La fabbrica dell’infelicità

La fabbrica dell’infelicità

New economy e movimento del cognitariato

La fabbrica dell'infelicità
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La diffusione delle tecnologie informatiche e biotecniche ha determinato un’innovazione reale e irreversibile nella produzione sociale. Coloro che lavorano nei cicli ad alta tecnologia, coloro che producono innovazione, i lavoratori cognitivi sono appagati e felici, e dunque complici dell’opera di sfruttamento e di esclusione che è inerente alla globalizzazione capitalistica? Oppure il ciclo di produzione virtuale produce infelicità anche e prima di tutto per i suoi attori, e dunque è possibile cercare proprio nel ciclo del lavoro cognitivo le energie per un cambiamento profondo?
Queste e altre domande cruciali si intrecciano a un’appassionata ma rigorosa disamina del nuovo movimento internazionale di contestazione che ha avuto il suo battesimo a Seattle, nel novembre 1999. In questo movimento, nella sua intelligenza e nelle sue lotte che denunciano le ineguaglianze economiche e le violenze sociali legate alla globalizzazione Berardi intravede la possibilità di controvertire la tendenza al collasso generalizzato del pianeta e la costruzione di una radicale alternativa di governo economico e sociale.


Un assaggio

Un’ondata di euforia ha attraversato negli ultimi anni i mercati e dai mercati si è diffusa ai media, e dai media invade l’immaginario sociale dell’Occidente. La terza era del capitale, quella che viene dopo l’epoca classica delle ferriere e del vapore e dopo l’epoca moderna del fordismo e della linea di montaggio, ha come territorio di espansione l’infosfera, il luogo dove circolano segni-merce, flussi virali che attraversano la mente collettiva
Una promessa di felicità circola nella cultura di massa, nella pubblicità e nella stessa ideologia economica. Nel discorso comune la felicità non è più un optional, ma un must, è il valore essenziale della merce che produciamo, compriamo, consumiamo. È questa la filosofia della new economy che il discorso pubblicitario onnipresente veicola tanto più efficacemente quanto più nascostamente
Eppure, se abbiamo il coraggio di andare a vedere la realtà della vita quotidiana, se riusciamo ad ascoltare la voce delle persone reali che incontriamo tutti i giorni, ci rendiamo conto facilmente del fatto che il semiocapitalismo, il sistema economico che fonda la sua dinamica sulla produzione di segni, è una fabbrica di infelicità.  L’energia desiderante si è tutta trasferita nel gioco competitivo dell’economia, non esiste più relazione tra umani che non sia definibile come business (il cui significato allude all’essere occupati, indisponibili). Non è più concepibile una relazione che sia motivata dal puro piacere del conoscersi. La solitudine e il cinismo hanno fatto il deserto nell’anima. La società planetaria è divisa tra una classe virtuale che produce segni, e una underclass che produce merce materiale o è semplicemente esclusa dalla produzione. Questa divisione genera naturalmente disperazione violenza e miseria per la maggioranza della popolazione mondiale
Ma questo non basta: il semiocapitalismo è una fabbrica di infelicità anche per i vincenti, per coloro che sono coinvolti dalla net-economia, e corrono sempre più veloci per tenere il ritmo, costretti a dedicare le loro energie a competere con tutti gli altri per un premio che non esiste. Vincere è l’imperativo categorico del gioco economico. E dal momento che la comunicazione sta diventando sempre più integrata con l’economia, vincere diviene anche l’imperativo categorico della comunicazione. Vincere è l’imperativo categorico di ogni gesto, ogni pensiero, ogni sentimento. Eppure, come ha detto William Burroughs, il vincitore non vince niente.  Mentre lo stereotipo pubblicitario mostra una società pervasa dalla felicità consumista, nella vita reale si diffondono panico e depressione, malattie professionali di un ciclo di lavoro che mette tutti in competizione con tutti, e colpevolizza chi non riesce a fingersi felice (dall’Introduzione).

ISBN: 88-87423-51-2
PAGINE: 216
ANNO: 2002
COLLANA: Map
TEMA: Economia e lavoro

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