La forza e il diritto

«Problematiche della giustizia in Italia e non solo»

La forza e il diritto

Sul conflitto tra politica e giustizia

La forza e il diritto
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Il panorama attuale della giustizia in Italia vede in atto due logiche opposte e complementari: la de-regolazione dei comportamenti dei poteri forti (rogatorie, «legittimo sospetto», uso dilatorio del «giusto processo», il falso in bilancio, lo scudo fiscale, i continui condoni, la libertà di inquinare) e l’iper-regolazione di quelli dei soggetti deboli e dell’opposizione sociale: la Bossi-Fini chiude le frontiere e spalanca le porte dei centri di detenzione, innescando – per decine di migliaia di «clandestini», gestiti dalla polizia all’insegna della più assoluta discrezionalità – un meccanismo che conduce fatalmente al carcere. Il carcere, già traboccante, si riempie di migranti, tossicodipendenti e «asociali». Le prostitute tornano verso le «case chiuse», i malati di mente verso i manicomi. Chi dissente rischia di essere vestito dei panni del «terrorista» e il lavoro assiste alla più indiscriminata aggressione di ogni diritto, in vista della sua radicale precarizzazione.
La forza e il diritto è una discussione a più voci tra figure di primo piano della magistratura, dell’avvocatura, del giornalismo e del mondo politico sugli aspetti più significativi del «caso italiano», segnato dalla continua e sempre più pressante offensiva diretta da alcune forze parlamentari contro la magistratura. Intorno a questo tema ruota infatti non soltanto la questione cruciale della tutela dei diritti sanciti dalla Costituzione, ma anche la salvaguardia delle istituzioni democratiche. Ma la prospettiva si amplia al di là dei confini nazionali, nel tentativo di leggere la vicenda italiana sullo sfondo della tendenza alla riduzione degli spazi democratici, rilevabile oggi in tutti i paesi occidentali.

Interventi di: Vincenzo Accattatis, Desi Bruno, Angelo Caputo, Gian Carlo Caselli, Ida Dominijanni, Roberto Lamacchia, Mauro Palma, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Giuliano Pisapia, Arturo Salerni, Fulvio Vassallo Paleologo.


Un assaggio

Non è certo facile affrontare la complessa e delicata questione del rapporto tra politica e giustizia, senza entrare nel merito di come questo rapporto si sia sviluppato negli anni. E di come, troppo spesso, lo scontro tra i poteri dello Stato – con inammissibili reciproche interferenze in contrasto con la divisione dei poteri, presupposto di uno Stato di diritto – abbia inciso negativamente sul concreto funzionamento della giustizia, nonché sugli organi di rappresentanza democratica. Con la conseguenza, da un lato, di rendere impossibile l’approvazione di riforme urgenti e indispensabili per una giustizia degna di un paese civile e, dall’altro, di immettere nell’ordinamento norme deleterie e pericolose motivate dalla volontà di rivalsa nei confronti di chi aveva correttamente applicato la legge, e dalla ricerca spasmodica di impunità per ben individuati e individuabili imputati eccellenti
Trattando il tema del rapporto politica-giustizia, è necessario soffermarsi anche sulla situazione della nostra giustizia, civile e penale, e sui motivi per i quali questa si trova, oggi, sull’orlo di una crisi irreversibile; nonché affrontare il tema del garantismo che in passato è stato, e ancor più dovrebbe essere oggi – nel momento in cui viene strumentalmente usato, dal governo e dalla destra, per fini che nulla hanno a che vedere con il rispetto delle regole – una delle bandiere di chi crede realmente nello sviluppo democratico
Il garantismo, quello vero, rispetto al quale chiunque si definisca di sinistra dovrebbe essere particolarmente sensibile, è uno dei presupposti, forse il principale, di una giustizia eguale per tutti, in grado di limitare, per quanto umanamente possibile, il numero degli errori giudiziari e di essere effettivamente al servizio dei cittadini e non dei poteri forti, come troppo spesso è avvenuto in tempi anche non remoti. Solo assicurando a tutti il diritto di difesa, l’effettiva parità delle parti processuali nella formazione della prova, la terzietà e imparzialità del giudice – sancita dall’art. 111 della Costituzione e dalle convenzioni internazionali sottoscritte e ratificate dal nostro paese (Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e Patto internazionale sui diritti civili e politici) – e un’organizzazione giudiziaria tale da rendere «ragionevole» la durata dei processi, è possibile superare l’attuale situazione di denegata giustizia. Una sentenza che arriva a decenni dai fatti non può più avere quella finalità voluta dai padri costituenti. La prescrizione dei reati favorisce i colpevoli a danno degli innocenti e delle vittime e affievolisce la fiducia dei cittadini nei confronti della magistratura
La giustizia, per essere tale, deve assicurare il rispetto delle regole e il concreto esercizio dei diritti individuali e collettivi; considerare la limitazione della libertà personale solo quale extrema ratio, in presenza di gravi indizi di colpevolezza e di reali e concrete esigenze cautelari; presumere la non colpevolezza dell’imputato fino alla condanna definitiva; prevedere, in caso di condanna, una pena la cui esecuzione non contrasti con il «senso di umanità» e tenda al reinserimento del condannato (dal saggio di Giuliano Pisapia, «Giustizia e politica: un difficile equilibrio tra poteri»).

ISBN: 88-88738-09-6
PAGINE: 176
ANNO: 2003
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Carcere e nuove punitività, Razzismo
Autore

Alberto Burgio

storico della filosofia, ha dedicato gran parte del suo lavoro all’analisi critica del discorso razzista. Sul tema ha curato i volumi Radici e frontiere. Ricerche tra razzismi e nazionalismi (1993), Studi sul razzismo italiano (1996, con Luciano Casali) e Nel nome della razza. Il razzismo nella storia d’Italia 1870-1945 (1999, 2000). E pubblicato L’invenzione delle razze. Studi su razzismo e revisionismo storico (1998), La guerra delle razze (2001), Nonostante Auschwitz. Il “ritorno” del razzismo in Europa (2010), Il razzismo (2012, con Gianluca Gabrielli) e Orgoglio e genocidio. L’etica dello sterminio nella Germania nazista (2016, con Marina Lalatta Costerbosa).

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