Politiche della memoria

Arte e documentario: estetica e politica nel racconto della storia

Politiche della memoria

Documentario e archivio

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L’antologia di testi Politiche della memoria indaga il rapporto tra arte e pratiche del documentario, a partire dalla riflessione e sperimentazione di alcuni tra i maggiori artisti e filmmakers contemporanei. Al centro della riflessione c’è il tema
dell’uso dell’immagine come documento e delle sue possibilità di manipolazione. Costruire la memoria attraverso l’archivio e raccontare la storia tramite il documentario non sono pratiche imparziali o esercizi di stile, ma traducono un punto di vista e contribuiscono a legittimare una visione della realtà. In opposizione al monopolio mediatico delle immagini, gli autori propongono una riscrittura visiva di questioni controverse come il postcolonialismo, il dopoguerra libanese, il conflitto mediorientale e i processi migratori su scala globale.
Politiche della memoria mette sotto inchiesta i modi in cui i dati vengono registrati, accumulati, archiviati.

Con interventi di: John Akomfrah, Eric Baudelaire, Ursula Biemann, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Khaled Jarrar, Lamia Joreige, Gintaras Makarevicius, Angela Melitopoulos, Deimantas Narkevicius, Lisl Ponger, Florian Schneider, Eyal Sivan, Hito Steyerl, Jean-Marie Teno, Trinh T. Minh-ha, Wendelien van Oldenborgh, Clemens von Wedemeyer, Mohanad Yaqub.


Un assaggio

Governo del tempo e insurrezione delle memorie
di Marco Scotini

[…]
Memoria antropologica (John Akomfrah), memoria transculturale (Trinh T. Minh-ha), memoria tecnologica (Hito Steyerl, Gianikian e Ricci Lucchi), memoria performativa (Lamia Joreige, Wendelien van Oldenborgh), memoria coloniale (Jean-Marie Teno), memoria geo-politica (Angela Melitopoulos, Ursula Biemann), memoria traumatica (Khaled Jarrar), memoria sovietica (Deimantas Narkeviˇcius, Gintaras Makareviˇcius), memoria rivoluzionaria (Mohanad Yaqubi)… Amnesia chimica, amnesia di Stato ecc. Potremmo continuare. Ciò a cui questi registi e artisti fanno riferimento sono due figure che sono diventate centrali nel dibattito culturale contemporaneo: l’archivio e il documentario. «Si comincia a comprendere che l’adozione della pratica dell’archivio non ha come obiettivo quello di trovare il proprio passato o il passato di qualcun altro – afferma Akomfrah nel suo intervento – ma di trovare gli inizi del sé, della rivendicazione di ciascuno su quel passato». In assenza della storia lineare, anche l’archivio vive su un piano d’immanenza. Funge da dispositivo contingente che richiede di essere de-archiviato e re-archiviato continuamente, senza mai fornire qualcosa di catalogato definitivamente. Il documentario, allo stesso modo, non ha nessuna pretesa di ratificare qualche certezza nell’ambito del reale ma è chiamato in causa per sollevare dubbi su ciò che è stato documentato, per mettere in discussione la certezza. La sua ripresa, in questo momento, nell’ambito dell’arte contemporanea è in grado di declinare il suo format classico in una molteplicità di modalità possibili. Come afferma Angela Melitopoulos a proposito di Passing Drama (1999): «Ho guardato queste immagini e le interviste che ho registrato in diversi luoghi del percorso migratorio e ho iniziato a inscrivere il processo di ricerca sulle immagini e sui suoni, nelle immagini e nei suoni, ripetutamente. Ciò significa che quando ho visto un dettaglio dell’immagine, che me ne ha ricordato o richiamato un altro, ho registrato il mio rallentare o scivolare via dall’immagine».
Il progetto di riappropriazione della nuova soggettività passa per quello di riappropriarsi dell’espropriazione violenta del tempo e di se stessa quale essere storico. L’uomo, non a caso, si identifica con il passaggio del tempo; «è identico al tempo», recita La società dello spettacolo. Per ciò il presente è studiato come problema storico e la storia è trattata come un problema di politiche della rappresentazione, tese alla reificazione della vita quotidiana come vita borghese e alla conservazione della divisione del lavoro. Per questo gli eventi presenti sono sempre mediati in storia, cristallizzati in passato, «allontanati in una rappresentazione», sottoposti alla deformazione spettacolare. E dunque condannati all’oblio: non per l’erosione del tempo o per mancanza di memoria. Ecco allora che un compito fondamentale è quello di rivelare il carattere mediato della storia e il cinema ne dovrebbe essere la più perfetta messa in scena. […]
L’antologia di testi Politiche della memoria cerca di ripensare il rapporto tra arte contemporanea e pratiche del documentario come una delle tendenze culturali più politicamente impegnate degli ultimi decenni. Al centro dell’indagine c’è il tema dell’immagine come documento: i regimi discorsivi che essa informa, i processi d’identificazione che legittima e la dialettica temporale che fonda. Dopo l’89, la percezione che il futuro ci sia stato rubato dal capitale, ha attivato una pluralità di riscritture visive della storia contro gli apparati del monopolio mediatico. Alcuni tra i maggiori artisti e filmmaker contemporanei affrontano temi come post-socialismo, post-colonialismo, dopoguerra libanese, conflitto medio-orientale e processi migratori su scala globale. Il tempo viene riproposto come un insieme di virtualità in cui non c’è più alternativa tra realtà e finzione ma tra potenza e attualità.
Politiche della memoria vuole interrogare il documento come tale, come traccia oggettiva lasciata dagli eventi, come prova materiale o come produzione di realtà. Ma interroga soprattutto il regime di verità come principio regolativo e l’autorità della storia a cui tale principio dà luogo. Ciò che mette sotto inchiesta non sono soltanto i fatti e i dati come tali ma il sapere che essi definiscono, l’influenza che esercitano. I modi, in sostanza, in cui i dati vengono registrati, accumulati, archiviati. Le strategie con cui essi trasformano uno stato di memoria in memoria di Stato, quelle attraverso cui si opera una rimozione storica, quelle – infine – in cui si cerca di sfidare un’amnesia permanente o temporanea aprendo al possibile, al divenire.

ISBN: 978-88-6548-088-5
PAGINE: 216
ANNO: 2013
COLLANA: Labirinti
TEMA: Arte, Guerra e geopolitica, Immaginari
Autori

Marco Scotini

Marco Scotini è direttore artistico di FM Centro per l’Arte Contemporanea e direttore del Dipartimento di Arti Visive e Studi Curatoriali di NABA, Milano. È responsabile del programma espositivo del PAV di Torino e, in qualità di curatore, ha collaborato con numerose istituzioni internazionali, tra cui la Biennale di Venezia, Biennale di Praga, Van Abbemuseum, Reina Sofia, SALT, Castello di Rivoli e MIT. Ha pubblicato Politiche della memoria (DeriveApprodi 2014).

Elisabetta Galasso

Elisabetta Galasso, dopo studi di estetica e linguistica, ha collaborato con numerosi enti in Italia e all’estero in progetti di formazione, comunicazione e cooperazione internazionale, curando pubblicazioni sul sud-est asiatico e sulle tematiche interculturali e di genere. Direttrice dal 2004 al 2012 di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti Milano e socia fondatrice di DeriveApprodi e Art for the World Europe, dirige attualmente Open Care, società di servizi per l’arte.
RASSEGNA STAMPA

Governo del tempo e insurrezione delle memorie

Su Commonware, un'anticipazione del libro curato da Elisabetta Galasso e Marco Scotini, "Politiche della memoria" – da Commonware, 28 febbraio 2014

 

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Sabotare la gestione del tempo

Su «alfabeta2» recensione di Elvira Vannini al libro "Politiche della memoria", a cura di Elisabetta Galasso e Marco Scotini – da «alfabeta2», 18 marzo 2014

 

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L'arte di ricordare nell'epoca della riproducibilità («Alias – il manifesto»)

Su «Alias», la recensione di Gianluca Pulsoni al libro "Politiche della memoria", a cura di Elisabetta Galasso e Marco Scotini – da «Alias - il manifesto», 5 aprile 2014

 

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Fare in modo che l'immagine non passi oltre

Sulla rivista online «Il lavoro culturale» la recensione di Flavio Pintarelli al libro "Politiche della memoria", a cura di Elisabetta Galasso e Marco Scotini – da «Il Lavoro culturale», 7 aprile 2014

 

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Se l'artista racconta la storia, attraverso il film («Exibart»)

Su «Exibart», la recensione di Silvia Simoncelli al libro "Politiche della memoria", a cura di Elisabetta Galasso e Marco Scotini – da exibart.com, 25 aprile 2014

 

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Politiche della memoria su «Doppiozero»

Su «Doppiozero» la recensione di Lorenza Pignatti al libro "Politiche della memoria", a cura di Elisabetta Galasso e Marco Scotini – da Doppiozero.com, 22 aprile 2014

 

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Millepiani su Politiche della memoria

Sul sito di Millepiani, la recensione di Cosimo Lisi al libro "Politiche della memoria", a cura di Elisabetta Galasso e Marco Scotini

 

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L'archivio come dispositivo tra estetica e pedagogia. Intervista a Marco Scotini («MyTemplArt»)

Intervista a Marco Scotini intorno al libro curato insieme a Elisabetta Galasso, "Politiche della memoria" – da mytemplart.com, 27 giugno 2014

 

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