La suonatrice di Theremin

«La storia tragica di una donna e del suo tempo»

La suonatrice di Theremin

L'insurrezione di Kronshtadt nei ricordi di Anastasija S. musicista e cuoca

La suonatrice di Theremin
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Kronshtadt 1921, Russia. Una rivolta durata appena 18 giorni si chiude nel modo più crudele. L’insurrezione dei marinai dell’isola del mar Baltico viene sedata dalle guardie rosse, guidate da Leon Trotski, a pochi anni di distanza dalla Rivoluzione d’Ottobre.
Anastasija S. è scampata a quel massacro e si rifugia a Parigi. Dal suo esilio, si dipana il filo di un racconto che si perde nelle mense piene di fumo di marinai vocianti, nelle merende infantili con formaggio bianco e mirtilli consumate sulle scogliere, nelle strade di Mosca e Pietrogrado.
Anastasija S. è una donna sola, esiliata, sopravvissuta a una delle disavventure del Novecento. Studia violino e uno strano strumento, il theremin, che emette suoni avvicinando le mani alle sue valvole termoioniche. A Parigi lavora in un ristorante russo. I suoi ricordi riportano in superficie i frammenti di un dolore sopito, tanto più forte quanto causato dalla ferocia di un’armata che si credeva amica. Una quotidianità di piccole cose, preparare un blini o suonare una cracoviana, diventa il modo per elaborare un lutto che, prima di essere personale, è quello di un intero secolo di tragedie.


Un assaggio

«Fece colazione in un piccolo e buio bistrot nel cuore di quel quartiere che le avevano descritto come la grande truanderie, il regno dei ladri, sepolto nel labirinto di stradine attorno a Montorgueil. Non era la prima volta, il cibo era buono, la conversazione leggera, il vino scuro come l’inchiostro e poi era vicino ad una bottega di liutaio dove sperava di recuperare una corda per il suo violino. Ci tornava volentieri, l’odore dei tegami, della segatura, del tabacco, dei cappotti bagnati di pioggia le era familiare. Lì, conobbe più di una Claudine che aveva sbagliato scuola, tutte con la boccuccia rossa, gli occhi colore del brandy e le guance camelia. Camminavano sollevando sfrontatamente le gonne, mentre gli uomini si voltavano a guardare le calze nere con commenti che le facevano sorridere. […] Tutte sognavano, come Kiki, di posare nude per Kisling o per Foujita, che, si raccontava in giro, pagava bene e per di più le faceva ridere con il suo buffo francese. Insomma, era il posto dove un uomo diceva alle servette che correvano da un tavolo all’altro cose che non avrebbe mai detto alla propria moglie. Tutto ciò la lasciava indifferente. Sulle barricate aveva spesso mangiato, famelica, un pugno di orzo tostato mescolato, se aveva fortuna, con un uovo, prima di cadere nel buio della notte, prima di essere trascinata nei gorghi smemoranti del tempo perduto. A Pietrogrado, oramai donna, aveva avuto degli amori, ma nessuno bagnava più i suoi sogni. Quando ci pensava, a volte, provava ancora affetto, desiderio, ma non la passione, né il furore che fa volare il tempo e toglie il sonno. Era stata svezzata a battersi sotto le bandiere al vento, conquistando piazze e scalinate dove feroci cavalieri azzurri montavano la guardia. Era stata costretta a lunghi turni di notte in ospedali di fortuna […]. Un po’ di cipria dozzinale mescolata al sudore delle passioni a pagamento non la scandalizzavano, anzi, per qualche oscuro motivo le ricordavano la spensieratezza e la magia delle notti bianche sulla prospettiva Nevskij, tra le botteghe del Gostinyi dvor, quando le più belle ragazze di tutta la Russia animavano i suoi marciapiedi fino all’alba. Tutto questo quando non conosceva ancora il peso del fucile sull’avambraccio e l’ansia per la cartucciera semivuota. Il suo turno al ristorante cominciava alle quattro. Doveva sbrigarsi se voleva recuperare la corda per il violino e non fare tardi. Aveva promesso allo chef di mostrargli come si preparava un koulitch».

ISBN: 978-88-89969-21-2
PAGINE: 176
ANNO: 2007
COLLANA: Vita Activa
TEMA: Cultura materiale, Donne e femminismi
Autore

Gianni-Emilio Simonetti

Gianni-Emilio Simonetti, artista e teorico, tra i pochi esponenti del Situazionismo in Italia, ha fatto parte dell’esprienza artistico/politica di Fluxus, dell’avventura Cramps/Multipla e, nel campo delle culture materiali, ha ideato la rivista «La Gola». È docente presso il Politecnico di Milano.

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