L’accalappiacani n. 3

«Indagine sociale con disegni di bambini»

L’accalappiacani n. 3

Settemestrale di letteratura comparata al nulla

L'accalappiacani n. 3
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Tema del terzo numero, curato da Daniele Benati, è il rapporto servo-padrone. Il volume ha testi più lunghi rispetto ai primi due numeri, e un po’ più malinconici, come si vede fin dai titoli (o Sandrina quanto mi manchi, o Sandrina.pdf, Trattatello sulla maniera di guardare il soffitto, Vita e opere dello Pseudo-Venantius, Non sono arrabbiato Anzi, Cinque domande da non fare, Come briciole su un tavolo, Utopia, Il ritorno dello Pseudo-Venantuis).
Singolare la parte grafica: il badante artistico della rivista, Tim Kostin, ha scelto solo disegni di bambini.


Un assaggio

ISACCO

1. l’arresto

Ripeteva spesso: «E non si potrebbe andare più a fondo?»
Isacco fu arrestato nel 1939 nella sua casa di campagna di Peredelkino, nei pressi di Mosca. È un fatto piuttosto singolare che disponesse di una casa in campagna. A quanto dice un suo biografo poteva usare anche una macchina e aveva a disposizione un autista.
Ci si chiede perché se era caduto in disgrazia; ma la vicenda di Isacco non è priva di stranezze e singolarità.

Le notizie su di lui sono piuttosto confuse, quelle legate al suo arresto in modo particolare; questo perché sono affidate soprattutto a testimonianze orali; non esiste un documento che registri il suo arresto né le accuse precise che gli venivano rivolte. Quindi qualcuno afferma che era accusato di spionaggio e altri che gli veniva contestato il fatto 2009 di essere uno speculatore, perché durante la perquisizione seguita al suo arresto gli avevano trovato delle monete d’oro. Un famoso cassone dove teneva i manoscritti in ogni caso andò perduto in seguito alla perquisizione. Esiste poi una terza ipotesi di accusa, secondo cui l’addebito era quello di essere un militante sionista.

Fu processato alla fine del 1939 e fucilato all’inizio del 1940 nella prigione di Butyrka. Anche questa notizia è stata a lungo in concorrenza con un’altra versione, secondo cui Isacco sarebbe morto di stenti o malattia in un lager della Siberia.
Un biografo dello scrittore scrive così:
«La [testimonianza] più plausibile sembra essere quella di un medico appartenente al servizio sanitario dell’NKVD. Questi, all’inizio del 1941, ispezionò l’infermeria di un Lager. Tra i prigionieri agonizzanti riconobbe Isacco. Avvicinatosi a lui, pare gli consigliasse a mezza voce di scrivere subito una domanda di grazia, lui stesso l’avrebbe poi fatta recapitare al Cremlino. Isacco pare si sia girato sull’altro fianco, voltando così le spalle all’interlocutore, e per tutta risposta avesse soltanto agitato il braccio che rimaneva inerte lungo il suo fianco».

Questa seconda versione, anche se non è vera, è quella che corrisponde di più all’immagine di Isacco proiettata dalla sua stessa opera, dove è normale e in qualche modo giusto, in tempi così straordinari, essere risucchiati dalla storia.
Tuttavia desta qualche sorpresa che questo medico anonimo in un Lager imprecisato riconoscesse Isacco, malgrado la condizione di agonizzante che doveva cambiargli almeno in parte i connotati.
La sorpresa riguarda la grande popolarità dello scrittore, a cui fanno riferimento quasi tutti quelli che scrivono di lui. È una stranezza solo in parte, considerato che si tratta di una cosa russa. Anche Pasternak, anche Tolstoj (per dire) erano enormemente popolari. Sembra che per esempio Pasternak, durante una lettura, se si fermava a mezzo di un componimento il pubblico continuava lui.
Ma che Isacco fosse così popolare per la Konarmija e il poco che ha scritto dopo resta un fatto un po’ strano, almeno nella nostra prospettiva.

Eppure Ilia Erenburg, un amico di Isacco, nel suo discorso di commemorazione per il settantesimo dello scrittore, si riferisce più volte alla folla che aspettava fuori dalla Casa degli scrittori, perché non era riuscita a trovar posto nella sala.
Dice: «Non è forse terribile che noi, volendo organizzare questa serata in una sala del Museo Politecnico, abbiamo dovuto chiedere il permesso per poi sentirci dare la secca risposta: “Solo nella Casa degli Scrittori”? E ora la gente gremisce la strada, non trovando posto all’interno».
Questo discorso, su cui più avanti si dirà ancora qualcosa, è stato pronunciato nel 1964. Ci si chiede per quale scrittore italiano una qualunque sala di una biblioteca non sarebbe stata sufficiente.

A un certo punto Isacco si era messo a frequentare la casa di Ezov, per via del fatto che la Chajutina, la moglie di Ezov, era sua buona conoscente. Ezov era il famigerato commissario dell’NKVD: il mandante degli arresti per conto di Stalin durante il ritorno delle purghe fra 1936 e 1938.
Cosa ci andava a fare Isacco a casa sua? A quanto pare giocavano a biliardo.
Un attore che conosceva bene Isacco dice che Ezov lo invitava e giocavano a biliardo su un enorme tavolo nella sua villa: «Il gioco avveniva in un silenzio di tomba; Ezov era sempre in preda a una cupa agitazione. Egli giocava sistematicamente nei giorni in cui aveva da firmare un numero particolarmente elevato di sentenze capitali. Le sottoscriveva senza allontanarsi dal tavolo, appoggiandole sul panno».
Che ci faceva la pecora nella casa del lupo?

ISBN: 978-88-89969-73-1
PAGINE: 128
ANNO: 2009
COLLANA: -
TEMA: Immaginari

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