La natura dell’economia

Una critica femminista all’economia politica

La natura dell’economia

Femminismo, economia politica, ecologia

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La natura dell'economia
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Dalle mobilitazioni per il salario al lavoro domestico degli anni Settanta alla ripresa della questione della riproduzione sociale su scala planetaria, la critica femminista dell’economia politica, attingendo alle prospettive aperte dalle mobilitazioni e dalle pratiche dei movimenti delle donne, aiuta a comprendere la «natura» attuale
dell’economia, tanto nei suoi aspetti ideologici che strutturali. L’analisi della natura dell’economia mostra, infatti, come i processi di valorizzazione capitalistica sottopongano le attività umane e le risorse naturali a un regime di visibilità e invisibilità strumentale: dalla disponibilità incondizionata della cura assegnata alle donne al
consumo illimitato di quel che rende possibile la vita, fino alle falsificazioni del capitalismo green. I contributi presenti nel volume non si limitano a ricostruire la parte delle donne in questi processi, ma concorrono a una ridefinizione del campo economico e delle sue intersezioni con l’ecologia.

Le autrici: Azize Aslan, Stefania Barca, Luci Cavallero, Maddalena Fragnito, Valentina Gago, Federica Giardini, Valeria Graziano, Catia Gregoratti, Yayo Herrero, Mary Mellor, Pantegane, Gea Piccardi, Antonella Picchio, Sara Pierallini, Riya Raphael, Federica Tomasello, Giulia Zacchia.


Un assaggio

COME LA VITA DIVENTA MATERIA DELL’ECONOMIA
Sara Pierallini

Quando parliamo di paradigma economico-sociale, quando parliamo di neoliberismo, di capitalismo o, quando, più in generale, parliamo di economia riferendoci alle esperienze che viviamo, alle notizie che ascoltiamo al notiziario, può accadere di avere una sensazione di estraneità, data dal valore di un numero o un di grafico presentatoci, di un indice che riusciamo più o meno a interpretare, a leggere, e con cui sappiamo interagire.
Parliamo meno di pratiche. Vediamo la materia economica come una materia isolabile dalle altre e la vediamo sempre più come una scienza matematico- statistica, studiabile attraverso modelli più o meno complessi, facenti parte di un sapere accademico non sempre di libero accesso.
Con questo testo, vorrei introdurre alcuni concetti e alcune idee che verranno approfondite successivamente, nonché alcune intuizioni trasformative che intersecano pratiche, relazioni, vita e economia. I concetti che delineerò si accordano con la definizione di «concetto» che Davina Cooper – Utopie quotidiane (2014) – definisce come quell’oscillazione tra immaginazione e realizzazione che prende forma tra un presente mutabile e un futuro realizzabile.
In linea con e partendo dalla pratica posizionata del pensiero dell’esperienza (Buttarelli – Giardini, 2008), sempre in dialogo con le differenze, comincerò con l’introdurre alcune riletture femministe, passate e attuali, del paradigma economico che viviamo.

Economia femminista
L’approccio femminista al pensiero economico, nato agli inizi degli anni Settanta e ripreso, successivamente, a fine anni Novanta, in un’accezione ecologico-femminista-queer, mette in questione le chiavi interpretative e i modelli con cui si leggono la ricchezza e lo sviluppo di un Paese.
L’approccio statistico-matematico viene messo in secondo piano rispetto a un altro tipo di analisi, quella qualitativa, rivolta al pensiero dell’esperienza, al cambiamento personale e a quello culturale. Mentre, nel caso dell’economia di genere, sono i Paesi «occidentali» a definire l’equità di genere a livello internazionale, il femminismo porta con sé l’idea della trasversalità delle lotte, della giustizia sociale e del localismo globale (Haraway,1995).
Durante gli anni Settanta, autrici quali Leopoldina Fortunati, Mariarosa Dalla Costa, Selma James, Silvia Federici, ecc. pongono al centro della loro analisi lo sfruttamento che avviene a causa della disparità, non dichiarata e non negoziata, tra il valore che la forza lavoro inserisce dentro una merce e il prezzo della stessa. Lo sfruttamento, quindi, avviene nell’intervallo esistente tra il valore e la sua monetizzazione. Questa valorizzazione attraverso il denaro rende invisibile il lavoro di riproduzione sociale, creando un doppio sfruttamento di quella forza lavoro che è normalmente a carico del genere femminile.
Per analizzare meglio il concetto di sfruttamento, questo femminismo economico rilegge criticamente Marx. Durante questo periodo, il neoliberismo globale porta con sé l’idea di una libertà individuale, la libertà di consumare beni sempre più personalizzati, la percezione che gli scambi che avvengono sul mercato, sia del lavoro che non, presuppongono equità.
Questa «equità» viene evidenziata dal riconoscimento del contributo produttivo di ogni singolo individuo o/e associazione di individui e suggerisce l’esistenza di una rete di reciprocità equilibrata. In questo modo si costituisce una promessa implicita di giustizia sociale, che però non viene mantenuta a causa dell’inevitabile disuguaglianza derivante dall’accumulazione di capitale (Varul, 2010).
È infatti Marx a introdurre l’idea di uno squilibrio nello scambio che si verifica al momento della produzione di un bene, sostenendo che la forza lavoro è sempre pagata meno del valore di ciò che produce. Infatti, il valore della forza lavoro viene calcolato in ore impiegate per la lavorazione del prodotto sulla base dell’idea sociale di quanto serve per vivere. Viene estratto così valore dal lavoratore che produce un bene da mettere sul mercato e sul quale non ha alcun diritto di proprietà. Il proprietario accumulerà così denaro e capitale da reinvestire in una crescita continua di profitti, senza che questi possano influire sulla vita lavorativa degli operai.
Nell’analisi rivoluzionaria di Marx sul sistema economico viene comunque tralasciato il lavoro di riproduzione sociale, visto come quel lavoro che serve all’operaio per comprarsi del cibo, per riposarsi, per poi potersi ripresentare il giorno successivo al lavoro.
Il denaro guadagnato come forza lavoro è un mezzo centrale di riconoscimento; mentre il lavoro volontario e domestico tende a non essere valorizzato.
Marx riconosce come la forza lavoro venga riprodotta dal lavoro domestico non retribuito e come sia indispensabile per la continuazione della produzione capitalistica, ma non approfondisce questo aspetto e, anzi, lo elimina nell’analisi del processo di produzione del capitale (Varul, 2010). Oltre a questo, non viene preso in considerazione lo squilibrio nello scambio tra forza lavoro, la sua riproduzione e il lavoro di riproduzione sociale; infine, non si considera la varietà e la composizione dei servizi e dei prodotti di consumo di un individuo lavoratore. Quest’ultimo aspetto è importante per capire il fatto che il salario non ha un valore d’uso immediato: una volta comprati quei beni e quei servizi che servono per riprodurre la forza lavoro, questi vengono elaborati a loro volta per essere consumati.
Solo altro lavoro, non sempre retribuito, può trasformare il salario nel valore d’uso necessario alla riproduzione del lavoratore (Fortunati, 1981). Lo sfruttamento si raddoppia poi con l’avvento della possibilità, per le donne, di lavorare fuori casa.

ISBN: 978-88-6548-312-1
PAGINE: 192
ANNO: 2020
COLLANA: Doc(k)s
TEMA: Ambiente, Donne e femminismi, Economia e lavoro
Autori

Federica Tomasello

collabora con diverse associazioni occupandosi principalmente di formazione e ricerca rispetto ai temi della giustizia ambientale e sociale. Attualmente partecipa al gruppo di ricerca su economia/ecologia femminista Ecopol e conduce, tra Roma e Madrid, uno studio su economie alternative con una prospettiva ecofemminista.

Sara Pierallini

si è laureata con una tesi sul lavoro di riproduzione, approfondendo l’aspetto del lavoro di cura in uno studio di campo su gruppi autogestiti di educazione “condivisa”. I suoi interessi di ricerca riguardano il lavoro di riproduzione sociale nello spazio urbano ed è parte della redazione di IAPh-Italia.

Federica Giardini

insegna Filosofia politica all’Università Roma Tre, dove coordina il Master in Studi e politiche di genere. È stata nel comitato direttivo della IAPh (Internationale Assoziation von Philosophinnen) (2008-2016), da cui è nato il portale di ricerca femminista IAPh Italia. Tra le sue pubblicazioni recenti Note sulla formazione del valore. In M. Gatto (a cura di) Marx e la critica del presente. I nomi della crisi. Antropologia e politica e con Gea Piccardi Produzione e riproduzione. Genealogie e teorie.
RASSEGNA STAMPA

«La natura dell'economia» su @Internazionale

Qui la segnalazione del volume.

«La natura dell'economia» su @il venerdì di Repubblica

Qui la recensione di Massimiliano Panarari.

«La natura dell'economia» su @Filosofemme

Qui la recensione di Martina Peruzza.

«La natura dell'economia» su @Radio Wombat

Qui l'intervista a Sara Pierallini e Federica Tomasello

«La natura dell'economia» su @Associazione Baccarato

Qui la recensione di Francesca Melania Monizzi


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