Piqueteros

«Un modello di resistenza politica e sociale alternativa al sistema neoliberale in Argentina»

Piqueteros

La rivolta argentina contro il neoliberismo

Piqueteros
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Il 19 e il 20 dicembre 2001, di fronte a una devastante crisi economica e alla proclamazione dello stato d’assedio, l’Argentina veniva travolta da un movimento insurrezionale composto da migliaia di persone. Da allora, quel movimento è stato un attore permanente della scena politica argentina, rappresentando il controcanto dei problemi istituzionali e finanziari che hanno paralizzato il paese.
I protagonisti di questo libro sono i piqueteros, i «disoccupati organizzati» dei quartieri più poveri della sterminata periferia di Buenos Aires. Uomini e donne qualunque provenienti da quella classe media che, grazie alle ricette neoliberali e agli imperativi del Fondo monetario internazionale, si è trovata sull’orlo di un baratro sociale ed economico.
I piqueteros sono gli inventori di straordinarie forme di protesta e di organizzazione dal basso che, insieme alle «assemblee popolari» dei principali quartieri della capitale, hanno saputo riorganizzare servizi sociali di base e pratiche di scambio economico alternative. Un modello di resistenza a cui guardare con attenzione in un momento in cui la «crisi» sembra farsi più vicina anche alla nostra società.


Un assaggio

L’insurrezione dei giorni 19 e 20 dicembre è un’insurrezione senza autore. Non ci sono teorie politiche o sociologiche disponibili per comprendere, nel loro insieme, le logiche che si sono attivate durante quelle trenta e più ore ininterrotte di rivolta. La quantità di storie personali e di gruppo, gli sfasamenti e il crollo delle rappresentazioni intorno a cui si sarebbe potuto in altre circostanze organizzare il senso degli avvenimenti rendono difficilissimo il compito dell’analisi e dell’interpretazione. Diviene impossibile ricomprendere intellettualmente l’intensità e la pluralità trasmesse dalle cacerolas il giorno 19 e dallo scontro aperto del giorno 20. Una dopo l’altra le strade interpretative più battute sono cadute: la cospirazione politica, la mano occulta di interessi oscuri, la crisi finale del capitalismo
Nemmeno in strada era facile capire cosa stesse accadendo. Che cosa aveva risvegliato queste energie a lungo in letargo? Che cosa voleva tutta quella gente riunita? Volevano le stesse cose di altri? Come saperlo? Era importante saperlo
Nei quartieri di Buenos Aires prima e in Plaza de Mayo dopo, se ne sono sentite di tutti i colori. “Chi non salta è un inglese”. “Chi non salta è un militare”. “Al muro chi ha venduto la nazione”. “Cavallo sei un figlio di puttana”. “Argentina, Argentina”. E lo slogan più festeggiato nella notte del 19: “Si mettano in culo lo stato d’assedio”. E, ancora più tardi, la prima articolazione del “Che se ne vadano tutti, che non ne rimanga uno solo”. La mescolanza di slogan ha fatto riemergere nel presente le lotte del passato: contro la dittatura, la guerra delle Malvine, l’impunità dei genocidi, la privatizzazione del patrimonio pubblico e altre ancora. I canti non si sovrapponevano e non erano distinguibili gruppi precostituiti. Tutti, come un corpo unico, cantavano le canzoni una per una. Al contempo in tutte le strade apparivano simultaneamente i metodi piqueteros delle barricate incendiate nel tentativo di bloccare le arterie urbane
Durante i momenti più intensi di queste giornate le parole sono state superflue. Non perché i corpi in movimento fossero silenziosi. Non lo erano. Ma perché le parole circolavano secondo modelli inusuali di significazione. Le parole hanno funzionato in un altro modo. Risuonavano a fianco delle cacerolas, ma senza sostituirle, accompagnandole. Non rinviavano a nessuna domanda. Non trasmettevano un senso precostituito. Le parole non significavano, risuonavano. Non si può fare una lettura di quegli eventi se non si comprende questa nuova e specifica funzione delle parole: esse esprimevano i mezzi acustici dei presenti, come conferma collettiva della possibilità di dare consistenza a frammenti che cominciavano a riconoscersi in una volontà unanime e indeterminata
La festa – dato che mercoledì 19 fu una festa – si andò allargando. Si trattava della fine degli effetti terrorizzanti della dittatura e della sfida aperta allo stato di assedio dichiarato dal governo, ma al tempo stesso si celebrava la sorpresa di essere protagonisti di un’azione storica. E di esserlo senza che nessuno potesse spiegare le ragioni particolari degli altri. La sequenza è stata la stessa in tutta la città: dalla paura e dalla rabbia al balcone, alla terrazza, agli angoli di strada, e da lì a una metamorfosi collettiva. Era mercoledì. Per alcuni le 22.30 per altri le 23. E nelle strade e nei patio si creava una situazione inedita. Migliaia di persone vivevano contemporaneamente una trasformazione: «essere catturati» in un processo collettivo inatteso. Si festeggiava la scoperta di desideri sociali potenti, capaci di alterare migliaia di destini individuali
Non si è cercato di negare la drammaticità di fondo. L’allegria non cancellava i motivi di preoccupazione e di lotta di ognuno. Si era piuttosto di fronte alla confluenza e all’esplosione di tutti questi elementi in una volta sola. Si è fatto ricorso a forme arcaiche di ritualismo, a una simulazione d’esorcismo, il cui senso – direbbe un antropologo – parrebbe essere la riscoperta delle potenzialità del moltitudinario, del collettivo, del vicinale. Ognuno si è trovato costretto a prendere nel giro di pochi minuti decisioni abitualmente lunghe e difficili. Allontanarsi dalla televisione, conversare con gli uni e con gli altri, chiedersi che cosa stava realmente accadendo, resistere per alcuni secondi all’impulso intenso di scendere in strada con la pentola in mano, avvicinarsi molto più prudentemente e poi farsi trascinare verso destini imprevisti.

ISBN: 88-87423-86-5
PAGINE: 228
ANNO: 2003
COLLANA: FuoriFuoco
TEMA: Debito e crisi, Immaginari, Metropoli e spazi urbani, Movimenti
Autore

Colectivo Situaciones

Il Colectivo Situaciones di Buenos Aires, di cui fanno parte tutti gli autori di questo libro, Edgardo Fontana, Natalia Fontana, Verónica Gago, Mario Santucho, Sebastián Scolnik e Diego Sztulwark, è attivo da diversi anni all’interno dei movimenti sociali e rappresenta un importante punto di riferimento nel dibattito della sinistra argentina.

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