L’errore del maestro

«Un racconto antropologico dei Vangeli»

L’errore del maestro

Per una lettura laica dei vangeli

L'errore del maestro
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Se leggiamo i Vangeli come farebbe un antropologo, senza sovrapposizioni religiose o teologiche, ci accorgiamo che raccontano un’altra storia, quella di un predicatore ebreo che annuncia l’imminenza del regno di Dio. Fatto oggetto di accuse poco chiare, si presenta privo di difese di fronte agli accusatori. Fallisce il suo scopo. Si era sbagliato. Lo crocifiggono. I Vangeli sono semplici documenti biografico-religiosi, che cercano di rendere conto di un fallimento. Prima di essere trascritti, venivano trasmessi oralmente, in un ambiente per lo più illetterato, passando il messaggio di bocca in bocca e deformandone e modificandone il senso.
È così che dal racconto doloroso e disperato di un fallimento, i testimoni, i discepoli e i seguaci, anziché disperdersi e rinunciare a prepararsi all’avvento del regno, cominciano a elaborare un significato nascosto della storia insensata del maestro. Non hanno altro intento che questo. Non vogliono fondare una nuova religione, ma dare dignità al crocifisso. La storia narrata intreccia in modo inestricabile la diffusione della predicazione del maestro con la conclusione imprevista della sua vita. Questo fa dei Vangeli un testo incompiuto per essenza, da leggersi tra i testi, meravigliosi e complicati, sempre da rifare, così come è sempre da rifare la storia «sbagliata» del maestro.
È dall’errore, per successive reinterpretazioni, interpolazioni, modifiche, che nei secoli successivi nascerà una potentissima religione e verrà scoperto un nuovo valore morale, ma anche un nuovo strumento di oppressione politica. Tutto per sbaglio e per amore.


Un assaggio

Dall’introduzione di Brunella Antomarini
I Vangeli detti di Matteo, Marco, Luca e Giovanni sono bellissimi. Prima di essere trascritti, erano racconti passati di bocca in bocca, secondo l’uso tipico dell’ambiente orale. Raccontano la vita di un predicatore ebreo che avvertiva dell’imminenza del regno di Dio, interpretava le Scritture nel modo che lui riteneva più autentico. Fatto oggetto di accuse non chiare, apparve privo di difese di fronte agli accusatori. Il regno non si realizzò. Fallì il suo scopo. Si era sbagliato. Aveva tradito la fiducia dei discepoli. Venne imprevedibilmente crocifisso.
Ora è questo che rende il caso interessante. Il gruppo dei discepoli, anziché disperdersi, comincia a percepire la biografia del maestro come sintomatica di una verità nascosta. Si tratta, per loro, di dare senso a un evento insensato, non di fondare una nuova religione.
Tutto quello che recitano e diffondono è il tentativo di giustificare gli avvenimenti contraddittori e l’idea di amore per i nemici, perdono, rinuncia, martirio, umiltà non sono se non percezioni «religiose» e rituali del fallimento del maestro. Come diventano parti fondamentali di una nuova religione? Attraverso il ricordo dei seguaci. Nel ricordare il maestro, devono strutturare il suo errore, come se avesse un senso recondito, che introiettano e diffondono nella sua contraddittorietà e questa contraddittorietà ne rafforza l’efficacia, finché il messaggio non comincia a prendere l’aspetto di un valore morale, finché la sua non replicazione gli dà esistenza.
Ma come fanno i discepoli a convincersi che ci dev’essere un altro modo di vedere le cose, che non è quello appartenente alla tradizione (la predicazione delle Scritture), né quello che ha condannato Gesù come un criminale?
La storia narrata dai discepoli intreccia in modo inestricabile la diffusione della sua predicazione con la conclusione imprevista della sua vita. Questo fa dei Vangeli un testo meraviglioso e complicato, da cui si trarranno nei secoli una nuova religione, con le sue regole, i suoi riti e comportamenti morali, una nuova idea di trascendenza, un nuovo modo di dominazione politica. Questo libro cerca di capire come i documenti chiamati poi Vangeli siano stati, molto al di là delle intenzioni dei loro redattori, la fonte di un pensiero che nasce da un caso sfortunato.
Subito dopo la morte del maestro, i discepoli ne narravano le vicende ricordandole a memoria e quindi in modo personale. La trasmissione che avveniva in forma orale produceva necessariamente varianti e aggiunte interpretative, che non venivano più controllate o corrette, dal momento che gli apostoli si disperdevano a Occidente e a Oriente. I documenti rimasti, poi selezionati e canonizzati, dovevano inevitabilmente portare formule comuni e interpolazioni, retrodatazioni e aggiunte. Il senso dei Vangeli è perciò intrinsecamente narrativo e vicino a un’opera d’arte: si dispiega nel tempo, rinasce continuamente nelle diverse ricezioni e interpretazioni, risolve problemi di incongruenza e ne crea altri; l’opera assomiglia all’universale fantastico vichiano, diventa autorevole per il solo fatto di essere collettiva, una responsabilità anonima, condivisa e distribuita, senza nessuna garanzia d’autorità né d’autenticità.
Gli evangelisti sono redattori collettivi, che fanno capo ai primi testimoni, di cui mantengono la «firma». Ma anche Museo e i poeti antichi si firmavano col nome di Orfeo – universali fantastici, produzioni collettive senza autore, senza intenzione. La narrazione, la recitazione, la scrittura, la trasmissione sono mezzo e scopo dell’opera. Possiamo cercare di capire, senza pretese filologiche e senza sovrapposizioni religiose, laicamente, questa storia narrata, prima che in documenti scritti, nelle versioni orali che possiamo desumere dall’analisi testuale.
Gesù è un uomo, probabilmente esistito, di cui è stata raccontata la storia. La sua divinità viene costruita dalle generazioni successive. Quindi possiamo leggere i Vangeli come un documento biografico, provocato da fatti reali che, raccontati provocano a loro volta il propagarsi di una notizia (Vangelo, annuncio) a macchia d’olio, non solo geografica, ma anche psicologica, narrativa, sociale, in forma di contagio e di replica non lineare, senza nessuna motivazione razionale se non quella di propagarsi; e la notizia trasmessa oralmente provoca la sua stessa distorsione e la distorsione provoca, proprio perché contraddittoria e insieme favolosa, l’emergere di una nuova idea religiosa. E questa idea non è né vera né falsa, né superiore né eretica, ma semplicemente potente, contagiosa.

ISBN: 88-89969-11-3
PAGINE: 96
ANNO: 2006
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Antropologia ed etnografia, Pensiero eretico
Autore

Brunella Antomarini

Brunella Antomarini insegna estetica e filosofia contemporanea alla John Cabot University a Roma. È autrice di numerosi articoli e saggi di argomento filosofico-antropologico pubblicati in Italia e all'estero.

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