Planet Aids

«Salute bene comune per tutti»

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Manuale di resistenza attiva alle politiche delle multinazionali farmaceutiche

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La salute non è una fetta di mercato. Maggiori speranze di vita non si acquistano in farmacia. L’accesso ai medicinali disponibili, ai vaccini e alle migliori terapie è un diritto basilare di ogni abitante di questo pianeta. Eppure, la diffusione dell’infezione da Hiv-Aids testimonia il contrario.
Ogni anno muoiono milioni di persone per il semplice fatto di non potersi permettere le cure di cui hanno bisogno. Mentre la ricerca scientifica produce farmaci salvavita per le persone sieropositive, le multinazionali farmaceutiche impongono prezzi che superano di molte volte la spesa sanitaria della maggior parte dei paesi del sud del mondo. Tutelate, in questo, dalle organizzazioni economiche sovranazionali, dalle legislazioni sui brevetti e dalle norme di protezione della proprietà intellettuale.
Laddove un reale libero mercato abbasserebbe drasticamente il costo delle terapie, il protezionismo dei principali paesi industrializzati trasforma le società farmaceutiche nelle aziende con i più alti profitti. Ma questo libro ci ricorda che l’opposizione al business della salute non riguarda “soltanto” i 35 milioni di persone che vivono dalla parte sbagliata del pianeta.


Un assaggio

Quando nel 1984 mi dissero che ero sieropositivo pensai che fosse solo una questione di tempo. Era il 5 giugno 1981 quando il Center for Diseases Control and Prevention di Atlanta segnalò un improvviso aumento di casi di polmonite da Pneumocystis carinii e di sarcoma di Kaposi nei giovani omosessuali statunitensi. Venivano individuati cinque casi di una malattia misteriosa che aveva colpito “cinque uomini, tutti omosessuali attivi” a New York City e a Los Angeles. Sono ormai passati più di 20 anni da allora e, sebbene il problema non sia stato ancora risolto, dopo l’avvento della terapia Haart (Highly Active Antiretroviral Therapy) la maggior parte delle persone sieropositive che vivono nei paesi industrializzati riesce ormai a convivere con l’infezione da Hiv. Questo ha permesso a molte persone sieropositive di tornare al proprio lavoro, e condurre una vita “quasi normale”. Al contrario, nei paesi in via di sviluppo, gli stessi farmaci non sono disponibili, e le persone continuano a morire tutti i giorni
Nel 2002 sono morte 3,1 milioni di persone. I bambini sotto i 15 anni erano 610.000. Parliamo di 8000 morti ogni giorno. Parliamo di 5 milioni di nuove infezioni l’anno. Parliamo di 480 milioni di morti previsti dall’Onu da qui al 2050. Parliamo del 95% delle persone sieropositive concentrate nel Sud del mondo: 30 milioni nella sola Africa sub-sahariana. Secondo le dichiarazioni del ministro dei Servizi Pubblici del Sudafrica, il più grande datore di lavoro del paese: “Nel 1999 un sudafricano su otto era sieropositivo… si calcola che entro il 2004 270.000 su 1.500.000 impiegati in servizio attivo potrebbero essere contagiati. Questa crisi incombente esiste quasi dappertutto nel continente africano… se nei paesi in via sviluppo i bilanci della difesa continuano a relegare i bilanci per la lotta all’Hiv/Aids a una nota a piè di pagina non ci rimarrà da difendere che una tomba”. E chi si illudeva che nel ricco Occidente il peggio fosse passato, apprende, invece, che i casi di infezione tornano ad aumentare anche negli Stati Uniti e in Europa. Non c’è da stupirsi: se non si ferma l’epidemia globale, il serbatoio delle infezioni, che ha già raggiunto la quota di 42 milioni nel mondo, non può che tornare a riversarsi anche su di noi, travolgendo ogni argine. È questa la maledizione di un virus che si propaga con la più irrinunciabile attività umana: il sesso. Un vaccino non c’è, e forse non ci sarà mai, se hanno ragione gli scienziati che fanno osservare come il virus attacchi proprio le cellule che dovrebbero difenderci. Non restano che i farmaci per fare i conti con un nemico capace di mutare un miliardo di volte in 24 ore in ogni singolo malato
Ma il vero nemico sono le multinazionali farmaceutiche e le organizzazioni internazionali, quali l’Organizzazione mondiale per il commercio, che implementano politiche commerciali costruite esclusivamente sulla massimizzazione dei profitti, senza tenere in alcun conto i diritti fondamentali degli individui. Se persino «The Economist» scrive che «le leggi della domanda e dell’offerta non possono risolvere l’Aids» siamo di fronte a una situazione che impone soluzioni radicali, e che richiede una radicale riforma delle politiche commerciali internazionali
La malattia colpisce 42 milioni di persone e tre quarti di loro vivono nell’Africa sub-sahariana, dove l’Aids è diventato una gigantesca sfida alla sopravvivenza. All’inizio degli anni Novanta si stimava che nel 2001 sarebbero stati infettati dall’Hiv 9 milioni di africani, e che vi sarebbero stati 5 milioni di morti. La realtà è tre volte più grave: 42 milioni di sieropositivi in tutto il mondo nel 2002, di cui 29,4 milioni sono africani; 3,1 milioni di morti, di cui 2,4 milioni sono africani. L’Aids sta provocando una crisi di sviluppo senza precedenti, e la miseria incentiva il propagarsi della malattia. Ma nonostante siano ormai disponibili farmaci in grado di controllare la malattia, solo il 5% delle persone sieropositive può farne uso. Per tutti gli altri è come se fosse ancora il 1984.

ISBN: 88-88738-08-8
PAGINE: 112
ANNO: 2003
COLLANA: FuoriFuoco
TEMA: Beni comuni, Contro-culture, Gay friendly
Autore

Mauro Guarinieri

Mauro Guarinieri è nato nel 1960 e vive a Bologna. Sieropositivo dal 1984, da anni fa attivismo sui trattamenti a livello nazionale e internazionale. È presidente dell’European Aids Treatment Group e vicepresidente dell’associazione Nadir.

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