Nuove amazzoni

«Lotte delle donne statunitensi contro il cancro»

Nuove amazzoni

Il movimento delle donne contro il cancro al seno

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Le storie delle donne raccontate in questo libro hanno in comune la decisione di dichiarare guerra al cancro, facendo di questa lotta un motivo centrale della loro esistenza. Nel Cancer movement, che si è sviluppato negli ultimi anni negli Stati Uniti, lottano fianco a fianco donne di diversa provenienza sociale, etnica e politica, per opporsi ai «produttori di cancro», agli inquinatori e ai loro fiancheggiatori, e per combattere politiche sanitarie ottuse e discriminanti.
Il movimento contro il cancro ha le sue radici nell’esperienza del femminismo bianco statunitense e nel movimento per la salute sul lavoro; trova nuova linfa nel movimento per la giustizia ambientale e nei gruppi di scienziati ambientalisti che si oppongono a spiegazioni razziste, colpevolizzanti e false delle malattie. Le diverse parti dell’attivismo contro il cancro hanno in comune l’idea che la prevenzione primaria sia l’area strategica, ma propongono anche altri obiettivi impellenti, tra cui l’accesso generalizzato a diagnosi precoci a basso costo, la liberalizzazione delle terapie alternative e l’assistenza gratuita ai malati terminali. Mentre l’epidemia di cancro raggiunge un terzo dei cittadini statunitensi adulti, per richiamare l’attenzione dei media e del pubblico le attiviste mettono a punto atti di guerriglia semiotica che puntano ad attirare l’attenzione dell’America sonnecchiante e opulenta. Nuove amazzoni contro l’impero del benessere, chiedono conto dei soldi spesi nella ricerca, esigono controlli sull’inquinamento elettromagnetico, vogliono «tolleranza zero» contro gli agenti cancerogeni e più risorse per le cure alternative.


Un assaggio

Helen Crowley è una professionista di Boston, soddisfatta del proprio lavoro, non ha alle spalle alcuna storia di militanza né nel femminismo né nel movimento contro la guerra. In seguito a una mammografia risultata negativa – dopo soli tre mesi – decide di farne un’altra: guadagna bene e può permettersi il lusso di una «seconda opinione» per dissipare i dubbi che le erano rimasti: la madre era morta di cancro al seno. I radiologi di un altro centro, visionando le immagini già prodotte, individuano un’area sospetta, sfuggita alla precedente lettura. Inviano una notifica alla ginecologa di Helen, che ne fraintende il contenuto e non dà avvio alla procedura di urgenza. Passano così altri due mesi prima della seconda mammografia. «Nel frattempo il cancro si era drammaticamente evoluto – racconta – aveva i segni che indicano la metastasi». Le offrono lo stesso trattamento a cui era stata sottoposta la madre nel 1951. Sente il mondo crollarle addosso. «Un giorno stavo andando in macchina a lavorare e sentii [alla radio] che il Cancer Project avrebbe tenuto un incontro per organizzare azioni politiche. Accostai e mi scrissi la data e l’ora: sarebbe stato il giorno dopo. Quella sera stessa cancellai tutti gli appuntamenti che avevo al lavoro. Da allora non ho perso una riunione»
Bonnie Withley è sempre stata attiva nella comunità afro-americana di Oakland come punto di riferimento delle donne, guadagnandosi la fiducia della sua gente. Inizia a lavorare nel movimento contro il cancro dopo la morte del padre. Anche suo fratello morirà a soli 26 anni a causa di un potente cancerogeno: l’amianto. Quale attivista, Bonnie lavora principalmente per le donne afro-americane, ma aiuta altre donne povere – oggi rinominate underserved nel nuovo linguaggio «politicamente corretto» che Bonnie si rifiuta di usare – indipendentemente dal colore della loro pelle. Bonnie sostiene la necessità di messaggi preventivi «culturalmente sensibili»: una delle ragioni per cui i programmi di salute non hanno successo è che vengono calati dall’alto, anziché essere creati all’interno delle diverse comunità etniche
Diane Williams è «indiana d’America», militante da sempre sulle questioni dei prigionieri, lavora in una clinica nativo-americana nella Baia di San Francisco. Mi racconta quanto è dannoso il cibo dell’uomo bianco per la sua gente, lo stress a cui sono sottoposti coloro che vivono nelle riserve, la difficoltà di sopravvivere a un genocidio che continua. Un articolo del «San Francisco Examiner» parla di loro: «Il Dipartimento dell’energia ha sistematicamente usato la corruzione tra le popolazioni indigene negli Stati Uniti affinché accettassero i rifiuti radioattivi nelle loro riserve; in cambio di denaro, ovviamente. Le donne nativo-americane e i bambini mostrano cancro agli organi riproduttivi 17 volte più della media nazionale». Diane vive in un quartiere povero e degradato, ha due figlie che mantiene da sola, e un Master in Salute pubblica; si occupa della salute delle donne nella sua comunità, delle gravidanze. Susan Claymon è una signora perbene che abita alla periferia di San Francisco vicino all’aeroporto: la nostra conversazione è frequentemente interrotta da aerei di linea che passano bassissimi. Vive in un condominio modesto ma, come la maggior parte dei cittadini statunitensi, pensa di appartenere alla classe media. È sempre stata repubblicana: ha votato per Bush e per Reagan, non aveva ragioni per dubitare delle verità griffate dalla rete televisiva Cnn. Dopo una diagnosi di cancro al seno la sua vita è cambiata profondamente. Adesso è politicamente attiva in un gruppo locale, Breast Cancer Action (Azione sul cancro al seno), che mette a segno atti di disobbedienza civile contro le corporazioni inquinatrici, i mass-media complici e le agenzie di protezione ambientale che non fanno il loro dovere. Susan partecipa a volantinaggi non autorizzati, e ad altri eventi pubblici per coinvolgere altre donne nella lotta. Qual è il tratto comune che unisce Helen Crowley, Bonnie Withley, Diane Williams e Susan Claymon? Una diagnosi di cancro ricevuta personalmente o da una persona cara; nel caso di Diane, le molte diagnosi che hanno colpito la sua piccola comunità. Queste donne hanno dichiarato guerra al cancro, facendo di questa lotta un motivo importante della loro esistenza. Nel Cancer Movement lottano a fianco a fianco donne di diversa provenienza sociale, etnica e politica, di diverso credo religioso e preferenze sessuali. Un movimento variegato che si sviluppa a macchia di leopardo, dalla costa atlantica a quella pacifica per opporsi ai produttori di cancro, le multinazionali inquinatrici, e ai loro fiancheggiatori; e per dire no ai medici che vogliono gettare la colpa della malattia sulle vittime.

ISBN: 88-88738-55-X
PAGINE: 208
ANNO: 2004
COLLANA: FuoriFuoco
TEMA: Donne e femminismi
Autore

Laura Corradi

Laura Corradi è docente presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università della Calabria. Ha insegnato alla University of California e ha all’attivo molte pubblicazioni sui temi della salute e dei movimenti sociali, tra cui Il tempo rovesciato (1991) e Il rischio dell’amore, con Renato Stella (1992). È coautrice della Guida alla salute della donna (2003) e ha curato, per l’European Women Health Network, il Country Report italiano (2000-2001).

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