Media Activism

«Una mappa dei media indipendenti globali»

Media Activism

Strategie e pratiche della comunicazione indipendente

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«Media Activism è un libro operativo, una scatola degli attrezzi, un manuale e una cartografia dell’attivismo mediatico degli anni a venire».
Indymedia, Adbuster, Candida Tv, Etoy, Radio Gap sono alcuni dei nomi più noti dei network di comunicazione e informazione indipendenti nati negli ultimi tempi.
Su scala nazionale e internazionale, da alcuni anni si vanno diffondendo e affermando diversi poli di informazione alternativa. Le nuove tecnologie hanno infatti dato a chiunque la possibilità di improvvisarsi e diventare «media», dalla diffusione di notizie in rete alla vera e propria produzione di televisioni. I media indipendenti non sono allora semplicemente serviti al popolo globale per incontrarsi, organizzarsi e decidere cosa fare in occasione delle contestazioni dei vertici internazionali, ma hanno svolto anche una grande campagna di informazione e produzione di cultura. Su questi eventi, in rete circolano migliaia di filmati, video, testi, comunicati, analisi, documenti audio, illustrazioni. E in tutto il mondo milioni sono le persone che quotidianamente si connettono ai network per avere notizie in tempo reale, per seguire gli avvenimenti in diretta e per avere un’informazione più libera e ritenuta, quindi, attendibile.
Questo libro è una mappa dei media indipendenti sparsi per il globo. Come sono nati, quando, con quali intenzioni. Quali forme comunicative adottano, quali strumenti. Come è possibile ritrovarli sulla Rete. Ma è anche un manuale che dimostra come bastino poche tecnologie per fare comunicazione.
Community lettori, versione digitale e think-tank: www.rekombinant.org/media-activism
Interventi di: Mario Agostinelli, Matthew Arnison, Become Your Super Hero Project, Franco Berardi (Bifo), Bitsurs, Andrea Borgnino, Silvano mcsilvan Cacciari, Claudio Calia, Center for Digital Democracy, Lavo Cuciva, Vito Di Marco, Fair, David Garcia, DeeDee Halleck, Evan Henshaw-Plath, Janine Jackson, Claudio Jampaglia, Geert Lovink, Macchina, Lorenzo Maiorino, Raoul Marroquin, Stephen Marshall, Agila Mediattivista, Megachip, Federico Micali, Federico Montanari, Jason Nardi, Teresa Paoli, Matteo Pasquinelli, Denis Rojo, Davide Sacco, Sherwwod comunicazione, Nicole Smits, Society for Old and New Media, Paolo Soglia, Marco Trotta, Ugo Vallauri.


Un assaggio

I «media tattici» nascono quando i media a basso costo e fai-da-te, resi possibili dalla rivoluzione dell’elettronica di consumo e da estese forme di distribuzione (dal cavo ad accesso pubblico a Internet) vengono sfruttati da gruppi e individui che si sentono danneggiati o esclusi dalla cultura dominante. I media tattici non si limitano a riportare gli eventi: poiché non sono mai imparziali, prendono sempre parte a essi ed è questa, più di ogni altra, la cosa che li separa dai media ufficiali tradizionali. Di recente un’etica e un’estetica «tattiche» ben distinte sono emerse attraverso le opere dei video artisti. All’inizio era solo un’estetica veloce e sporca, che poi, nonostante sia uno stile come un altro, ha finito (almeno per quanto riguarda il video) per simboleggiare tutto il «cinema verità» degli anni Novanta
I media tattici sono mezzi di crisi, critica e opposizione. Questa è la fonte del loro potere («la rabbia è energia», John Lyndon) e nello stesso tempo il loro limite. I loro tipici eroi sono: l’attivista, il guerriero mediatico nomade, il pranxter, l’hacker, il rapper di strada, il videomaker kamikaze. Essi sono gli «oppositori gioiosi», sempre in cerca di un nemico. Ma una volta che il nemico è stato identificato e sgominato è l’attivista dei media tattici ad andare in crisi. Allora (malgrado i loro successi) è facile deriderli con gli slogan della destra: «politically correct», «victime culture» ecc. Filosoficamente parlando, sono la politica dell’identità, la critica dei media e le teorie della rappresentazione (il fondamento di molti media tattici occidentali) a essere in crisi. Questo modo di pensare è visto dai più come un residuo ingiustificato e repressivo di un umanismo fuori moda. Credere che la questione della rappresentazione sia oggi irrilevante vuol dire credere che i veri cambiamenti nella vita di gruppi e individui non siano influenzati dal tipo di immagini che circolano in una data società. E il fatto che non vediamo più i mass media come unica e sola fonte della definizione della nostra identità, può rendere questi argomenti più complicati, sdrucciolevoli, ma non certo ridondanti
I media tattici sono una forma elevata di umanesimo. Un utile antidoto contro quello che Peter Lamborn Wilson descrive come «l’incontrastato dominio del denaro sull’essere umano», ma anche un antidoto contro le forme di scientismo tecnocratico che nuovamente riemergono e che, sotto la bandiera del post-umanismo, tendono a limitare la discussione ai fini dell’uomo e alla solidarietà sociale. Che cosa rende i nostri media «tattici»? In The Practice of Every Day Life, De Certeau ha analizzato la cultura popolare non come «dominio dei testi o dei manufatti, ma come insieme delle pratiche e delle operazioni realizzate sul testuale o su strutture testuali». Ha spostato l’enfasi dalle rappresentazioni agli usi fatti delle rappresentazioni. In altre parole, al modo in cui noi, consumatori-fruitori, usiamo i testi e i manufatti che ci circondano. E la risposta che ha suggerito è stata che lo facciamo «tatticamente», ovvero in un modo molto più creativo e ribelle di quanto prima potessimo immaginare. De Certeau ha descritto il processo di fruizione e consumo come una serie di tattiche tramite le quali il debole può usare il forte. Egli caratterizza l’utente ribelle (termine che preferisce a «consumatore») come «tattico» e il produttore presuntuoso (tra i quali egli include autori, educatori, curatori e rivoluzionari) come «strategico». La definizione di questa dicotomia ha fatto sì che si producesse un vocabolario di tattiche abbastanza ricco e complesso da creare un’estetica ben distinta e riconoscibile. Un’estetica esistenziale, fatta di abili espedienti: ingannare, leggere, parlare, spendere, desiderare. I trucchi intelligenti, l’astuzia del predatore, le manovre, le situazioni polimorfiche, le scoperte gioiose, un’estetica di poesia ma anche guerriera (dal saggio di David Garcia e Geert Lovink, «L’Abc dei media tattici»).

ISBN: 88-87423-87-3
PAGINE: 240
ANNO: 2002
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Immaginari, Media-strategie
Autore

Matteo Pasquinelli

Matteo Pasquinelli è un media-attivista. Ha contribuito a dar vita alla sezione italiana di Indymedia, ha partecipato alle esperienze di tivù di strada, è animatore del sito Rekombinant.

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