Economia politica del comune

Negli atti della vita quotidiana: lo sfruttamento del «comune»

Economia politica del comune

Sfruttamento e sussunzione nel capitalismo bio-cognitivo

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Ci capita spesso di salire su un treno o un autobus e trovarci a contatto con una varia umanità intenta a parlare a un cellulare, a sfogliare pagine di facebook, a inviare sms o a fare un gioco solitario. Un clima solipsistico dove la socialità umana sembra scomparsa e sostituita da una socialità virtuale, fredda. Dov’è la presenza del capitalismo in tutto questo?

Ovunque! Esso beneficia dell’uso dei dispositivi fisici – tablets, telefoni cellulari, computer portatili, iPad – e di tutti quegli accessori necessari per ricaricarli e per collegarli tra loro e con noi stessi. È soltanto la punta dell’iceberg che nasconde un meccanismo produttivo e un universo di lavoro (precario) che comprende i minatori che estraggono le materie prime, gli operai che assemblano i pezzi, i trasportatori, i magazzinieri, gli addetti ai call-center, gli ingegneri informatici e i produttori di linguaggio, i creativi di pubblicità e i venditori di illusioni e di brand.

Il tutto è finalizzato a far sì che la socialità umana, le reti relazionali, la riproduzione sociale e le conoscenze, in una parola, la nostra vita, vengano messe al lavoro e immediatamente mercificate e valorizzate per il profitto di pochi. Noi siamo la manodopera indiretta, spesso incosciente, che consente alla vita, ai corpi come ai cervelli, di essere messa a valore. Senza la nostra cooperazione sociale non c’è produzione di ricchezza: una produzione di valore che nasce dal nostro essere sociali. Lo sfruttamento del comune nasce qui. Negli atti della vita quotidiana.

Questo libro vuole indagare il meccanismo di sfruttamento e di subalternità delle nostre vite, apparentemente libere, ma inchiodate da catene invisibili e soggiogate da sirene più stringenti di quelle derivanti da una sottomissione gerarchica e diretta di potere.

Il capitalismo neoliberale è comando sulla vita, sulla nostra capacità di produrre sapere e autonomia. È possibile liberarsi da questo giogo con il quale spesso siamo conniventi? Qui sta la scommessa della nostra sopravvivenza e della nostra libertà.


Un assaggio

«La crisi finanziaria del capitalismo cognitivo apre la strada al capitalismo bio-cognitivo. Il prefisso bio è dirimente. Indica che l’accumulazione capitalista attuale si identifica sempre con lo sfruttamento della vita nella sua essenza, andando oltre lo sfruttamento del lavoro produttivo certificato come tale e quindi remunerato. Il valore-lavoro lascia sempre più spazio al valore-vita. Si tratta di un processo allo stesso tempo estensivo e intensivo. Estensivo perché l’intera vita nelle sue singolarità diventa oggetto di sfruttamento, anche nella sua semplice quotidianità. Nuove produzioni prendono piede. La ri/produzione sociale, da sempre operante nella storia dell’umanità, diventa direttamente produttiva ma solo parzialmente salarizzata; la genesi della vita (la procreazione) si trasforma in business; il tempo libero viene inscatolato, al pari delle relazioni amicali e sentimentali, all’interno di binari e di dispositivi che, grazie alle tecnologie algoritmiche, consentono estrazione di plus-valore (valore di rete); i processi di apprendimento e di formazione vengono inseriti nelle strategie di marketing e di valorizzazione del capitale; il corpo umano nelle sue componenti sia fisiche che cerebrali diventa la materia prima per la produzione e la programmazione della salute e del prolungamento della vita, grazie alle nuove tecniche bio-medicali. Intensivo perché tali processi si accompagnano a nuove modalità tecniche e organizzative e a nuovi processi di mercificazione.
La vita messa in produzione, e quindi a valore, si manifesta in primo luogo come intrapresa di relazioni umane e sociali. La cooperazione sociale, intesa come insieme di relazioni umane più o meno gerarchiche, diventa la base dell’accumulazione capitalistica. Ma non basta: è sempre più lo stesso corpo umano e le sue parti a essere oggetto di mercificazione e di produzione diretta di valore di scambio».

ISBN: 978-88-6548-206-3
PAGINE: 224
ANNO: 2017
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Beni comuni, Debito e crisi
Autore

Andrea Fumagalli

Andrea Fumagalli è docente di economia all'Università di Pavia. È stato fondatore della rivista «Altreragioni». Con Sergio Bologna ha curato Il lavoro autonomo di seconda generazione (Feltrinelli, 1997). Altri suoi lavori sono: Bioeconomia e capitalismo cognitivo (Carocci, 2007) e La moneta nell'impero (insieme a Christian Marazzi e Adelino Zanini, ombre corte, 2002).

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