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«Per una critica all’omologazione del linguaggio mediatico»

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La realtà oltre lo schermo

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Parafrasando Totò: Siamo uomini o avatar? La realtà che contempliamo dentro gli schermi (televisivi, dei cellulari e dei computer) è anche dentro di noi. Il problema è capire quale sia la nostra parte in causa quando guardiamo.
Oggi i media, vecchi o nuovi (dalla tv ai «cinguettii» di twitter), ci investono con una quantità d’informazione quotidiana che presentifica e banalizza, intasa la memoria remota custodita nel nostro cervello, e tutto aspira a impacchettare in grandi bolle di narrazioni superficiali, seduttive, anestetiche. Bell’e pronte per un essere umano narciso, smemorato, orbo di futuro, alimentato da boli di cibi emotivi predigeriti. Allora: è proprio «nostro», il nostro sguardo sul mondo? E quale mondo, insieme alieno e familiare, ci guarda dall’altra parte degli schermi?

I curatori del libro, Luigi Ananìa e Silverio Novelli, hanno raccolto le riflessioni di specialisti dell’informazione (Mimmo Candito, Maurizio Caprara, Filippo Ceccarelli), giuristi (Antonio Bevere), psicologi (Nicola Boccianti), linguisti (Valeria Della Valle), medici (Claudio Cartoni), esperti di cinema (Ginella Vocca) e hanno chiesto a narratrici (Cristiana Alicata, Alessandra Bertocci, Federica Sgaggio) e narratori (Luigi Ananìa, Paolo Colagrande, Ugo Cornia, Alessandro Iovinelli, Fabio Salbitano, Carlo Villa) di ridestarci i sensi abbacinati dallo sfarfallio dei pixel.


Un assaggio

Introduzione Luigi Ananìa e Silverio Novelli Quanta fiducia nelle notizie resta nei lettori di giornali, nei teleutenti, nei frequentatori della rete? Da alcuni anni, in un lasso di tempo che è coinciso con la progressiva scomparsa delle grandi visioni del mondo – e questa coincidenza temporale deve essere essa stessa una causa – sembra di essere, insieme, pieni e vuoti. C’è una ridondanza di notizie (pieno) che ha avuto come effetto una sorta di indifferenza (vuoto). Contemporaneamente, è cresciuta l’impressione di sguazzare in un grande calderone nel quale le parole vorticano libere da qualsiasi legame con il reale. Sembra addirittura che la relazione con la verificabilità delle notizie sia dissolta. Travolti da un incessante vortice di informazioni, forse abbiamo persino perso interesse per la loro verificabilità. Da qui siamo partiti, dal centro di un gorgo. Con la voglia di andare a vedere e cercare di capire che cosa succede oltre la cortina sgranata dei pixel, là dove prende il volo l’informazione. Abbiamo pensato a due modalità per affrontare questo tipo di lavoro; modalità che corrispondono alle due parti che scandiscono il libro. La prima è costituita da una serie di interviste e ragionamenti fatti insieme con persone che, per via della loro professione, hanno a che fare in modo decisivo con la comunicazione e con l’informazione: due giornalisti, un medico, uno psichiatra, una linguista, un magistrato e una esperta di cinema. La seconda modalità è quella del racconto. Abbiamo invitato sette tra scrittrici e scrittori a cimentarsi con il tema dell’informazione. Secondo noi, uno scrittore con la sua sensibilità artistica può cogliere aspetti che sfuggono ai sistemi di indagine improntati alla razionalità analitica, pescando nel calderone e portando alla luce brandelli significativi di ciò che gravita nel gran marasma dell’inconsapevolezza. In ambedue le sezioni del libro si avverte la presenza di una traccia che corre sotto la scrittura, sia di taglio argomentativo, sia di natura narrativa: l’osservazione di quel che è una notizia e di come stia cambiando il suo statuto, in una dinamica multiforme di azione e reazione incardinata nell’essere sociale e individuale. Le notizie vengono qualificate e trasmesse come tali in modo generico e aprioristico dalle fonti emittenti. Oggi si avverte la necessità di riproporre il tema di un codice della notizia e cioè di un codice che stabilisca quale sia una notizia e quale non lo sia. Si pubblicano tante notizie che prima non si sarebbero pubblicate e s’è fatto molto sottile il confine tra informazione utile e ben posta e informazione superflua, informazione di basso profilo e contenuto, non-informazione e chiacchiera trasformata in un ambiguo ircocervo con la testa in forma di notizia e il corpo che si dimena come solo la pura fiction sa fare. A volte sembra che tutte insieme queste zoomorfie mediatiche costituiscano un’unica grande bolla in cui il fruitore viene inghiottito, si perde e si assuefà all’indistinzione tra realtà e costruzione manipolatoria di una realtà parallela (se non più decisamente: invenzione). Abbiamo la sensazione che la confusione tra il fantastico e il vero non turbi molto il lettore, poiché la ragione primaria dell’informazione, ovverosia informarsi per sapere, si affievolisce e viene sopravanzata dal desiderio di trasferirsi nel mondo parallelo. Un mondo fatto di immagini e storie che siano proiezioni di un’esistenza alternativa, analgesica e rassicurante, anche quando costruita sulle manifestazioni dell’orrore: i feuilleton del delitto di Cogne o la triste storia di Sara Scazzi trasmettono al lettore il tepore della propria presunta vergine moralità. Si esiste nella vita sensibile, d’accordo. Per molti, però, diventa essenziale proiettarsi in quel mondo in cui la personalità di ognuno non è più definita dal proprio pensare, sentire e agire, ma dalla sottomissione all’impero delle emozioni mediatiche. Visto dalla parte di chi alimenta questo mondo parallelo, è più importante che le notizie si riproducano invece di essere verificate, poiché è la continua produzione di notizie che mantiene in vita questo mondo e la sua relazione con i suoi utenti. In conseguenza di ciò, gli utenti, che vanno cercando elementi per rafforzare le proprie identità indebolite dalla graduale scomparsa delle grandi appartenenze (politiche, religiose, lavorative), vivono in un universo denso di suoni, notizie ed immagini nel quale la memoria e l’immaginazione sono scomparse poiché non c’è lo spazio a più dimensioni necessario per la prospettiva verticale che si stende tra il passato e il futuro. Il paradosso evidente è che, nonostante il recente sviluppo della comunicazione su scala planetaria, viviamo in una dimensione tornata piccola, poiché, non avendo spazio e tempo per le operazioni delicate, complesse e strutturate del ricordare e dell’immaginare, i nostri orizzonti si restringono a un piccolo rumoroso Adesso, per citare uno dei nostri “ragionatori” intervistati. Inoltre, una visuale ristretta è più congeniale alla pura espressione dell’istinto territoriale insito in ciascuno di noi, poiché esclude parti di esistenza e rende più elementare l’illusione di controllo sulla realtà, che si presenta, per via di tagli e rimozioni, come depauperata delle differenze e delle contraddizioni di cui la vita è gremita. L’antropologo Marc Augè ha parlato a questo proposito di presentizzazione. A proposito della ridondanza di informazioni, Augè parla di un pianeta sovracomunicante e di un presente che, seppure svuotato delle lezioni del passato e delle speranze nel futuro, non è più leggero ma denso, pesante, claustrofobico, saturo fino alla nausea dei surrogati della storia perduta, vale a dire di cascami di notizie e di immagini e di un turismo che reinterpreta cronologia e geografia riducendo tutto a spettacolo. L’afflusso continuo e indiscriminato di parole e immagini esercita un’azione disintegrante su una elaborazione e interpretazione della realtà in forma di racconto sensato e logico, costruito su uno sviluppo concatenato di nessi, a partire da un inizio fino alla conclusione. L’arte del racconto orale come interpretazione dei fatti permane in quella gran parte di mondo in cui le condizioni di vita rendono difficile l’accesso ai mezzi di comunicazione. Da noi, invece, il rumore continuo dentro la bolla mediatica ha un effetto di frammentazione sulla nostra vita, inibendone la comprensione. In questo libro non troverete, com’è ovvio, soluzioni.

ISBN: 978-88-6548-045-8
PAGINE: 144
ANNO: 2012
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Immaginari, Media-strategie
Autori

Luigi Ananìa

Luigi Ananìa scrive racconti e fa vino rosso. Presso l'azienda viti-vinicola La Torre produce Rosso e Brunello di Montalcino.

Silverio Novelli

Silverio Novelli, giornalista e lessicografo, scrive racconti e incrocia vino, cibi e libri collaborando con pubblicazioni periodiche di vario genere.
RASSEGNA STAMPA

"Recensione di Pixel" da Sololibri.net

Recensione di Mario Bonanno a "Pixel. La realtà oltre lo schermo dei media" di Silverio Novelli e Luigi Anania - da Sololibri.net, 26 maggio 2012

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