Le polaroid di Moro

«Tra politica, comunicazione ed estetica, la critica di un’immagine che ha sconvolto il mondo»

Le polaroid di Moro

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Le polaroid di Moro
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Ci sono immagini che persistono a lungo nella memoria individuale e collettiva. Immagini che segnano un’epoca, trascendendo le intenzioni e le finalità dei loro autori per vivere un’esistenza altra, legata al loro uso e riuso mediatico. Così è accaduto alle due polaroid di Aldo Moro scattate durante il suo sequestro da parte delle Brigate rosse nel 1978. Foto entrate immediatamente nel circuito informativo internazionale, scatenando reazioni contrastanti sul piano politico, culturale, estetico.
Nella prima sezione del libro viene narrato e analizzato il contesto storico, politico e sociale nel quale si è svolto l’evento, il progetto brigatista e i documenti strategici di «attacco al cuore dello Stato», la preparazione e lo svolgimento dell’azione militare, il trasporto di Moro nella «prigione del popolo», gli scatti della prima e della seconda polaroid e la loro diffusione sui giornali. Lo shock comunicativo determinato dalle immagini e l’ampio dibattito che esse suscitarono sui media e tra intellettuali e accademici. La seconda sezione è dedicata all’analisi delle interpretazioni artistiche ed estetiche delle due polaroid con contributi di sociologi, semiologi, esperti di comunicazione visiva, storici dell’arte e fotografi.

Testi di: Sergio Bianchi, Lanfranco Caminiti, Marco Clementi, Claudio D’Aguanno, Tano D’Amico, Francesco Ferrara, Giovanni Fiorentino, Francesco Galluzzi, Pio Marconi, Tiziana Migliore, Raffaella Perna, Paolo Virno.


Un assaggio

Il sequestro Moro. Una strategia allo specchio Stralcio dal testo di Pio Marconi [Secondo la “Risoluzione della Direzione strategica” del 1978 delle Brigate rosse, distribuita con il comunicato n. 4 nel corso del sequestro Moro], lo strumento con il quale viene attuata una politica dotata di aspetti riformistici e coercitivi è una nuova forma di Stato privo di legami con un territorio e di connotazioni nazionali. “Lo Stato Imperialista delle Multinazionali è la sovrastruttura […] corrispondente alla fase dell’imperialismo delle multinazionali. Suoi caratteri essenziali sono: formazione di un personale politico imperialista; rigida centralizzazione delle strutture statali sotto il controllo dell’Esecutivo; riformismo ed annientamento come forme integrate della medesima funzione: la controrivoluzione preventiva”. Un personale politico omogeneo, di formazione sopranazionale, orienta le politiche dei paesi capitalistici e ne modifica in radice gli assetti istituzionali. Da una democrazia liberale e partecipativa si passa quindi a una forma tecnocratica di potere e a una modificazione dei connotati dello Stato rappresentativo. Il primato del legislativo sancito dall’avvento della moderna liberaldemocrazia degrada a primato dell’esecutivo nella decisione pubblica. Il partito politico, quale si è formato nella tradizione democratica europea, viene ad essere modificato nello Stato imperialista delle multinazionali: non più collettore della volontà dei cittadini ma strumento di mobilitazione collettiva. L’acronimo e il concetto di “Stato imperialista delle multinazionali” sono stati sottoposti a critiche serrate e a potenti sbeffeggiamenti. In tale definizione si è vista spesso la prova della natura delirante della analisi e della progettazione brigatista. Per la verità le Br, forse proprio per aver osservato assolutamente dall’esterno la vita politica ufficiale e l’economia, danno prova di aver compreso precocemente alcuni fenomeni di trasformazione delle società industriali. […] Alcuni fenomeni sommariamente condensati nell’acronimo dello Sim (e potentemente ideologizzati) nel decennio successivo diventeranno di patrimonio comune e susciteranno riflessioni anche in quegli ambienti che definivano delirio il ragionare brigatista: la preminenza dell’esecutivo, la decisione come criterio di semplificazione della complessità sociale, la funzione dei tecnici nella gestione della cosa pubblica, l’impoverimento dei diritti di cittadinanza, l’impegno della grande imprenditoria nella politica, l’erosione della sovranità provocata dalla mondializzazione e dalla liberalizzazione dei mercati internazionali». […] Arte e informazione. Le immagini mediatiche del caso Moro nella ricerca artistica Stralcio dal testo di Raffaella Perna Trascorsi due giorni dal sequestro di Aldo Moro e dal massacro dei cinque uomini della scorta, il 18 marzo del 1978 le Brigate rosse rivendicano l’attacco, inviando alla stampa un primo comunicato con una polaroid che ritrae il leader della Democrazia cristiana nella «prigione del popolo». Nei 55 giorni successivi al rapimento le Br invieranno altri sette comunicati; a questi si aggiunge quello «falso» del 18 aprile, in cui viene segnalata la morte di Moro e indicato il Lago della Duchessa come il luogo dove recuperare il cadavere. Il 20 aprile viene recapitato il «vero» comunicato n. 7, insieme a una seconda foto di Aldo Moro, con in mano una copia de «la Repubblica» del giorno prima. Il 9 maggio l’epilogo: in via Caetani, a Roma, viene ritrovato il corpo senza vita del Presidente, rinchiuso nel bagagliaio di una Renault 4. In questo momento di grave crisi istituzionale e politica il giornalismo italiano è costretto a interrogarsi criticamente sul proprio ruolo e sul potere connesso alla propria funzione, trovandosi ad affrontare un dilemma morale di primaria importanza: decidere se pubblicare volantini, comunicati e foto inviate dalle Br, e soprattutto con quali modalità, viene avvertito dai giornalisti delle principali testate nazionali come una scelta difficile e non priva di contraddizioni. Da un lato infatti c’è la consapevolezza che pubblicare comporti in qualche modo favorire le logiche del terrorismo, agendo da cassa di risonanza per il messaggio brigatista; dall’altra si riconosce il dovere inderogabile di informare i lettori. Nonostante i dubbi, la scelta di pubblicare è la soluzione unanimemente accettata sia per motivi deontologici, sia per ragioni pragmatiche: l’aumento dei canali d’informazione, insieme alla diffusione della cosiddetta stampa di «controinformazione», rende impossibile tacere e censurare notizie relative a un fatto così importante. […]

ISBN: 978-88-6548-052-6
PAGINE: 168
ANNO: 2012
COLLANA: Fotografiche
TEMA: Anni Settanta
Autori

Raffaella Perna

Raffaella Perna vive e lavora a Roma. Si occupa di storia e critica dell'arte contemporanea e di storia della fotografia. Tra le sue pubblicazioni, oltre a diversi saggi, i volumi In forma di fotografia. Ricerche artistiche in Italia tra il 1960 e il 1970 (DeriveApprodi, 2009), Mimmo Rotella. Reportages (DeriveApprodi, 2010), la riedizione della autobiografia di Mimmo Rotella Autorotella. Autobiografia di un artista (postmedia books, 2011), Mimmo Rotella e la Galerie J (postmedia books 2012), Wilhelm von Gloeden. Travestimenti, ritratti, tableaux vivants. (postmedia books, 2013), Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni Settanta (postmedia books, 2013). Ha curato per l'Auditorium Parco della Musica di Roma le mostre Synchronicity. Record Covers by Artists (luglio 2010) e Grandi fotografi a 33 giri (cat. Postcart, 2012). Collabora con il mensile «alfabeta2».

Sergio Bianchi

Sergio Bianchi ha lavorato per il cinema e la televisione. È stato tra i fondatori della rivista e poi della casa editrice DeriveApprodi, di cui è amministratore unico e direttore editoriale. Ha curato i saggi: L’Orda d’oro. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale (Feltrinelli 2015); La sinistra populista. Equivoci e contraddizioni del caso italiano (Castelvecchi 2003); con Lanfranco Caminiti: Settantasette. La rivoluzione che viene (2004) e i volumi I, II, III de Gli autonomi. Le storie, le lotte, le teorie (DeriveApprodi 2006, 2007, 2008); con Raffaella Perna: Le polaroid di Moro (DeriveApprodi 2012); con Nanni Balestrini e Franco Berardi Bifo: Il ’68 sociale politico culturale (alfabeta2 2018). È inoltre autore di: Storia di una foto. Milano, via De Amicis, 14 maggio 1977. La costruzione dell’immagine icona degli «anni di piombo» (DeriveApprodi 2010); Figli di nessuno. Storia di un movimento autonomo (Milieu 2016) e del romanzo La gamba del Felice (Sellerio 2005).
RASSEGNA STAMPA

"Polaroid dalla Prima Repubblica" dal Corriere della Sera

Recensione di Giovanni Bianconi a "Le polaroid di Moro" di Sergio Bianchi e Raffaella Perna  - dal Corriere della Sera - La lettura, 30 settembre 2012

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"Rinascita dell'iconoclastia" da ALIAS/Il manifesto

Anticipazione a cura di Silvana e Roberto Silvestri a "Le polaroid di Moro" di Sergio Bianchi e Raffaella Perna - da ALIAS/Il manifesto, 22 settembre 2012

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"Le polaroid di Moro" da Radio Radicale - intervista a Sergio Bianchi

Intervista a Sergio Bianchi "Le polaroid di Moro" di Sergio Bianchi e Raffaella Perna - conduce Lanfranco Palazzolo, da Radio Radicale, 22 ottobre 2012

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"La sindone di Moro, simulacro di una sconfitta" da La Repubblica

Recensione di Michele Smargiassi a "Le polaroid di Moro" di Sergio Bianchi e Raffaella Perna - da La Repubblica, 27 novembre 2012

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"Il cuore dello Stato" da alfabeta2

Recensione di Andrea Cortellessa a "Le polaroid di Moro" di Sergio Bianchi e Raffaella Perna - da alfabeta2, febbraio 2013

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