Le cose non sono le cose

«Una tra le migliori narrazioni sulla condizione esistenziale dei precari»

Le cose non sono le cose

Le cose non sono le cose
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La ripubblicazione, a dieci anni dalla sua prima edizione presso il piccolo editore Fernandel, del primo romanzo di Paolo Nori, del quale DeriveApprodi nel 2000 ha editato Bassotuba non c’è, il secondo romanzo che lo ha definitivamente confermato come autore riconosciuto dal pubblico e dalla critica.
Le cose non sono le cose racconta la storia di un aspirante scrittore che tenta accanitamente di pubblicare il suo romanzo. Il protagonista, Learco Ferrari, lavora come traduttore dal russo, odia il suo lavoro ma per fortuna suona la tromba nei Bogoncelli, un gruppo letterario-musicale che sembra uscito da un film dei fratelli Marx. Con un linguaggio originale e dissacrante, Paolo Nori ci racconta una storia di resistenza umana: il tentativo di non scendere a compromessi con una quotidianità fatta di lavoro «flessibile».
Una tra le migliori narrazioni sulla condizione esistenziale di una generazione di precari di quel lavoro intellettuale esploso nel passaggio epocale al cosiddetto postfordismo. Un mix di nevrosi, disperazione e ironia giocato su un registro di scrittura orale manovrato con stupefacente sapienza.


Un assaggio

Mia nonna Carmela si chiamava Carmela.
Carmela non è un nome molto diffuso nella nostra regione, tuttavia mia nonna si chiamava Carmela. I suoi genitori a un certo punto devono essere stati a corto di nomi; mia nonna Carmela era la sedicesima di diciassette fratelli e sorelle. Le sue amiche non si sono mai potute abituare a un nome così apertamente estraneo alla nostra regione e allora la chiamavano Carmen, o Carmelina, o Carmencita.
Io, subito dopo che mi son trasferito a casa di nonna Carmela, rispondevo al telefono e mi chiedevano C’è la Carmen? Mi veniva da dire Avete sbagliato numero, ma mi trattenevo.
Negli ultimi anni della sua vita mia nonna Carmela, visto che mangiavamo insieme e dopo mangiato io stavo lì ad aspettare il caffè senza dir niente, aveva cominciato a raccontarmi le storie della sua infanzia. Mi diceva che quando era a Parma a servizio da un generale, il generale la mandava sempre in tabaccheria a comprare i sigari Virginia. E lei partiva, tutta contenta di fare un giro per strada, arrivava, il tabaccaio la guardava e lei diceva Per cortesia, i sigari… e non c’era verso di ricordarsi il nome dei sigari del generale. Tornava indietro e si presentava con la testa bassa. Il generale le diceva Brava Carmen, dammi i sigari. E lei doveva spiegargli che non li aveva presi, i sigari. Allora al generale veniva il nervoso e andava lui a prendersi i sigari. Successe cosi tre o quattro volte, non serviva neppure ripetere Virginia, Virginia, Virginia lungo la strada. Come arrivava dal tabaccaio si dimenticava e poi il generale a dire Stupida. Non era stupida, era sbadata. Questa è una delle storie che mi raccontava mia nonna Carmela mentre aspettavo il caffè, e mi piacque tanto che una volta ho anche cercato da un tabaccaio i sigari Virginia da regalare a mia nonna Carmela per il suo compleanno, ma il tabaccaio mi ha detto che ormai da molto tempo non li fanno più.
Le ho comprato una cassetta della Cinquetti con tutti i successi, primo tra tutti Non ho l’età. Meglio così, mia nonna Carmela non fumava neanche le sigarette. Solo ogni tanto, quando voleva darsi dell’importanza alle feste. Le Muratti, che le scroccava a mia mamma, e fumava in un modo strano, tenendo la sigaretta tra l’indice e il pollice e stringendo gli occhi in una fessura, come fumano quelli che non sanno fumare.
Mia nonna Carmela era sposata con mio nonno Gaspare. Come nomi erano una coppia un po’ strana e loro figlia l’hanno chiamata Liliana, che nemmeno quello è un nome molto comune. Gaspare e Carmela, mi ricordo quando ero piccolo, d’estate abitavo con loro, litigavano continuamente per ragioni alimentari. Mi ricordo che a mezzogiorno Gaspare tornava da lavorare, si sedeva a tavola, vedeva la minestrina e diceva Miracolo a Milano! Tutti i giorni diceva così e tutti i giorni Carmela gli preparava la minestrina
Mia nonna mi ha raccontato che quando eran giovani, d’estate, di secondo a Gaspare gli dava sempre la pancetta, che costava poco. E Gaspare si lamentava, Sempre pancetta. E lei gli diceva La pancetta rinfresca. Allora una volta Gaspare d’agosto è andato a mangiare con il tabarro e mia nonna gli ha detto Sei ammattito? E lui Mi è venuto su un freddo, con tutta la pancetta che ho mangiato quest’anno.
Per mia nonna Carmela il fatto che io mi fossi laureato era una cosa grande, grandissima. Ogni tanto, dopo pranzo, mi diceva che senz’altro sarei andato al Parlamento. Io le dicevo No, nonna, farò dell’altro. Infatti è andata così, ho poi fatto dell’altro.

ISBN: 978-88-89969-79-3
PAGINE: 168
ANNO: 2009
COLLANA: Narrativa
TEMA: Economia e lavoro
Autore

Paolo Nori

Paolo Nori è nato nel 1963 a Parma. Ha vissuto a lungo in Algeria e in Irak ed è poi tornato in Italia dove si è laureato in lingua e letteratura russa. Dopo la laurea ha vissuto in Russia e in Francia. Attualmente vive a Bologna. Ha pubblicato Le cose non sono le cose (Fernandel, 1999), Spinoza (2000), Diavoli (2001), Grandi ustionati (2001) e Si chiama Francesca, questo romanzo (2002) tutti per Einaudi, Storia della Russia e dell'Italia nel 2003, di nuovo per Fernandel, e nel 2004, per Feltrinelli, il romanzo Pancetta.

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