La rapina in banca

«Storia, episodi e metodi delle rapine in banca»

La rapina in banca

Storia. Teoria. Pratica.

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«È più criminale fondare una banca o rapinare una banca?» (B. Brecht)
La rapina in banca è, senza dubbio, il crimine più socialmente “invidiato”. I rapinatori sono, infatti, di solito i criminali più amati e che riscuotono la maggiore simpatia dell’opinione pubblica. Iniziata nell’Europa mercantile, ma diffusasi solo nel selvaggio West americano, la rapina in banca ha una storia lunga e molti protagonisti.
Le rapine memorabili, le storie di Dillinger e di Bonnie & Clyde, i Tupamaros, la «2 giugno», Patty Hearst, Horst Fantazzini, la Banda Bonnot… e tanti altri.
In questo libro si troveranno casseforti ripulite, diligenze assaltate, banche svaligiate, furgoni portavalori distrutti. Professionisti del furto con scasso dall’impeccabile fair play e anziane signore che vogliono arrotondare la pensione. Sistemi di sicurezza e allarmi, vie di fuga e nascondigli. Più che la storia di un crimine, La rapina in banca coincide con la storia di un sogno: diventare ricchi senza fatica.


Un assaggio

Da sempre i tesori delle banche, custodendo quantità enormi di ciò che manca alla maggioranza delle persone, hanno messo le ali alla fantasia. Chi è stanco di lavorare o si trova in difficoltà finanziarie sogna di vincere al lotto o fantastica di una rapina in banca che gli cambi la vita. Nessun altro crimine incontra, dopo un colpo ben riuscito, tanta simpatia come una rapina in banca
I temi di questo libro sono i crimini commessi contro un’istituzione particolare: le banche. Ci serviamo di un concetto molto ampio di rapina in banca, tratteremo infatti di rapine a istituti di credito, di assalti a portavalori, treni postali, filiali delle poste oppure centrali di pagamento statali e private (che corrispondono alle definizioni giuridiche di: rapina e rapina a mano armata, con o senza sequestro di persona) così come di casseforti scassinate. Non parleremo della criminalità economica (nel senso della famosa frase di Brecht: «È più criminale fondare una banca o rapinare una banca?») che ha origine all’interno dell’istituzione bancaria
Questo libro è composto da divagazioni folcloristiche, anti-criminologiche, storico-critiche, letterarie, sociologiche e autobiografiche sull’affascinante mondo delle rapine in banca. Si forniscono inoltre ritratti di rapinatori più o meno conosciuti. La scelta non proviene da una classificazione sistematica, ma casuale, determinata da conoscenze, preferenze personali e accessibilità del materiale. Brevi storie, aneddoti strani su cui riflettere, indicazioni legali e altro illustrano la storia, la teoria e la pratica della rapina in banca
I testi raccolti in questo libro si rivolgono a un pubblico vario: dal fricchettone occupante che tifa per il rapinatore fino a quando riesce a fuggire, al poliziotto che qui scoprirà come si può relativizzare storicamente il suo intervento per ristabilire ordine e giustizia, fino all’integerrimo impiegato di banca, che durante una rapina spera in un intervento non troppo tempestivo della polizia e che troverà qui conferma della propria prudenza
Le domande che restano aperte sono molte: perché si è scelto di parlare di un rapinatore e non di un altro? Perché non si racconta di alcune rapine storiche? Perché non si parla della paura dell’impiegato? Innanzitutto, l’approccio a questo tema è solo ai suoi inizi, il nostro obiettivo non è la completezza. Inoltre la nostra dichiarata intenzione è quella di occuparci soprattutto dei rapinatori e di analizzare le loro azioni in chiave anti-criminologica. Le persone che hanno rapinato una banca o scassinato la cassaforte di qualche istituto di credito, finora solo oggetto dei tanti studi sociologici in circolazione, diventano qui «soggetti» della storia
Gli autori non hanno una posizione univoca nei confronti della rapina in banca. Il curatore non ha voluto né glorificarla né condannarla. Il volume è stato concepito con la consapevolezza, da un lato della problematicità dei soggetti e delle azioni di cui parla e, dall’altro, delle contraddizioni insite in ogni ordinamento sociale. Diversi contributi presenti in questo libro sono ispirati da una sana e divertita indifferenza, altri sono legati a una neutralità scientifica senza la quale sarebbe impossibile un’osservazione imparziale di fatti così fuori dal comune. Nelle intenzioni degli autori di questo libro non c’è né l’istigazione alla rapina in banca né il tentativo di impedirla. Chi crede di poter imitare gli «artisti» qui descritti è pregato di tener presente il significato del titolo (in tedesco) Vabanque, gioco rischioso, dal risultato incerto
Ma nella fase della «accumulazione originaria», che ancora oggi determina la distribuzione sociale della ricchezza, la maggioranza dei capitalisti non era forse composta da desperados e criminali? L’interpretazione di quello che è giusto o contro la legge è sottoposta al punto di vista storico. Il reato della rapina in banca rispecchia da un lato l’ordine borghese dominante, perché riflette la natura violenta dei rapporti sociali, ma contemporaneamente mette in discussione la distribuzione della ricchezza sociale, apparentemente data per natura. Così la rapina in banca ci ricorda che le relazioni sociali sono storiche, e dunque trasformabili. Fino a che esisterà il modo di produzione capitalistico e la felicità sarà misurata in termini di denaro, ci saranno rapine in banca e rapinatori. Non si può evitare e non tocca a noi liquidare un tale desiderio come «falsa coscienza», accusarlo addirittura di «alienazione» o feticizzazione del denaro. Come spettatori possiamo solo augurarci che continuino a esserci rapine in banca fatte con stile. A proposito, questo libro vorrebbe innalzare il livello di teoria e pratica (dall’Introduzione del curatore).

ISBN: 88-88738-96-2
PAGINE: 224 con illustrazioni
ANNO: 2003
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Carcere e nuove punitività, Metropoli e spazi urbani
Autore

Klaus Schönberger

Klaus Schönberger, (Tübingen, 1959), è docente di cultural studies all'Università di Tübingen. Ha organizzato vari eventi di controcultura, per i quali ha «derubato» diverse banche. Tuttavia per questo libro non è riuscito a trovare alcuno sponsor nel mondo della finanza.

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