Le avventure complete della signorina Richmond e Blackout

Dalla fantasia balestriniana emerge prepotente la figura della signorina Richmond, straordinaria allegoria: dell’arte, della rivoluzione, dell’utopia?

Le avventure complete della signorina Richmond e Blackout

Poesie complete. Volume II (1972-1989)

Le avventure complete della signorina Richmond e Blackout
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Continua con Le avventure complete della signorina Richmond e Blackout la pubblicazione di tutte le poesie di Nanni Balestrini. Il secondo volume è dedicato alle opere poetiche di Balestrini scritte tra il 1972 e il 1989. In quel periodo denso di avvenimenti storici di importanza capitale per l’Italia, dalla fantasia balestriniana emerge prepotente la figura della signorina Richmond, straordinaria e multiforme allegoria (dell’arte, della rivoluzione, dell’utopia?), vero e proprio «feticcio» poetico, che permette al Balestrini intellettuale e militante di affrontare la tumultuosa attualità di quel periodo da angolazioni e prospettive differenti. Una dopo l’altra passano sotto i «ferri» della signorina Richmond i personaggi e i fatti più importanti degli anni Settanta e Ottanta. Attraverso «quartine» sempre più affilate, in cui il tono satirico e comico la fa da padrone, vediamo scorrere un decennio di vita repubblicana che ha fondato i limiti e le coscienze dell’Italia attuale. Opera centrale del Balestrini poeta, la signorina Richmond appare oggi come un’operazione politica segnata da un talento smisurato e coraggioso: un miracolo di equilibrio poetico e «musicale». Completano il volume: il poema Blackout (preceduto da Vivere a Milano e seguito da Ipocalisse), dedicati agli anni dolorosi della repressione, e Non capiterà più (opera del 1972, finora inedita).


Un assaggio
Dall’introduzione di Cecilia Bello Minciacchi

Di Balestrini, che è sempre stato ed è soprattutto un contemporaneo, bisognerà fare un classico, se questo implica accostarlo alla linea di Eliot e Pound, perché anche a lui è chiaro, quanto era chiaro a loro, che il panorama della cultura occidentale è da decenni uno spettacolo di rovine, uno scenario svuotato. A lui è chiarissimo il «naufragio» di cui aveva scritto Pound – si vedano le pagine di Agamben che introducono la recente riedizione di Dal naufragio di Europa –, l’insensatezza della cultura a brandelli, la sconfitta del linguaggio, «la distruzione della tradizione». Balestrini, però, al problema ormai radicato della trasmissione di una cultura non più significante aggiunge uno scarto di senso da ritrovare tutto nel linguaggio, negli accostamenti «impreveduti» che vi fa guizzare: ammette la possibilità di scassinare i meccanismi di controllo, di aprire spiragli nelle reprimenti reti dei dogmi e delle convenzioni per guardarvi attraverso. Evidenzia fratture sociali, fa scaturire discorsi nuovi dalla giustapposizione di due o tre testi diversi forzati a incontrarsi, e concatenarsi, a costituire un meccanismo che nelle commessure, nelle giunture, è stridente e disvelante. Ricorre più spesso a lacerti del presente percepiti come frantumi, perché già il presente, con la lingua maggioritaria che lo domina, normalizzante e asfittica, è linguaggio morto. Si vedano i Cronogrammi di Non capiterà mai più, l’opera che apre la poesia di questi due decenni. I ritagli erano pezzi di presente, ma trattati già allora come reperti, nel duplice senso del ritrovamento archeologico e della prova testimoniale.
Dal fondo nero, che si può interpretare come la saturazione massima, la più coprente e cupa, quella dell’affollamento mediatico, dell’informazione gridata e coatta, forsennata, emergono solo alcune strisce strette l’una all’altra. Il fondo nero è il frastuono, l’inchiostro, il piombo vero e mai accusato (né mai sconfessato o dismesso) delle rotative, della stampa periodica che induceva (e continua a indurre) il terrore nel suo pubblico. Il nero è lo spettacolo dei media. È onnipervasivo. Quelle strisce di cronaca erano e sono tuttora reperti, eppure dicono anche, pienamente e sinistramente, del nostro presente.
[…]
Non scrive la storia, Balestrini, non quella che pretenderebbe di avere l’iniziale maiuscola, ma una storia sì, piena di fratture, ellittica, di parte. La parte di chi non ha vinto e per questo, come ha chiarito Benjamin una volta per tutte, non la scrive mai. La parte di chi ha unito la propria voce, e le proprie rivendicazioni, a quelle dei compagni. L’unica soluzione per scrivere una storia così, che sia collettiva e epica e corale, che faccia sentire le trappole del presente, la duttilità e la pluralità dei movimenti, le speranze e gli errori, l’allegria e i disinganni, e poi il rigore delle repressioni, è l’opera creativa, affine a un «atto di resistenza» contro la morte (della cultura, dei fatti, del presente). Sul terreno della poesia, della narrativa, dell’arte visiva, è possibile dare voce al popolo minoritario, che negli anni Settanta era in realtà gioiosamente preponderante e che minoritario è diventato per coercizione. Quello che è stato soffocato quando «nel 79 si rompe allora tutto si rompe tutto si è rotto», e l’ordine e il potere, leggiamo nell’Editore, spiegano le loro forze per «far fuori quella che viene definita una minoranza che invece era una maggioranza sociale in movimento di trasformazione».

ISBN: 978-88-6548-175-2
PAGINE: 512
ANNO: 2017
COLLANA: Opere di Nanni Balestrini
TEMA: Immaginari
Autore

Nanni Balestrini

Nanni Balestrini
Nato a Milano nel 1935, vive tra Roma e Parigi. Negli anni Sessanta è stato tra i principali animatori della stagione della «neoavanguardia». È autore di numerose raccolte di poesia e di romanzi di successo. Insieme a Umberto Eco, oggi anima la rivista «alfabeta2», nuova serie della storica rivista culturale «alfabeta». La casa editrice DeriveApprodi sta procedendo all'edizione completa delle sue opere.

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