Odissea

«Una traduzione straordinaria di Emilio Villa»

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Un’edizione dell’Odissea che comparve per la prima volta nel 1964 presso la casa editrice Guanda. Fu più volte ristampata, fino all’edizione riveduta uscita nel 1994 per l’editore Feltrinelli. Da anni assolutamente irreperibile, è diventata ormai un classico per la bellezza della lingua. Il poeta Emilio Villa, del quale abbiamo proposto una fortunata biografia firmata da Aldo Tagliaferri (Il clandestino. Vita e opere di Emilio Villa), ne è il coraggioso autore. Una traduzione straordinaria, forse la migliore mai pubblicata in lingua italiana, che trasforma in prosa la grandezza dei versi omerici e che si presenta come un’opera letteraria di per sé.
Dopo aver ripresentato all’attenzione di letterati e intellettuali la grande figura del poeta e critico scomparso nel 2003 Emilio Villa, ci sembra doveroso riproporre la sua Odissea. Un testo che merita di essere riportato all’attenzione del grande pubblico, ma anche di docenti, professori di liceo e appassionati di letteratura antica. Con una prefazione di Aldo Tagliaferri.


Un assaggio

«Villa, si sa, ha una formazione e uno stile di scrittura nei quali si sovrappongono e si intrecciano interessi eterogenei e mobili, perennemente alimentati e rimessi in discussione da una tenace tendenza a fondere, in sostanza, la ricerca sull’attualità artistica e quella sulle origini della cultura mediterranea. Nel lavoro compiuto intorno a questa traduzione confluiscono gli esiti delle attività primarie cui si dedicò l’autore, che da una parte, in quanto poeta, con aggressività poundiana inventa un linguaggio attuale, depurato degli smorti stilemi della retorica neoclassica con la quale spesso ci si è illusi di preservare le opere somme dell’antichità greca; dall’altra, in veste di semitista, e di traduttore da lingue semitiche antiche, getta un ponte tra la cultura ellenica e i suoi precedenti mesopotamici e quindi attualizza la geniale intuizione di Victor Bérard, che all’inizio del secolo aveva individuato alcune linee di continuità tra il mondo medio-orientale e quello omerico
Se Joyce aveva potuto ispirarsi a Bérard nel romanzare le avventure del proprio Ulisse, Villa, che pur aveva ammirato l’opera di Joyce, avoca a sé il compito di delineare una lettura nuova dell’Odissea facendo leva sui problemi lessicali posti dal linguaggio omerico, e libera l’eroe greco dalle riduzioni “letterarie” posteriori per restituirlo alle sue origini… [Attribuisce infatti] un’importanza decisiva a quella valenza della traduzione, realizzata tenendo costantemente d’occhio un orizzonte linguistico più arcaico: “Dietro ai versi omerici dell’epica ionica ed eolica, c’è tutta la sterminata area linguistica della civiltà micenea, del greco arcaico e delle lingue mesopotamiche. Quindi la mia traduzione tiene conto soprattutto del travaglio linguistico attraverso il quale l’Odissea si è formata”. Indagini più recenti sulle complesse stratificazioni dell’ecumene pre-ellenica antecedente il testo omerico valorizzano indirettamente tale inclinazione dell’impresa di Villa, polemico nei confronti di ogni imbalsamazione classicistica del poema e intento, per contro, a cercare di restituirgli, insieme con una certa spigliatezza, l’aura favolosa delle grandi costruzioni mitiche nate insieme con la nostra cultura
La difficoltà dell’impresa affrontata dal traduttore consegue dall’importanza che egli assegna a quanto il poema omerico, “fondamentalmente perduto dal punto di vista della misteriosa realtà che lo anima”, lascia appena supporre, o non è già più in grado di dire, soprattutto a proposito del rapporto stabilitosi presso le civiltà “analfabete” tra umano e divino, e quindi di un’aura numinosa della quale il testo documenta la trasformazione e l’incipiente tramonto ma non il senso originario. Il lavoro compiuto nello sforzo, arrischiato nella misura in cui è votato alla ricerca di qualcosa di “fondamentalmente perduto”, di elaborare un equivalente del linguaggio composito tramandato da generazioni di bardi, e di sveltire la scansione del viaggio mitico evitando le ingombranti esigenze di una versificazione moderna, trova la sua giustificazione nelle puntigliose note finali, dove sono scandagliati alcuni enigmatici sottofondi del lessico omerico» (dall’Introduzione di Aldo Tagliaferri).

Era un grand’uomo, straordinario giramondo:
espugnata la sacra rocca di Troia, era andato
pellegrino, ramingo, correndo palmo a palmo
il mare: scoprì città, conobbe l’indole di genti
e nazioni. Ora, o Musica dea, ora ispirami
su costui, sulle inaudite sofferenze ch’egli,
solo con il suo coraggio, ebbe ad affrontare
per porre in salvo la propria vita, e proteggere
la via del ritorno ai suoi seguaci! perché
questo appunto egli fortemente voleva: ma
tuttavia non riuscì a portarli in salvo. Essi
perirono; ma vittime delle loro folli sacrileghe
azioni: insensati! vollero mangiare i manzi
sacri al Sole Iperione, e così avvenne che il Sole
sottrasse dal novero dei giorni proprio il giorno
del loro ritorno. Ebbene, tali eventi evoca
o dea, figlia di Zeus, evoca anche per noi
e dando inizio da qualunque momento vuoi.
Dunque tutti gli altri, quelli scampati
al precipizio della morte, lasciati alle spalle
ormai la guerra e il mare, a quel tempo
tutti erano a casa loro. Ma una augusta
Ninfa, la chiara dea Calipso, in fondo
a certi cupi antri tratteneva prigioniero
il solo uomo che ancora, e invano, si batteva
per far ritorno alla propria donna. È che
la Ninfa ne era invaghita e voleva
farlo suo sposo. Poi quando, con il volgere
misurato delle stagioni, venne l’anno in cui
un decreto delle divinità stabiliva ch’egli
tornasse finalmente in patria, nemmeno
allora egli poté sfuggire a nuove lotte
che lo attendevano, una volta giunto tra i suoi.

ISBN: 88-88738-79-7
PAGINE: 480
ANNO: 2005
COLLANA: Narrativa
TEMA: Immaginari
Autore

Omero

Di Omero non si può affermare nulla con sicurezza: non si può dire quale fosse la sua patria, né quando è vissuto esattamente. Potrebbe anche non essere mai esistito. La tradizione letteraria attribuisce al suo nome i due grandi poemi epici, l'Iliade e l'Odissea. Emilio Villa (1914-2003) è tra le figure più eminenti del Novecento italiano. Traduttore, biblista, scopritore di talenti artistici, poeta. Oltre alla biografia di Aldo Tagliaferri Il clandestino. Vita e opere di Emilio Villa sono disponibili le seguenti opere: Proverbi e cantico. Traduzioni dalla Bibbia (2004) e Zodiaco (2000).

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