Malati di confine

«Un viaggio tra i migranti attraverso luoghi e speranze»

Malati di confine

Diario di viaggio tra i migranti

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Questo libro riporta fatti di cronaca e grumi di realtà, tranches de vie e storie di migrazioni, un giro di vite sospese: un mondo sempre in movimento, in bilico tra presente e futuro. Un inviato, di quelli all’antica, non è solo un giornalista. È soprattutto un viaggiatore, nel senso – quasi magico – di Goethe o di Stendhal.
Infatti, un viaggio attraverso luoghi e genti, diversi e in evoluzione, è sempre anche un viaggio nel tempo. I personaggi che compaiono in Malati di confine sono quelli che «hanno fatto» questi ultimi anni e, insieme, coloro che ne sono stati oscuri e privilegiati testimoni: i migranti. Dal rogo (con morti) in un centro di accoglienza di Trapani a Trieste città-confine (dell’anima), passando per un dedalo di industrie, piccole e grandi, alle campagne assolate e desolate fino al rapporto – da boom economico – tra banche e immigrati. E ancora dai mori di El Eijdo in Spagna alla Gran Bretagna, dagli scontri di Bradford alla Francia delle dodici leggi sull’immigrazione in dodici anni, sino a una strana coppia, mercanti di clandestini a Lubiana. Oltre l’Oceano, il racconto a tinte forti del Venezuela, terra di migrazioni e miserie.
Un libro-rebus, Malati di confine. Perché solo i particolari, le trame minime, costituiscono l’ordito della storia, i fili da riannodare per cogliere, di un’epoca, ciò che i fatti (col volto delle istituzioni) non dicono.


Un assaggio

«Credere che la società interculturale si sviluppi spontaneamente senza investire risorse umane, professionali e strutturali, è una pia illusione». È l’analisi di Daniel Cohn-Bendit. Che dovrebbe far riflettere. Lo stesso intellettuale individua nelle donne, le donne migranti, un formidabile bagaglio di conoscenza e di solidarietà per la società occidentale. Lo stesso mondo che una intelligente ricerca dell’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere) ha condotto per conto della Commissione europea in una Regione come il Friuli-Venezia-Giulia e, più in generale, nella società del Nord-Est, da sempre aperta alla storia delle migrazioni. Eppure, lo spaccato di questo particolare segmento della società straniera trapiantata in quest’area italiana non è affatto confortante. E tra gli aspetti più negativi, purtroppo, spiccano quelli dell’universo femminile. Oggi in questa regione sono regolarmente residenti quasi 19.000 donne straniere, di cui 16.000 provenienti da Paesi extracomunitari. Nelle quattro città della Regione – Trieste, Udine, Gorizia e Pordenone – le migranti rappresentano una quota rilevante: circa il 50% del totale degli immigrati. Ecco le prime anomalie. Sono proprio le donne a essere colpite dalla discriminazione. Sono disoccupate (solo 25 su 100 hanno un’occupazione continuativa), impiegate male, al di sotto delle reali capacità e delle professionalità (nel 77% dei casi) o sono esposte a proposte legate al mercato del lavoro nero o a situazioni di diffusa illegalità e alla prostituzione, nel 13 per cento dei casi
Responsabili di una ricerca esaustiva, condotta da uno staff transnazionale, sono Oberdan Ciucci e Lucio Gregoretti, presidente regionale dell’Anolf. In 52 casi su 100, le donne straniere residenti in Regione sono laureate, ma 77 su 100 non sono messe nelle condizioni di mettere a frutto le proprie capacità professionali. Le occupazioni disponibili, infatti, sono sempre le stesse: il lavoro domestico, l’assistenza ai bambini o agli anziani, mentre in 13 casi su 100 si registrano proposte illegali. Ai ricercatori dell’Anolf solo il 50% delle intervistate ha risposto «di trovarsi bene in questa regione dell’Italia». Il segnale di un disagio generalizzato e di un certo disagio ormai consolidato emerge da un’altra angolatura dell’indagine: il 33% delle donne migranti rivela di «sentirsi accettata, ovvero semplicemente tollerata»
Con un tasso medio d’immigrazione al 4% – a fronte di una media nazionale dell’1,5% – il Friuli-Venezia-Giulia è una delle zone del Paese a più elevata concentrazione di cittadini stranieri. Ma l’analisi su lavoro-sessi-integrazione si modifica radicalmente se si prendono in considerazione i migranti di sesso maschile e il mondo occupazionale del Nord-Est, area comunemente definita regione del miracolo.

ISBN: 88-87423-59-8
PAGINE: 142
ANNO: 2002
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Migranti e pensiero post-coloniale, Razzismo
Autore

Massimiliano Melilli

Massimiliano Melilli (Comiso, 1968) è giornalista Rai e scrittore. Articolista dell'«Unità», scrive anche per «Diario» e «Narcomafie». Ha pubblicato Punta Galera. Il romanzo di Antonio Gramsci a Ustica (Giunti, 2001), La civiltà del sorriso con Mimmo Liguoro (Giunti, 2001), Europa in fondo a destra. Vecchi e nuovi fascismi (DeriveApprodi 2003), Mi chiamo Alì… Identità e integrazione: inchiesta sull'immigrazione in Italia (Editori Riuniti, 2003).

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