Non esiste la rivoluzione infelice

Destituire il presente

Non esiste la rivoluzione infelice

Il comunismo della destituzione

Non esiste la rivoluzione infelice
€11,05
€13,00
Lista dei desideri

A cento anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, a fronte della crisi di civiltà che attraversa il mondo, è ancora possibile pensare, e progettare, il comunismo? Sì, dice l’autore di questo libro, a condizione però di ripensare radicalmente la tradizione dei movimenti rivoluzionari che si sono succeduti nell’ultimo secolo.
E la prima domanda a base di questo ripensamento non è quella del come costituire giuridicamente un nuovo ordine delle cose, ma come destituire – a livello giuridico, etico ed esistenziale – il presente, questo nostro presente che si presenta come «un cubetto di ghiaccio nel quale è contenuto il passato che non passa e il futuro che non viene».

Questo testo si confronta da un lato con i momenti rivoluzionari vissuti negli ultimi anni – dall’insorgenza argentina del 2001 a Occupy Wall Street negli stati Uniti, dagli Indignados spagnoli alla rivolta contro la loi travail in Francia, dalla Val di Susa alle primavere arabe – cercando di afferrarne i contenuti inediti e dirompenti e, dall’altro, inserendosi lungo una discontinua e frammentaria linea teorica che corre da Walter Benjamin a Giorgio Agamben, cercando di mettere in luce il significato fecondo di una potenza destituente il cui nuovo motto è: «Chiamiamo comunismo il movimento reale che destituisce lo stato di cose presenti».

La guerra civile e l’amore, l’architettura bolscevica degli anni Venti e la spiritualità militante, i divenire rivoluzionari e la quotidianità, la solitudine e la festa, la felicità e l’assenza di speranza, sono tra gli indici di questa ricerca.


Un assaggio

Quando finalmente si raddrizzerà un poco il mondo rovescio?
Franz Kafka a Milena Jesenká Pollak

Come un’epoca diviene un’era e da questa nasce un nuovo eone?
Oppure.
Come una rivolta si trasforma in un’insurrezione e questa in una rivoluzione?
Sono secoli che ogni generazione si ritrova sospinta contro questo irrisolto, e sempre inderogabile, quesito. Si potrebbe dire che dei rivoluzionari vengono al mondo nel momento stesso in cui degli individui rivolgono a se stessi quella domanda e cominciano, insieme ad altri, a elaborare delle risposte. È un combattimento mondano e spirituale che ha dato vita a sperimentazioni audaci e avventure strabilianti le quali, è vero, il più sovente sono state sconfitte. Oppure spesso accadde che la lotta abbia avuto termine per l’abbandono dell’interrogante. Le astuzie della Storia hanno sempre avuto la meglio sullo scandalo della verità. Perciò Franz Kafka diceva che per i movimenti spirituali rivoluzionari, i quali sono sempre movimenti contro la Storia, è come se nulla fosse ancora accaduto. Ciononostante, o proprio per questo, la domanda risorge ogni volta dalle rovine del tempo. Intatta.
Arrivati al termine di una civiltà – la nostra, quale altrimenti? – l’interrogazione si carica d’urgenza, veste un carattere indilazionabile, si fa anche più circostanziata, diviene la riflessione silenziosa di un’inquietudine sempre più diffusa. Sono domande semplici in fin dei conti, ripetute più volte e da luoghi distanti tra loro. Come mettere fine a un dominio che non vuole finire? Come mettere fine alla miseria di un’esistenza il cui significato fugge da ogni lato? Come mettere fine a questo presente, la cui pianta architettonica somiglia a quella di una cella abbastanza capiente da contenere un’intera popolazione? Come mettere fine a una catastrofe che non potendo più avanzare, poiché è già ovunque, ha cominciato a scavare fin sotto i piedi dell’Angelo della storia? E infine, soprattutto: come fare a spostare l’asse del mondo orientandola sull’ascissa della felicità? La risposta è inseparabile dalla domanda la quale, per questo, deve restare immobile ma aperta all’uso di chiunque la senta affiorare dentro di sé. La vera dottrina consiste di sole domande, affermava lo storico della cabala. La risposta allora si iscrive nell’esistenza, quando questa arriva a coincidere integralmente con la domanda.

 

ISBN: 978-88-6548-196-7
PAGINE: 216
ANNO: 2017
COLLANA: FuoriFuoco
TEMA: Contro-culture, Filosofia, Movimenti
Autore

Marcello Tarì

Marcello Tarì è ricercatore indipendente. Ha vissuto negli ultimi anni tra la Francia e l'Italia. È autore di numerosi saggi. Per DeriveApprodi ha pubblicato il libro, tradotto in più lingue, Il ghiaccio era sottile. Per una storia dell'autonomia (2012) e Non esiste la rivoluzione infelice. Il comunismo della destituzione (2017).

STESSO AUTORE

STESSO TEMA