Memorie di Giulio Bonnot

«Avevo il diritto di vivere la felicità che mi era sempre stata negata. Non me lo avete concesso. E allora, è stato peggio per me, peggio per voi, peggio per tutti».

Jules Bonnot

Memorie di Giulio Bonnot

Raccolte da un «copain» e autenticate da Paolo Valera

I clamorosi rossi dell’automobile grigia

Memorie di Giulio Bonnot
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Questo libro, pubblicato per la prima e unica volta nel 1913, è la storia delle avventurose gesta della famigerata «Banda Bonnot», narrata dal suo unico anonimo sopravvissuto.
La banda – composta da un gruppo di militanti anarchici in bilico tra criminalità comune e attivismo politico – in una manciata di mesi del 1912 mise in atto a Parigi una clamorosa serie di rapine in banche e abitazioni di ricchi borghesi. Il gruppo si costituì intorno alla figura carismatica di Jules Bonnot, anarchico, operaio e autista di Arthur Conan Doyle, ideatore del personaggio di Sherlock Holmes, per il quale aveva lavorato in Gran Bretagna nel 1910. Tornato a Parigi, Bonnot fu introdotto negli ambienti del giornale «l’anarchie» e con altri giovani scelse di intraprendere una lotta illegale – disperata e suicida – contro l’ordine sociale capitalistico, colpendo i borghesi in ciò che stava loro più a cuore: il denaro.
La banda, che agiva in pieno giorno con lo scopo di indurre il massimo terrore, sorprese tutti per la propria audacia. Fu, ad esempio, la prima a usare automobili di grossa cilindrata – appositamente rubate per le rapine – con un notevole vantaggio sulla polizia. Parte dei soldi «espropriati» vennero utilizzati per sostentare gli ambienti radicali dell’anarchismo parigino. Dopo mesi di smarrimento, la polizia riuscì a reagire e, in poco tempo, sterminò il gruppo e la sua vasta rete di sostegno. Bonnot venne ucciso dopo un lungo assedio nel suo rifugio, al quale parteciparono un numero spropositato di poliziotti, guardie repubblicane e volontari. Furono proprio le modalità della sua morte a mitizzarne la figura di ribelle e di «terrorista» ante litteram.


Un assaggio

«Ci sono periodi in cui bisogna morire per insegnare a vivere. […] Io anelo alla gioia di vivere. Vivere, vivere, vivere! Vivere senza limitazioni, senza ostacoli, senza preoccupazioni. Slegato nell’agiatezza, nei piaceri, nei gusti, nei desideri. Un mese di vita propria compensa di dieci anni di vita imprigionata nell’atmosfera degli schiavi e degli schiavisti. […] Tutto, farò tutto, purché io viva in tutta la intensità della felicità. Tutto, tutto! […] I tumulti, le insurrezioni, i complotti, le sedizioni, gli ammutinamenti, le eruzioni popolari contro le leggi antisociali sono manifestazioni sagge, da gente equilibrata. Non c’è altro. Se si è fatta della strada è grazie a questi urti, a queste febbri, a queste convulsioni. Per gli sciocchi sono eccessi di follia. Per me sono movimenti utili, razionali, indispensabili nella società del mio e del tuo. Senza di esse saremmo ancora alla Vandea odiosa della gente che moriva o voleva morire per i diritti patrizi e bestiali del feudalismo. […] Avevo il diritto di vivere la felicità che mi era sempre stata negata. Non me lo avete concesso. E allora, è stato peggio per me, peggio per voi, peggio per tutti». Jules Bonnot

ISBN: 978-88-6548-040-3
PAGINE: 112
ANNO: 2012
COLLANA: Narrativa
TEMA: Plebi e moltitudini
RASSEGNA STAMPA

"Una banda dal grilletto facile" da Il manifesto

Recensione di Valerio Evangelisti a "Memorie di Giulio Bonnot" - da Il manifesto, 18 febbraio 2012

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VEDI ANCHE

"L’anarchia parigina del primo ’900 nelle pagine del comasco Paolo Valera" da L'Indipendenza

Recensione di Paolo Bernardini a "Memorie di Giulio Bonnot" - da L'Indipendenza, 03 giugno 2013

 

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