Piccola pedagogia dell’erba

«Un libro lungo vent’anni che raccoglie il farsi del pensiero e della pratica di Gilles Clément, giardiniere, paesaggista e filosofo»

Piccola pedagogia dell’erba

Riflessioni sul Giardino Planetario

Postfazione all’edizione italiana di Andrea Di Salvo

Piccola pedagogia dell'erba
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Temporali e cimiteri, land art e insetti, volpi volanti e dèi del giardino. Poi migrazioni, vagabondare, erranza umana e vegetale. Architetture urbane e del paesaggio. Radici secolari. Talpe sovversive e cani randagi.
Un libro lungo vent’anni che raccoglie il farsi del pensiero e della pratica di Gilles Clément, giardiniere, paesaggista e filosofo francese.
Ritroviamo gli incolti, il meticciato, il terzo paesaggio, il giardino planetario e il giardino in movimento – temi cari all’autore e per i quali è oggi noto. Ma anche le nuvole, il bioma, Jean-Baptiste Lamarck e il posto degli umani nella biosfera. A tenere insieme tutto questo è Louisa Jones, curatrice del volume, e il pensiero stesso di Gilles Clément, a partire dalla filosofia di una Terra intesa come vivente, sulla quale «la vita avanza seguendo un caos poetico, che si offre a tutti coloro che sono disposti a non chiudere gli occhi».


Un assaggio

Il giardino (dal germanico Garten, recinto) è un luogo protetto che accoglie il meglio. Il meglio dei frutti, degli ortaggi, degli uccelli, di un’arte della vita e del pensiero. Alla fine della Seconda guerra mondiale, nell’atmosfera di urgenza della ricostruzione, nasce la disciplina che modificherà profondamente lo sguardo dell’uomo sull’ambiente circostante: l’avvento dell’ecologia fa della Natura l’oggetto e il soggetto del giardino. L’intuizione – quasi folgorante – della finitudine del pianeta Terra sconvolge i rapporti con gli esseri viventi e con lo spazio che occupano. Percorrendo il mondo, ho avuto modo di osservare l’intensa attività della mescolanza che abbraccia – senza dubbio dalla notte dei tempi, ma oggi in modo accelerato – le piante e gli animali di tutti i continenti. L’Uomo, animale agitato dalla sua attività crescente e dai suoi viaggi, s’impegna per avvicinare virtualmente (ma molto concretamente dal punto di vista biologico) l’insieme dei continenti e tutte le isole biologiche che un tempo erano separate da ostacoli naturali. Questa constatazione, combinata con il dato scientifico sull’esauribilità delle biomasse, colloca bruscamente e tragicamente l’umanità al centro di un giardino che ingloba ormai tutta la Terra. Il Giardino Planetario non si presta alla cartografia classica. È dappertutto, occupa la biosfera, il suo territorio è vasto quanto il vivente. Se il pianeta funziona come un organismo a tutti gli effetti, limitato dai confini della biosfera, ci troviamo di fatto nelle condizioni di un giardino domestico: uno spazio chiuso autonomo e fragile, dove ogni fattore influenza la totalità e la totalità ognuno degli esseri presenti. Fattosi giardiniere planetario, ovvero responsabile della Terra tutta, l’Uomo in mutazione, colto nel suo delirio tecnologico da un così violento richiamo all’ordine da parte della natura, deve inventare un’ingegneria ecologica che possa orientare il disegno dei giardini e soprattutto le «sistemazioni» dei nostri tempi. Nel frattempo la talpa, animale sovversivo – eccellente portavoce della natura –, scuote i prati, gualcisce e scompone a suo piacimento il bell’ordine voluto per modellare il giardino corretto, il paesaggio garbato di una società poliziesca. Risultato: gli scavi della talpa provocano una formidabile militarizzazione del giardino. La panoplia di talpicidi, talpifughi, trappole meccaniche, chimiche, aeree, sonore e vibratorie, si somma alla vasta gamma di veleni e di macchine destinate a mantenere le forme che la società, certa dei propri valori, ha scelto per scrivere la sua verità. Così il giardiniere moderno, combattuto tra il desiderio di obbedire alle ingiunzioni del mercato che offre tutta una serie di armi contro la vita e il desiderio di preservare la vita a ogni costo, si trasforma in un cittadino bipolare, estendendo continuamente il campo già vasto della sua schizofrenia: –     Come preservare le dinamiche del vivente senza limitarle? –     Aumentare il rendimento di un giardino senza alterarne le qualità? –     Sfruttare la diversità senza distruggerla? –     ecc.

ISBN: 978-88-6548-117-2
PAGINE: 160
ANNO: 2015
COLLANA: Habitus
TEMA: Ambiente, Filosofia
Autore

Gilles Clément

Gilles Clément è il più importante paesaggista francese. Scrittore e botanico, ha progettato numerosissimi giardini e partecipato a innumerevoli esposizioni d’arte (dal museo Pompidou di Parigi alla biennale di arte contemporanea di Melle). In italiano sono disponibili i seguenti titoli: Manifesto del Terzo paesaggio (Quodlibet 2005), Nove giardini planetari (Publishing 2007), Il giardiniere planetario (Publishing 2008).
RASSEGNA STAMPA

I giardini raccontati da un grande paesaggista («Elle.it»)

Su «elle.it» Maria Tatsos segnala il saggio di Gilles Clément, “Piccola pedagogia dell'erba” – 21 aprile 2015

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La città come luogo interconnesso («Il sole 24 ore»)

Su «Nòva» del Sole 24 ore un'intervista di Mauro Garofalo a Gilles Clément, a partire dell'ultimo "Piccola pedagogia dell'erba" – 17 maggio 2015

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Il giardiniere infinito («Il manifesto»)

Recensione di Arianna Di Genova al libro di Gilles Clément, "Piccola pedagogia dell'erba" – da «il manifesto», 14 marzo 2015

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Pedagogia dell'erba («Doppiozero»)

Su «Doppiozero» una recensione di Maurizio Ciampa sulla "Piccola pedagogia dell'erba di Gilles Clément" – da «Doppiozero», 21 luglio 2015

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Piccola pedagogia dell'erba da Gardenia

Su «Gardenia» la segnalazione del libro "Piccola pedagogia dell'erba", di Gilles Clément

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