La speranza, sempre

«ritratto di un artista atipico nella sua vita e nei suoi concerti»

La speranza, sempre

Conversazioni con Manu Chao

La speranza, sempre
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Su Manu Chao, ex cantante dei Mano Negra e solista da milioni di dischi, si è scritto moltissimo. Perché un altro libro?
Perché colui che senza volerlo è diventato il portavoce dei no global, accertata l’affinità con il suo interlocutore, il giornalista musicale Philippe Manche, in questo libro abbandona ogni reticenza e si racconta: l’ambiente stimolante dell’infanzia, l’adolescenza punk, l’impegno politico, i segreti della creazione.
Si racconta in un viaggio in compagnia dell’amico giornalista, con il quale ripercorre le vicende del suo primo gruppo e le avventure della sua carriera da solista.
Veniamo così scaraventati nei backstage di Bruxelles e Colonia, di Amsterdam e Nancy. Spiamo i bagordi del dopo concerto in un giardino marsigliese o nello squat di una Belgrado ancora ferita dai bombardamenti Nato. Facciamo tappa nel suo barrio a Barcellona, dove Manu vive. E nell’agosto 2007 approdiamo a Parigi, dopo la riconquista degli States. Mentre il suo ultimo disco, La Radiolina, scala le classifiche come quelli precedenti.
Il ritratto di un artista atipico che, nonostante la popolarità e i dischi venduti, fa di tutto per non assomigliare a un divo.


Un assaggio

Chapulin, el componente que me falta sempre
Prefazione all’edizione italiana di Roy Paci

Sono passati diversi anni, nove per l’esattezza, ma rivedo quel momento unico e magico come fosse ora e a mente lucida mi chiedo, quasi incredulo: ma è proprio vero?! Ho incontrato davvero José Manuel Thomas Arthur Chao, meglio noto come Manu Chao?
Abbiamo davvero passato la prima notte a suonare insieme con la sensazione che «Sofia», la mia tromba, fosse talmente eccitata che sembrava suonare da sola, incastonando note su note a ogni passaggio armonico di chitarrina del Nostro
Forse si erano conosciute in un’altra vita… ed erano state delle amanti eccezionali…

Questi e tanti altri pensieri turbinavano nella mia mente il giorno dopo il primo incontro con Manu a Vic, in Spagna, ospiti di Marta e Laya, due care amiche di entrambi, organizzatrici di eventi e manifestazioni culturali.
Lui uscì da una stanza, quasi di soppiatto, suonicchiando melodie semplici ma gustose e io rimasi lì, come pietrificato. Dopo l’impasse iniziale, la conversazione divenne sempre più disinvolta.
Eravamo già amici, e prima che l’alba illuminasse lenta i nostri volti segnati da porros e orujo, mi giunse imprevedibile una domanda mozzafiato…
Roy, quieres tocar conmigo en Radio Bemba?
Agli inizi del 2001 partiva il tour, incessante, emozionante, indimenticabile. Chilometri e chilometri percorsi da un gruppo di persone diverse tra loro ma incastrate in un equilibrio perfetto, una grande famiglia in movimento, in cui il punto di riferimento era e continua a essere Manu. Tutto gli ruota attorno, tutti lo seguono e basta uno sguardo per capire cosa fare e dove andare, sia sul palco sia nella vita di ogni giorno, con l’umiltà e la semplicità che lo accompagnano da sempre.
Anche nei momenti di puro e spontaneo divertimento…

Eri piccola, papparà, piccola, papparà, piccola, ppà, così… paraparappà.

Buscaglione Manu non l’aveva ancora mai sentito, ma in una notte in Scandinavia, una notte davvero fredda, lo sleeping-bus si trasformò in una sorta di jazz club ambulante, dove il solo palco illuminato era il salottino della parte inferiore, mentre nella parte superiore tutti gli altri dormivano. Saranno state le cinque del mattino ed eravamo ancora lì a cantare e a suonare ripetutamente e incessantemente «eri piccola, papparà, piccola, papparà, piccola, ppà, così… paraparappà» …ed eravamo così accaldati dal ritmo e dall’euforia della musica del mitico Fred che, spalancando la porta del bus noncuranti del gelo, calammo le brache e sciogliemmo la neve con un «getto» liberatorio.

Cantare, io? Ma sei sicuro? In siciliano? Ma sei loco?

Mi fece cantare dal primo concerto, l’emozione era tanta ma mi sentivo protetto, lo potevo fare, Manu ci credeva, e allora anch’io…

Nello sleeping-bus accadeva proprio di tutto. Come io gli facevo scoprire una delle voci più significative della musica italiana degli anni Sessanta, lui in un certo senso ricambiava il favore facendo scoprire a me, ad esempio, una cosa assai importante, che avrebbe da lì in poi condizionato tutta la mia vita artistica: la mia voce. Lui, il maestro, ha creduto in me, sì, mi ha fatto prendere coraggio per non essere soltanto «il più grande trombettista del pianeta» (è Manu che mi definisce da sempre così), e ha subito intuito che la tromba da sola non mi bastava per sfogare tutta la mia energia vulcanica. La voce è sgorgata naturale, necessaria, immediata. Proprio come un’eruzione, una «sciara»… Chapulin è stato il primo a capirlo.

Avemu u’ suli, avemu u’ cori, vulemu dallu a cu nun po’ cchiù cantari…
Avemu u’ suli, avemu u’ cori, vulemu dallu a cu nun voli suffriri…
Sicilia aquí presente…
La mia identità, la mia origine, le mie radici sono sempre state molto presenti…
Ognuno con la sua identità, eravamo in un’interazione e integrazione continue, senza limiti, ricche delle esperienze e delle diversità. Tanto che, finito il tour, le collaborazioni musicali e umane si sono sinergicamente consolidate, fino ad arrivare a Toda joia toda beleza.
Cada día me veo en un mundo tan feo, cada día me río porque si no me muero…

Qualche capello bianco, le rughe che cominciano a intravedersi sul viso da bambino e, anche se otto anni più piccolo, tutto ciò riguarda un po’ anche me.
Entrambi stiamo crescendo e tutto diventa più sentito, più profondo, c’è più consapevolezza e, oltre alla bellezza e alla forza della vita, si scopre anche l’infinita maleza… lui per primo, sicuramente, anche per una differenza d’età, ma soprattutto per la ricchezza e l’intensità della sua vita e delle esperienze musicali e umane vissute por la calle…
Manu canta la Maleza in Toda Joia… io suono la Maleza in Mala Fama….
Lui il maestro e io l’allievo…

Gli sarò sempre riconoscente per tutto ciò che, come una sorta di guru musicale e spirituale, mi ha trasmesso. Ma a questo punto della vita diventa più forte la consapevolezza di essere soprattutto due uomini, due artisti (io certamente in maniera molto più ridimensionata rispetto a lui), che vivono nel mondo e che con la loro arte questo mondo hanno sempre voluto cambiarlo. Rendendosi conto di quanto la battaglia sia davvero ardua e difficile…
Nonostante ciò andiamo avanti, continuiamo a suonare, sempre in viaggio, instancabili, stakanovisti, con perseveranza e immaginazione, perché non potremmo fare altrimenti.
È un bisogno sincero e viscerale, tra la gente e con la gente, per le strade e sui palchi del mondo, dove chi ci ascolta e ci segue sente la forza viva e pulsante, l’amore per l’umanità e la verità, una musica inesauribile. Come in quel primo incontro, in cui suonavamo con chitarra e tromba, e avremmo potuto farlo all’infinito…

Come se, da quella prima volta, io e Manu non avessimo mai smesso di suonare insieme, non avessimo mai smesso di essere in contatto… e non solo tra noi ma col mondo intero.

Il contatto, la prossimità, come in questo libro. Che, a differenza dei tanti altri pubblicati su di lui, è reale, crudo, sferzante, vivo. Una sorta di Linea della palma di Camilleri, dove finalmente il Maestro si mostra nella sua completezza e nella sua più profonda intimità. Qui la strumentalizzazione di certi giornalisti italiani all’epoca dei fatti di Genova è inesistente. Niente intermediari. Qui è lui a parlare, e le cose non le manda a dire.
Non ci sono inesattezze, non ci sono errori. C’è solo la lucida sensazione di sentirsi accanto a lui, a cavallo di una motocicletta poderosa, verso la prossima stazion…

ISBN: 978-88-89969-46-5
PAGINE: 160
ANNO: 2008
COLLANA: I giradischi
TEMA: Musica
Autore

Philippe Manche

Philippe Manche (Bruxelles, 1964) vive e lavora a Bruxelles dov’è giornalista per il servizio culturale del quotidiano belga «Le Soir». Manu Chao (Parigi, 1961) vive tra Barcellona e il resto del mondo dove, all’attività di cantante, affianca quella di produttore discografico e promotore di numerosi progetti culturali.