L’agonia e i suoi sarti

«Uno sguardo diverso sul ’68»

L’agonia e i suoi sarti

1968-1998: le ragioni dell'assalto e quelle della resa

L'agonia e i suoi sarti
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«La cosa più importante è la più nascosta. Da vent’anni a questa parte niente è stato sommerso da tante bugie imposte quanto la storia del maggio 1968. Tuttavia sono state tratte lezioni utili da alcuni studi privi di mistificazioni su quelle giornate e sulle loro origini, ma questo è un segreto di Stato» (Guy Debord, 1988).
L’agonia e i suoi sarti è la «seconda parte» del famoso manuale-cult dell’underground italiano …ma l’amor mio non muore, pubblicato per la prima volta nel 1971. Attaverso una lunga sequenza di tesi, e riportando materiali, articoli di giornale e fotografie, Gianni-Emilio Simonetti ritorna sul ’68 dopo più di vent’anni, per contrastare l’opinione diffusa (anche presso gli stessi suoi protagonisti) secondo cui quell’anno inaugurò un’epoca. In realtà, per Simonetti, il 1968, invece, non fece che ratificare la fine delle illusioni sul politico, e proprio quella mistificazione fece passare in secondo piano l’aspetto funzionale agli interessi del nuovo mercato globale contenuto nell’ideologia dei nuovi costumi che, attraverso questa breccia, s’imposero dappertutto, abbattendo gli ultimi ostacoli etici alla realizzazione dell’individuo come consumatore assoluto.


Un assaggio

La forma di spettacolo è costitutiva dell’oggetto della conoscenza e discriminativa dell’essere dell’esperienza. Questo le consente di gestire lo stato di necessità come uno stato d’eccezione che ammansisce i bisogni, svilisce i desideri, mortifica le passioni, ordina le risorse e, per conseguenza, l’univocità delle soluzioni e dei rimedi. Una tale oggettivazione della forma di spettacolo è il terreno sul quale si ergono le strutture reificanti della modernità ed essa appare paradossalmente come un riflesso di quella speranza di felicità che un tempo inverava l’illusione della forma di progresso… La modernità ha elaborato le capacità necessarie per deprimere sia il concatenamento causale degli avvenimenti che lo iato tra presente e divenire attraverso una glaciazione del tempo storico che insinua nella conoscenza soggettiva il sospetto che il tempo è raggiunto. Nello stesso modo, la forma di spettacolo scotomizza l’assetto dialettico degli avvenimenti, i cui esisti visibili non collimano più con l’autoconservazione delle forze che lo esprimono, ciò comporta una svalorizzazione dei processi cognitivi e dell’esperienza individuale i cui effetti si rovesciano direttamente sulla vita corrente. Per questa strada le barbarie del tempo libero è subentrata all’esperienza fattiva del gioco, come quella del lavoro salariato a quella delle arti liberali. La forma assiologica della modernità si configura allora come una negazione del valore inteso come l’espressione soggettiva dell’esperire. In questo contesto i campi di concentramento si sono rivelati un esemplare monito di un processo di svalorizzazione della forma sociale del lavoro sul cammino dell’alienazione moderna e della democrazia politica. Quel lavoro che nell’Ottocento ha trasformato la società in modo radicale e che nel Novecento è stato cambiato dal mondo della merce altrettanto radicalmente… La trasformazione della vita materiale, che consegue alla globalizzazione delle forme di produzione capitalista, non ha solo esiti di natura economico-finanziaria, essa altera le premesse della lotta contro le forme moderne di dominazione rimescolando il terreno concreto della loro unificazione e l’oggetto stesso di queste lotte. Da qui la visibile regressione di ogni illusione progressista della politica che ha rappresentato l’asse portante della scrittura dei conflitti sociali e che solo oggi appare tale, dopo che il materialismo metafisico che sorresse la rivoluzione francese si è dissolto fino a mostrare come nessuna verità sociale ha quelle caratteristiche della verità della geometria o della fisica ingenuamente predicate dai teorici del primo socialismo. Questa globalizzazione dei mercati e degli investimenti rappresenta la strategia più funzionale, elaborata nelle centrali dei poteri riservati, per controllare gli strumenti con i quali si può condizionare e sanzionare la comunità umana; fame, conflitti, energia. I gruppi di pressione occulta che queste centrali esprimono, sono – dal punto di vista delle loro funzioni – gli eredi di fatto di quei “servizi”, sia ad Ovest come ad Est, che hanno operato tra la fine della seconda guerra mondiale e la caduta del muro di Berlino – la più grande opera d’ingegneria tettonica dall’inizio dei tempi spettacolari con la quale si è inaugurato l’ultima fase del mercantilismo alla conquista di un potere assoluto – ma molto più pericolosi. Quanto alle linee strategiche di questa globalizzazione esse sono scaturite dagli studi di certi “club” americani che hanno riscritto i fondamenti del concetto d’interesse nazionale ad uso del più arrogante liberismo, definendolo come l’area geografica minima per il funzionamento ottimale delle economie di mercato, in realtà monopoli, indipendentemente dagli aspetti formali, politici e giuridici che le ideologie borghesi dell’Ottocento europeo avevano in esso impiantato.

ISBN: 88-87423-01-6
PAGINE: 254 con illustrazioni
ANNO: 2002
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Contro-culture, Movimenti
Autore

Gianni-Emilio Simonetti

Gianni-Emilio Simonetti, artista e teorico, tra i pochi esponenti del Situazionismo in Italia, ha fatto parte dell’esprienza artistico/politica di Fluxus, dell’avventura Cramps/Multipla e, nel campo delle culture materiali, ha ideato la rivista «La Gola». È docente presso il Politecnico di Milano.

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