…ma l’amor mio non muore

«Una critica ironica, divertita, colta, cattiva allo stato presente delle cose»

…ma l’amor mio non muore

origini documenti strategie della «cultura alternativa» e dell'«underground» in Italia

Aa.Vv.

…ma l'amor mio non muore
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Le vicende editoriali di …ma l’amor mio non muore sono piuttosto travagliate. Pubblicato per la prima volta per la casa editrice Arcana nel 1971, rischiò il sequestro. Cosa che non accadde soltanto perché tutte le copie di quell’edizione furono vendute prima e andarono esaurite. Ripubblicato all’interno della collana «DeriveApprodi» presso la casa editrice Castelvecchi nel 1997, andò di nuovo rapidamente esaurito. Testo cult della storia del movimento antagonista italiano, ha meritato ora di essere riproposto.
All’interno troverete consigli utili su come fabbricare bottiglie incendiarie o su come difendersi dai gas lacrimogeni. Ricette per gli infusi di marijuana e per la produzione casalinga di sostanze stupefacenti. Indicazioni su come installare un ripetitore radio pirata o fare una serigrafia. Troverete le voci in presa diretta dei situazionisti, dei beat, dei capelloni, degli autonomi, di quelle avanguardie che da lì a poco si sarebbero estinte. Troverete volantini, racconti, stralci di giornali, cronache vere e false, illustrazioni, fumetti. Un’antologia di quella rivolta esistenziale, prima ancora che politica, che avrebbe incendiato gli anni Settanta italiani. Una critica ironica, divertita, colta, cattiva allo stato presente delle cose.

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Un assaggio

Uno spettro si aggira per l’Europa della moneta unica, lo spettro del 1968. Come esorcizzarlo? Banalizzandolo a spettacolo per cialtroni, sognatori e terroristi, oppure promuovendolo ad affare estetico, con le sue esigenze di cassa. L’importante è che non sembri assolutamente la rivolta di una generazione che aveva in qualche modo compreso l’inarrestabile decomposizione della modernità
Le vicende del libro sono narrate nella nota alla seconda edizione (a p. 256), qui non occorre aggiungere altro per un mondo senza memoria. Le vicende derisorie della politica di oggi, invece, rendono ancora più clandestina quella giovanile civiltà dell’impazienza che volle giudicare gli orrori del buongoverno con la poesia della vita corrente. Da tempo, del resto, nessuno sa più leggere nell’avidità senza limiti delle passioni una critica pratica al monopolio delle apparenze, tuttavia, quel lontano appello alla diserzione non poteva essere più legittimo
Ha scritto con arguzia Guillaume Apollinaire: «Voilà la poésie ce matin et pour la prose il y a les journaux! Il y a les livraisons à 25 centîmes pleines d’aventures policières…». Quanto a noi, aspettiamo un’altra rivolta ancora per fare i conti con le amare certezze di un’epoca nemica di ogni cambiamento e di ogni entusiasmo. Nell’attesa siamo recidivi, in L’agonia e i suoi sarti, uscito trent’anni dopo, nell’époque des sommeils, sempre con DeriveApprodi, abbiamo rifatto i bilanci, ma questa volta l’amarezza del libro ha reso aspro il cammino del lettore. Laveno, ottobre 2003 (dalla Nota alla terza edizione).
Una strana avventura. Nessun punto di questo libro meritò l’interesse di un magistrato, ma nel suo complesso fu definito da uno di questi (Vittorio Occorsio) «espressione di un atteggiamento sovversivo, inconcepibile e imperdonabile». A causa di circostanze fortuite esso fu conosciuto, prima dei suoi lettori, dalla Procura della Repubblica di Roma, che consigliò al suo editore (Raimondo Biffi) e al suo autore di evitare di distribuirlo pena l’arresto e poi un rinvio a giudizio per istigazione a delinquere. (Un arresto educativo, va da sé!). Così, questo libro dormì un paio di anni in un magazzino da cui uscivano solo le copie destinate agli amici e alla distribuzione «alternativa» – come si diceva allora. In seguito, sollecitati da più parti, l’editore e l’autore decisero di farlo “transitare» dalla più tollerante Francia e di “re-importarlo” in Italia tramite un distributore di Marsiglia. Poco alla volta, in questo modo, le diecimila copie della prima edizione finirono per arrivare a destino. Nel frattempo, il terrorismo di Stato aveva alzato il tiro e il «sogno di maggio» – stretto d’assedio tra violenza e penuria – si era trasformato in un “delirio” di cui si ricordava con “simpatia” un solo slogan coniato in qualche ufficio della «disinformazione»: «L’immaginazione al potere». È il caso di aggiungere che il potere non si delega a nessuno, ma va soppresso, e che l’immaginazione dà i suoi frutti solo se impiegata – accanto alla passione – nell’avventura della vita corrente
L’aspetto grafico e il tono, tra il divertito e il disinvolto, di questo libro avevano lo scopo d’ingannare. La sua intenzione strategica era di “innescare” praticamente (… ah, il primo Lukacs, non si scorda mai!) nuovi conflitti tra la gestione dell’informazione da parte dei poteri costituiti (Chiesa, Stato, poteri più o meno segreti, Sindacato) e la fatticità del vero, cioè il suo sogno di sovversione nel segno della libertà
Lo stile, poi, era quello di un rinnovato incontro tra ciò che restava di vivo delle esperienze delle avanguardie storiche (Dada, soprattutto) e le inedite forme della critica radicale che si annunciava per quello che sarebbe stata, la vera erede della fine del politico; una fine per altro sanzionata dagli ultimi scontri di classe del biennio 1968-1969. Tutto, infatti, annunciava la fine di un’epoca, ma il «gauchisme» si ostinava ad immaginarla come un inizio intanto che la «Commissione Trilaterale» ordiva nuove strategie di domesticazione sociale attraverso il mito dell’abbondanza fittizia di merci inutili e la «costruzione di situazioni» che inducessero all’apatia sociale (cito alla lettera da un documento del 1975)
Gli anni che ci separano dalla sua prima pubblicazione hanno giustamente reso anacronistici i suoi aspetti pratici – il suo menu sovversivo! – ma non hanno smentito la sua tensione critica contro una società che ha fatto della banalità universale la base del suo governo degli uomini e delle risorse. Saint Martin-de-Ré, 9 aprile 1997
In un bar davanti all’Oceano e a qualche bicchiere vuoto di Calvados… (dalla Nota alla seconda edizione)

ISBN: 88-88738-21-5
PAGINE: 256 con illustrazioni
ANNO: 2003
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Anni Settanta, Immaginari, Media-strategie, Movimenti

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