La natura umana

«Quale la funzione anche etica del linguaggio e della tecnologia oggi?»

La natura umana

# 1

Giorgio Agamben, Claudia Castellucci, Stefano Catucci, Felice Cimatti, Stefania Consigliere, Massimo De Carolis, Marco Mazzeo, Antonella Moscati, Adolf Portmann.

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Intelligenza artificiale, ingegneria biologica, ruolo centrale svolto dalla facoltà di linguaggio nell’odierno processo lavorativo. Nell’epoca in cui la prassi umana è giunta al punto da mettere esplicitamente a tema le proprie condizioni di possibilità, applicandosi dunque all’insieme di requisiti che rendono umana la prassi, occuparsi delle disposizioni innate che caratterizzano la nostra specie ha un immediato significato etico-politico.
È futile dissolvere la natura umana in un caleidoscopio di differenze culturali, quali fosse una pastiglia di Alka-Seltzer. Ma è ugualmente futile un tentativo di «naturalizzare la mente» che non renda conto di ciò che contraddistingue l’esistenza effettiva dell’homo sapiens: storicità, noia, motti di spirito, paradossi logici, lotte politiche.
La rivista analizza saperi e forme di vita che restano incomprensibili per chiunque si balocchi con la suddivisione tra «scienze della natura» e «scienze dello spirito».


Un assaggio

Lo scenario epistemico
Nel corso della seconda metà del Novecento, il sistema delle conoscenze è profondamente mutato. In particolare, si è dissolto un insieme di distinzioni categoriali cui erano correlate altrettante articolazioni portanti dell’impalcatura del sapere moderno. La prima di queste distinzioni è quella tra fenomeni naturali e fenomeni storici, alla quale era logicamente correlata la distinzione tra «scienze della natura» e «scienze umane» (o «scienze dello spirito»). La seconda, quella tra problemi empirici e problemi trascendentali (o grammaticali, secondo la terminologia di Wittgenstein), che nel paradigma moderno si traduceva nella distinzione tra le scienze in senso lato e la filosofia. La terza distinzione è quella tra il necessario e il possibile, che marcava la separazione tra il sapere teoretico in tutte le sue sfaccettature e un sapere pratico ormai ridefinito, nel mondo moderno, come sapere essenzialmente tecnico.
Il carattere problematico di queste distinzioni era stato riconosciuto e affrontato a più riprese nel corso della modernità, ma l’edificio epistemico (di cui le università erano l’istituzione centrale) ha continuato di fatto a modellarsi su di esse fino alla Seconda guerra mondiale, mentre i progetti di rivoluzionamento di questa impalcatura rimanevano per lo più al livello di puri esercizi speculativi. A partire dagli anni Cinquanta invece – in coincidenza, peraltro, con lo spostamento geografico dall’Europa agli Stati Uniti dei programmi di ricerca più avanzati – è andata sempre più emergendo una zona d’indistinzione tra le categorie citate, col risultato che le ricerche devono, a loro volta, insediarsi in questo spazio, traducendosi così in discipline nuove, che è sempre più aleatorio voler catalogare secondo gli schemi tradizionali.
Il frutto più maturo di questa evoluzione è la genesi di quelle che potremmo chiamare le tecnoscienze dell’uomo, vale a dire una famiglia di discipline e di programmi di ricerca che, pur mantenendo la stretta correlazione tra scienza e tecnica tipica delle scienze naturali – anzi, pur spingendo questa correlazione a un livello anche più alto che in passato – si rivolgono sistematicamente a un oggetto riservato un tempo alle sole scienze umane, tanto da costituirne la base vera e propria: l’insieme delle facoltà specifiche che definiscono l’umanità dell’uomo.
Schematicamente, possiamo raccogliere questi nuovi programmi di ricerca in due polarità di base, corrispondenti alla tradizionale definizione dell’uomo come «animale razionale». Avremo così da un lato un’ingegneria biologica, rivolta alle disposizioni dell’uomo in quanto vivente della specie Homo sapiens; dall’altro un’ingegneria cognitiva che ha per oggetto tutte le articolazioni della «razionalità» [dall’editoriale del numero: Acting Out].

ISBN: 978-88-88738-25-3
PAGINE: 176
ANNO: 2004
COLLANA: -
TEMA: Filosofia
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Invariante biologico e potere politico

Questo libro è il frutto di una conversazione tra Noam Chomsky, famoso linguista americano, e Michel Foucault, noto filosofo francese. La conversazione fu il primo e ultimo confronto pubblico tra i due pensatori e avvenne nel 1971, in Olanda. Tema del dibattito era il problema della natura umana, del potere, di una società giusta.