La funzione sociale dell’arte e la follia

«Quali le dinamiche tra arte e il suo ruolo sociale?»

La funzione sociale dell’arte e la follia

Medicalizzare l'alterità

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In una società in cui la cultura non ha mai coinciso con la vita corrente, l’arte – che fino alla rivoluzione industriale è stata una celebrazione di questa società e delle sue ideologie – non è riuscita a diventare ciò che le avanguardie storiche si aspettavano da essa.
Ovvero un disegno di sovversione totale dell’esperienza vissuta, e ha finito per regredire a una trasformazione specialistica e immaginaria del mondo, intorno alla quale sono fiorite molte illusioni. Tra queste è significativa quella che le attribuisce una funzione sociale e, più in là, riabilitativa di quel disagio di vivere che essa stessa, oggi, contribuisce a mantenere oppressivo alimentando gli aspetti regressivi e psicotici della società spettacolare-mercantile. Questo rifiuto di entrare in conflitto con la società, che pure aveva in più occasioni criticato, ha finito per trasformare l’arte in una forza di consolidamento di tutto ciò che voleva distruggere. Così, invece di sabotare l’opacità del reale si è mutata in una terapia al servizio  della psichiatria. Quella triste scienza che vuole medicalizzare il reale, riproducendo nella separazione l’alienazione generale di un mondo sempre più impenetrabile al desiderio di cambiamento e in cui la lotta per la sopravvivenza è degenerata a impotenza di vivere, passività, noia e angoscia. Una merce ideale che non corrisponde più a nessun bisogno reale, ma non per questo meno pericolosa, perché giustifica l’estetizzazione della società, convincendo le sue vittime che tutto ciò che la vita sa fare, lo spettacolo può farlo meglio. «Un libro certamente ben articolato e molto originale» (Gillo Dorfles).


Un assaggio

Nella follia è riposto un sogno antico e nobile, di fissurare il reale. Così, finchè questa società e i tempi che corrono saranno folli non consentiremo a nessuno di stigmatizzarla. Non permetteremo che sia medicalizzata, nè che costituisca un alibi ad alcun progetto di riabilitazione o ad una funzione sociale dell’arte che hanno fallito più volte nei loro intenti… Questa raccolta di scritti, la cui traccia clinica invece di attraversare gli apparati nosografici del sintomo o la dossologia maggiore degl’inni farmacologici, si avventura nel luogo dell’Altro, ha per tema ciò che affiora di ritorno: lo stato dell’alienzaione sociale. Rispetto ad una certa letteratura radicale – che ha da tempo e per causa efficacemente sollevato una suspicione sulla modernità insieme al velo che copre i suoi delitti contro la vita corrente – lo affrontiamo in un ambito particolare, quello della “cura psichiatrica” nella quale sono saldati sulla stessa scena testuale in un regime che appare di verità, il disagio di vivere, l’esperienza estetica e l’evento terapeutico. Questo comporta, per le sue conseguenze, che l’analisi delle ragioni di tale incauta saldatura appaia in più di un punto del testo più importante dello stesso dressage riabilitativo e dei suoi immaginari benefici. Da tempo la lotta contro la reificazione sociale esige il cimento del negativo piuttosto della commemorazione di artisti, critici d’arte ed operatori sanitari. Lo testimoniano i molti libri inutili che si scrivono sull’argomento che , purgati dall’aneddotica, dalle diverse interpretazioni retrograde delle avanguardie artistiche e dal gergo temporeggiatore delle ideologie sulla riabilitazione, non riescono neppure a nascondere quella odiosa complicità che allea la crisi della forma di arte, e delle sue funzioni compensative, con il processo di valorizzazione mercantile delle opere e con le teorie che mirano a medicalizzare l’alterità.

ISBN: 88-88738-52-0
PAGINE: 144 con illustrazioni
ANNO: 2002
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Arte, Immaginari
Autore

Gianni-Emilio Simonetti

Gianni-Emilio Simonetti, artista e teorico, tra i pochi esponenti del Situazionismo in Italia, ha fatto parte dell’esprienza artistico/politica di Fluxus, dell’avventura Cramps/Multipla e, nel campo delle culture materiali, ha ideato la rivista «La Gola». È docente presso il Politecnico di Milano.

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