fondamento della costruzione dell’unità europea, da subito concepita come presidio della concorrenza e dell’inclusione sociale ridotta a inclusione nel mercato. Il libro di Alessandro Somma ricostruisce il percorso che ha condotto all’attuale costruzione europea, offrendo interpretazioni utili a comprendere la matrice politica e l’ispirazione ideologica di quanto appare come l’ennesima tappa di uno scontro immanente tra capitalismo e democrazia.


Un assaggio

Dalla premessa

Rating, dall’inglese «valutazione», è un vocabolo divenuto di uso corrente per indicare la descrizione di determinate caratteristiche riferite a istituzioni pubbliche e private. Dal momento che fine ultimo del rating è solitamente la compilazione di un ranking, altra espressione inglese diffusa il cui significato è «classifica», la descrizione avviene in forma di misurazione espressa in termini numerici o comunque quantitativi, in quanto tali frutto di notevoli semplificazioni e arbitri. Ciò nonostante alcuni rating e i relativi ranking hanno assunto il rango di veri e propri oracoli utilizzati per sponsorizzare riforme particolarmente incisive del nostro stare insieme come società. Si pensi alle classifiche composte dalle mitiche agenzie di rating, appunto, che misurano la solvibilità degli Stati, la loro affidabilità in quanto debitori, a beneficio di chi intende acquistare titoli del debito pubblico: un tempo soprattutto semplici cittadini, per mettere i risparmi al riparo dall’inflazione, da alcuni anni soprattutto gli investitori istituzionali, per realizzare profitti attraverso la speculazione finanziaria. Consideriamo ad esempio il rating della Germania confezionato da Standard &Poors’s: si valuta che abbia ottime capacità di onorare gli impegni assunti in quanto, afferma l’agenzia in una nota, oltre a possedere un’economia moderna, ha un governo capace di adottare politiche fiscali prudenti e di tenere la spesa pubblica sotto controllo. Il rischio sopportato da chi investe in titoli del debito tedeschi, il rischio che la Germania non sia in grado di restituire le somme prese a prestito, è allora sostanzialmente inesistente, e non ha bisogno di essere ripagato da tassi di interesse elevati. Diversa la situazione dei paesi che godono di cattiva fama quanto alla loro affidabilità come debitori: per attrarre acquirenti dei loro titoli del debito devono promettere tassi di interesse particolarmente elevati, abbastanza da bilanciare il rischio di insolvenza. È quanto deve fare l’Italia, il cui governo, sempre per Standard & Poor’s, non riesce realizzare le riforme strutturali necessarie a ridurre l’enorme debito pubblico. Va da sé che, se i tassi di interesse sono elevati, la complessiva situazione debitoria del paese peggiora, giacché anche il cosiddetto servizio del debito costituisce una percentuale importante della spesa pubblica. E visto che questa viene finanziata con il debito, il paese debitore ritenuto inaffidabile viene trascinato in una spirale perversa. A questo punto entra in gioco una terza parola inglese di uso corrente: lo spread, il «differenziale» tra i tassi di rendimento dei titoli di Stato tedeschi, il più basso in Europa, e quelli italiani (a dieci anni). Qui il risultato peggiore è stato ottenuto sul finire del 2011, quando lo spread ha raggiunto la sua quota record, preceduto da previsioni nefaste delle agenzie dirating sulla solvibilità dello Stato italiano. Da allora il Belpaese occupa i posti bassi delle classifiche che misurano l’affidabilità dei debitori sovrani, con le agenzie di rating tutt’ora impegnate a sostenere che i suoi titoli del debito sono più o meno vicini al livello dei titoli spazzatura. Si è così scatenata una corsa contro il tempo per realizzare ciò che i mercati finanziari pretendono per pronosticare un miglioramento quanto alla solvibilità del debitore Italia: una diminuzione delle uscite attraverso la riduzione della spesa in prestazioni sociali, un incremento delle entrate con un programma di privatizzazioni e liberalizzazioni, e una riforma del mercato del lavoro destinata a precarizzarlo e flessibilizzarlo. Il tutto nel disprezzo del meccanismo democratico, sacrificato alle necessità del mercato, che richiede sottomissione a quella che a buon titolo può essere definita la dittatura dello spread.

ISBN: 978-88-6548-101-1
PAGINE: 302
ANNO: 2014
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Debito e crisi, Europa, Guerra e geopolitica
Autore

Alessandro Somma

Alessandro Somma, già ricercatore del Max Planck Institut für Europäische Rechtsgeschichte di Francoforte sul Meno, è professore ordinario di diritto comparato nell’Università di Ferrara. È giornalista pubblicista e collaboratore di testate locali del Gruppo Espresso.
RASSEGNA STAMPA

Anteprima su «Sbilanciamoci.info»

Un estratto del saggio di Alessandro Somma, "La dittatura dello spread" – da «Sbilanciamoci.info», 17 settembre 2014

  Vai all'articolo

La dittatura dello spread sull'economia («La nuova Ferrara»)

Su «La nuova Ferrara» la recensione di Fabio Terminali al saggio di Alessandro Somma, “La dittatura dello spread” – da «La nuova Ferrara», 25 settembre 2014

  Vai all'articolo

La genealogia dell'attuale costruzione europea («The Opinion Post»)

Sul quotidiano «The Opinion Post Italia» un estratto del libro di Alessandro Somma, “La dittatura dello spread” – da it.opinionpost.com, 25 settembre 2014

  Vai all'articolo

La dittatura dello spread su «alfadomenica» («Alfabeta2»)

Su «alfadomenica» un estratto del libro di Alessandro Somma, "La dittatura dello spread" – 5 ottobre 2014

Vai all'articolo

Dittatura dello spread su «Tuttolibri» («La Stampa»)

Su «Tuttolibri» di sabato 11 ottobre 2014, la segnalazione del libro di Alessandro Somma, “La dittatura dello spread” – «La Stampa», 11 ottobre 2014

  Leggi in PDF

La libertà negata in nome della proprietà («il manifesto»)

Recensione di Andrea Fumagalli al libro di Alessandro Somma, "La dittatura dello spread" – «il manifesto», 24 ottobre 2014

  Vai all'articolo Leggi in PDF

La UE? Un superstato di polizia («Il fatto quotidiano»)

Sul «Fatto Quotidiano» la recensione di Salvatore Cannavò al libro di Alessandro Somma, “La dittatura dello spread” – 19 novembre 2014

Leggi in PDF

La dittatura dello spread, corda che può spezzarsi («ANSA»)

Su ansa.it la recensione al libro di Alessandro Somma, “La dittatura dello spread” – 2 dicembre 2014

Vai all'articolo


STESSO AUTORE

STESSO TEMA