Le parole per farlo

Le parole per farlo

Donne al lavoro nel postfordismo

Le parole per farlo
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Quale rapporto lega le donne al lavoro. oggi, nell’epoca della cosiddetta produzione «postfordista»? Per il femminismo degli anni Settanta l’emancipazione coincideva con l’ingresso nel mondo del lavoro e con l’assunzione di ruoli non più marginali e subordinati: e in apparenza questo obiettivo sembra raggiunto
Di cosa parlano allora le donne di questo libro, così diverse per età, reddito, cultura, esperienze lavorative e politiche? Dalla ricerca di parole per «fare», parole che consentano di raccontare e confrontare le esperienze femminili, di ridefinire se stesse al lavoro, usando, per superarlo, il lessico del precariato della new economy, del lavoro dipendente e di quello autonomo ad alta responsabilità.
Parole che condizionano la vita, le relazioni tra donne, i rapporti con l’altro sesso dentro e fuori il lavoro, il modo di descrivere il presente e immaginare il futuro. Parole sospese tra l’intimità di una confessione o di una seduta di autocoscienza e la dimensione pubblica del lavoro o del fare politica
Le donne alle quali Adriana Nannicini dà voce non sostengono teorie né modelli precostituiti. Forniscono il racconto corale di una ricerca in divenire che non s’interroga solo sul futuro della condizione femminile, ma su quello del lavoro, della nostra società e delle nostre relazioni.


Un assaggio

Vedere, narrare, descrivere: parlare dei rapporti che abbiamo con il lavoro. È un’esigenza, questa, che si sta facendo urgente di fronte alle trasformazioni che hanno portato al modello sociale detto da più parti postfordista. Modello sociale e organizzazione del lavoro nel quale il linguaggio e i processi di comunicazione non sono soltanto rilevanti, ma costituiscono un elemento direttamente incluso nel processo produttivo, «perché il processo produttivo ha per “materia prima” il sapere, l’informazione, la cultura, le relazioni sociali»
Parlarne, ovvero trovare «le parole per dirlo». L’antico suggerimento di Marie Cardinal, che cercò, e trovò, le parole per dire cose che si stentava a sottrarre al silenzio, viene riattualizzato, con una prima sfumatura paradossale, dalla realtà lavorativa vissuta: una realtà caratterizzata dalla rilevanza delle dimensioni linguistiche e dal riconoscimento che, in particolare su questo piano, ricevono le competenze sviluppate dalle donne nel lavoro. Riconoscimento che arriva talvolta a sfiorare una sorta di deriva apologetica della femminilizzazione del lavoro, ma che certo inquadra ed evidenzia che «il modello della comunicazione è femminile. La merce immateriale altro non è se non cura delle relazioni e capacità di trasformarle in sapere»
Per quanto attiene alla sfera dei sentimenti e all’introspezione analitica, negli anni della scrittura scandalosa di Cardinal le parole sono state trovate, e sono cresciute in quantità e qualità, hanno incominciato a circolare non solo nella comunicazione diretta, ma anche su terreni un tempo impermeabili, come la filosofia: le pensatrici e le teoriche del femminismo italiano e internazionale hanno aperto nuove e importanti strade di riflessione, hanno svelato mondi e costruito linguaggi. Penso ad esempio a Rosi Braidotti, o a Donna Haraway: penso dunque alle connessioni stabilite, nei loro lavori, tra la riflessione sul linguaggio e quella sul formarsi e il venire alla luce della molteplicità dei soggetti, fino all’elaborazione del concetto di soggettività nomade
Ma il paradosso riappare in questo: che non disponiamo di un lessico capace di dire la soggettività del rapporto con il lavoro/i. E si rafforza se si pensa che il lavoro è l’oggetto centrale dei discorsi informali tra donne, occupa più spazio e riceve più attenzione che non l’amore o il sesso. E questo scivolamento di centralità non appare tanto collegato a una particolare generazione di donne quanto piuttosto a determinati luoghi e contesti lavorativi. Si può ipotizzare che, per chi lavora in situazioni d’elevata flessibilità, derivi dalla necessità di rinnovare continuamente l’osservazione e di sviluppare una conoscenza sempre più consapevole delle condizioni in cui il proprio lavorare si attua
Così il rapporto con il lavoro appare superinvestito, fino a diventare il principale, o addirittura l’unico, oggetto di passione per le donne oggi. Qualcuna suggerisce: il rapporto con il lavoro ha subìto un’erotizzazione, si è caricato di quella passione e di quei sentimenti che erano appannaggio del rapporto d’amore.

ISBN: 88-87423-92-X
PAGINE: 142
ANNO: 2002
COLLANA: Map
TEMA: Donne e femminismi
Autore

Adriana Nannicini

Adriana Nannicini è esperta di organizzazione del lavoro, formazione e consulenza aziendale. In questo libro, oltre alla sua voce figurano gli interventi dell’Università delle donne di Milano, di scienziate, registe e diverse lavoratrici, tutte più o meno note.

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