La sostanza del desiderio

«Aneddoti e racconti sui nessi tra forma e materia, riti e godimento»

La sostanza del desiderio

Cibo, piaceri e cerimonie

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Cuochi di corte che si suicidano per una partita di pesce che tarda ad arrivare. Un asparago abbandonato sul tavolo di una cucina che segna l’inizio dell’arte contemporanea. Un cuoco-architetto che, nella sua rivolta contro la materia, getta le basi della nouvelle cuisine. Preparare un serpent de couvent con il quale rimediare alla concupiscenza di schiere di novizie. Cucinare la ricetta con il titolo più lungo del mondo di cui parla Aristofane ne Le donne all’assemblea. Scoprire cosa lega la nascita delle salse a una precisa forma della convivialità.
Gola, odori, gourmandise. Vatel, Carême, de La Reynière. Principi, popolani, borghesi. Pittori, pasticceri, architetti. Qualche secolo di arte leccarda passata al setaccio con i suoi protagonisti. Aneddoti e racconti che disvelano i nessi tra forma e materia, riti e godimento. Non una storia della cucina, ma un incredibile affresco in cui l’arte cucinaria si fa lo specchio del mondo che la circonda.


Un assaggio

Racconta la marchesa Marie de Rabutin-Chantal, meglio nota come Madame de Sévigné, in una postilla ad una lettera a Madame de Grignan, scritta la sera di venerdì 24 aprile 1671 da Chantilly, che Charles Frédéric Wattel, il grande Vatel, come lo ribattezza, ancien maître d’hôtel del sovraintendente Nicolas Fouquet, di professione officier de bouche, con funzioni di officier de cuisine, presso il principe di Condé, cet homme donc que je connaissais, voyant à huit heurs, ce matin, que la marée n’était point arrivée, n’a pu souffrir l’affront qu’il a vu qui l’allait accabler, et en un mot, s’est poignardé. Poi, secondo il vezzo e il cinismo dell’epoca aggiunge, je ne doute pas que la confusion n’ait été grande, c’est une chose fâcheuse à une fête de cinquante mille écus. Domenica 26 aprile Madame de Sévigné ritorna sull’argomento, cette lettre – scrive ancora alla Grignan – n’est pas une lettre, c’est une relation qui vient de me faire Moreuil à vôtre intention, de ce qui s’est passé a Chantilly touchant Vatel. Questa versione di Alphonse Moreuil, seigneur de Liomer, che diverrà premier gentilhomme di Condé, compare anche nelle sue Mémoires e non si discosta da quella della Sévigné. Di questo suicidio scriveranno anche il conte di Bussy, Condé e i suoi corrispondenti, poi un tal Martinet, addetto al servizio di mensa, che vantava la confidenza di Vatel, la proprietà del suo diario e gli fece da ruffiano in più di un’occasione. In Les énigmes de l’histoire il Docteur Cabanès, questo giocoliere del pettegolezzo, sostiene che, per qualche tempo, un certo credito ebbe anche la versione di un suicidio per amore. Per dirla vera, il rifiuto di una dama del seguito di Luigi XIV, che si promise per dieci scudi, li intascò e poi sparì dalla circolazione. La Gazette de France, invece, che dedica tre pagine alla visita del re a Chantilly, stranamente non accenna neppure di sfuggita alla morte di Vatel. Le circostanze politiche del soggiorno di Luigi XIV a Chantilly sono note. Già da qualche anno e con grande fatica si era emancipato dall’influenza della madre e di Mazarino. Con le dragonnades aveva inculcato nel popolo e nei ribelli la paura per la corona, non gli restava che sfruttare l’ambizione degli aristocratici, conquistandoli alla sua corte, farli affluire a Versailles, educarli a vizi osceni e costosi, non da ultimo quello della buona tavola, infiacchirli nelle loro già vacillanti virtù, usarli per le loro inconfessabili debolezze. Il viaggio, promesso già cinque anni prima a questo uomo «nato capitano, cosa che è accaduta solamente a lui, a Cesare e a Spinola, fortunato, perché figlio di un secolo di guerra, la cui azione non ha potuto corrispondere pienamente ai suoi meriti» – così si esprime su di lui la tagliente penna del cardinale de Retz –, si realizzò il 23 aprile del 1671. Il re era accompagnato dalla regina, da Monsieur e da tutta la corte. Sarebbe durato tre giorni ed era stato annunciato in forma solenne. Il castello, le dipendenze, le case dei villaggi vicini si riempirono di dame, cavalieri, cortigiani, ufficiali e servi, tutti albergati e nutriti a spese del principe che aveva fatto preparare nel parco sessanta tavole servite tre volte al giorno. Ci furono cacce, concerti, festini galanti all’aperto su tappeti di giunchiglie, luminarie. I fuochi d’artificio, con disappunto di tutti, fecero invece cilecca, piovigginava, sedicimila franchi sprecati, annota stizzita la Marquise. Ci fu anche una grande colazione all’aperto presso la Maison de Sylvie, una palazzina che il duca d’Enghien, figlio del principe di Condé, aveva costruito per le avventure amorose del dopo caccia. Anche qui, tappeti di giunchiglie, petali di rose, virtù perdute. La sala dei banchetti regali fu allestita nella galleria detta delle Battaglie, erano state previste venticinque grandi tavole, servite ciascuna da cinque servizi di credenza e di cucina.

ISBN: 88-88738-69-X
PAGINE: 138
ANNO: 2005
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Antropologia ed etnografia, Cultura materiale
Autore

Gianni-Emilio Simonetti

Gianni-Emilio Simonetti, artista e teorico, tra i pochi esponenti del Situazionismo in Italia, ha fatto parte dell’esprienza artistico/politica di Fluxus, dell’avventura Cramps/Multipla e, nel campo delle culture materiali, ha ideato la rivista «La Gola». È docente presso il Politecnico di Milano.

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