Le redazioni pericolose

Le redazioni pericolose

Come fare la giornalista e vivere infelicemente

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Le redazioni pericolose è un racconto-inchiesta narrato in prima persona che punta l’obiettivo con chiarezza e senza mezzi termini su quello che accade nelle redazioni dei grandi giornali e che nessuno osa raccontare. Un irritante reportage sui soprusi, le bugie e gli (sporchi) trucchi del mestiere che dominano un mondo di giornalisti, persi sempre più fra ristrutturazioni selvagge e free-lance d’assalto. Un racconto-inchiesta narrato in prima persona, una cronaca reale e un’analisi puntuale su uno dei lavori immateriali più antichi del mondo, la parola scritta.
Sono anni che noi giornalisti/giornaliste ci interroghiamo sul senso del nostro mestiere. Abbiamo percepito una distanza sempre più grande tra ciò che cambiava nel mondo e la nostra capacità di descriverlo. Non solo. Diventa sempre più difficile lo smontaggio del senso comune, la lettura dei meccanismi con i quali si costruisce una convinzione personale e collettiva. Domande e difficoltà vissute dentro una corporazione insidiata dalle trasformazioni del modo di lavorare (nuove tecnologie) e del mercato ma che, malgrado i guai annunciati, si è sentita a lungo abbastanza sicura di sé, della propria condizione relativamente privilegiata. Stipendi più che buoni e posto fisso, almeno dopo aver superato la selezione del praticantato; potere della firma o della gerarchia in redazione; contiguità determinante con i mondi della politica e dell’economia. Con un sindacato, un ordine professionale e istituti previdenziali in grado di assicurare una reale tutela.


Un assaggio

Adesso i guai annunciati sono arrivati. Le ristrutturazioni aziendali tipiche del postfordismo investono anche le imprese editoriali. Cesare Romiti vorrebbe contratti a tempo determinato anche per le «grandi firme». I quotidiani, anche i più forti, si affidano alla promozione e alla pubblicità più che alla qualità del prodotto giornalistico. Il lettore, in Italia mai entusiasta di ciò che gli hanno propinato e gli propinano i giornali, viene blandito con scelte che forse lo riguardano poco e niente. Si ignorano i suoi veri gusti. A naso, se gli piace la televisione, editore e direttore suppongono che bisognerà inseguire quei programmi, quei linguaggi. Velocità, spettacolarizzazione, ripetizione si sostituiscono all’approfondimento, alla ricerca della verità, alla capacità di scelta e di interpretazione nel grande mare dell’informazione digitalizzata. Intanto le redazioni sono assediate dalle «nuove leve». Collaboratori precari e «disperati», come scrive in modo assai efficace l’autrice di questo racconto-denuncia. Solitari freelance, oppure reclutati nei service. Altri giovani, pochi, riescono a conquistare l’ambito articolo 1 e si scontrano con la nuova organizzazione del lavoro, dominata dalle mansioni di desk. I più anziani (anche qui, nel libro, dall’autrice, Chiara Forti, viene disegnata la figura straordinaria di un vecchio redattore messo in angolo e che accetta di starci) spesso sono ridotti a difendersi al centro del fortino assediato. Agitando un contratto sempre meno rispettato: questo mi spetta e questo no. E presentandosi come il simulacro di quella antica figura del giornalista davvero a caccia di notizie, che era e si sentiva a tempo pieno sul «teatro degli eventi». Tutti – se si eccettuano i fortunati dipendenti dei due o tre quotidiani maggiori – vivono l’insicurezza della ristrutturazione prossima ventura. Con lo spauracchio della cassa integrazione, del prepensionamento, del passaggio ad altro incarico, meno qualificato e retribuito, secondo le indicazioni delle «liste» che qualcuno, nei piani alti del potere, sarebbe sempre intento a redigere (dalla Prefazione di Letizia Paolozzi e Alberto Leiss).

ISBN: 88-87423-22-9
PAGINE: 96
ANNO: 2002
COLLANA: Map
TEMA: -
Autore

Chiara Forti

Chiara Forti è giornalista.