Possibilmente freddi

«La cultura italiana nasce e si sviluppa sul terreno, anche creativo, del conflitto»

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Come l'Italia esporta cultura (1964-1980)

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1964-1980: un periodo travolgente della nostra storia, una stagione di conflitti che investe tutti gli strati della società italiana e che, per durata, non ha nulla di simile in alcun paese dell’area occidentale. Ma questi sono anche gli anni che vanno da Per un pugno di dollari di Sergio Leone a Il nome della rosa di Umberto Eco: due momenti che rappresentano l’inizio e la fine di un periodo irripetibile della nostra cultura, l’ultimo in cui occupa un ruolo centrale a livello internazionale.
E questo mentre le strade delle città vengono attraversate da conflitti sociali violenti che traducono immediatamente in agire politico la loro intensità e l’innovazione culturale gioca un ruolo essenziale per legittimare la radicalità delle scelte di campo. D’altra parte sembra proprio della tradizione italiana, dal Rinascimento in poi, far nascere sul terreno del conflitto interno, dello scontro violento tra fazioni, il dinamismo creativo della sua cultura. Dal cinema alla musica, dall’architettura all’arte, dalla pubblicità ai fumetti, dall’editoria alla fiction televisiva, dal design alla moda, la cultura italiana degli anni Sessanta e Settanta sapeva trasformare, riproporre e anticipare in maniera assolutamente originale generi di consumo e modelli culturali di massa alternativi a quelli angloamericani e per di più esportabili.


Un assaggio

C’era una volta…

1492-1527: in una celebre battuta del Terzo uomo, Orson Welles fa dire al personaggio Harry Lime da lui interpretato: «in Italia per trent’anni hanno avuto guerra, terrore, omicidio, strage, e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, con cinquecento anni di amore fraterno, democrazia e pace cos’hanno prodotto? …L’orologio a cucù». I trent’anni a cui si riferisce Welles sono quelli che vanno dall’elezione papale di Alessandro VI al Sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi, e che sono tra i più sanguinosi della storia del nostro paese: anni segnati da sfrenati egoismi, da una moltitudine di aggregazioni politiche in lotta perenne tra loro, da infinite crudeltà di principi e condottieri, da stermini di massa, da individualismi più forti di qualsiasi legge o consuetudine. In questo contesto stravolto da continui mutamenti della fortuna e dominato da comportamenti violenti, la ricerca del particulare diventa la strenua difesa dalla pericolosità del mondo. 1964-1980: anche questo è un periodo travolgente della nostra storia che vede la ripresa delle lotte operaie, la nascita dell’operaio massa e della sua concezione del salario come variabile indipendente dalla produttività del lavoro e dall’interesse generale, l’autunno caldo, gli anni di piombo e delle stragi, i movimenti, il referendum sul divorzio e la legge sull’aborto. Una stagione di conflitti che investe tutti gli strati della società italiana e che, per durata, non ha nulla di simile in alcun paese dell’area occidentale. Ma questi sono anche gli anni che vanno da Per un pugno di dollari di Sergio Leone a Il nome della rosa di Umberto Eco: due momenti che rappresentano l’inizio e la fine di un periodo irripetibile della nostra cultura, l’ultimo in cui occupa un ruolo centrale a livello internazionale. E questo mentre le strade delle città vengono attraversate da conflitti sociali violenti che traducono immediatamente in agire politico la loro intensità e l’innovazione culturale gioca un ruolo essenziale per legittimare la radicalità delle scelte di campo.

ISBN: 88-88738-88-6
PAGINE: 92
ANNO: 2006
COLLANA: FuoriFuoco
TEMA: Arte, Beni comuni, Musica
Autore

Douglas Mortimer

Douglas Mortimer è uno pseudonimo dietro il quale si riconosce un gruppo di persone che fa lavoro di ricerca. È puramente funzionale e non ha alcun valore politico né ideologico (crediamo poco al supposto appagamento di un lavoro collettivo). È solo un escamotage per risolvere il problema delle troppe firme per un lavoro che non ha alcuna pretesa di essere esaustivo e per di più è stilisticamente disomogeneo. Ma ci premeva fare un primo passo: riuscire a mettere insieme le nostre riflessioni su un periodo storico che riteniamo straordinario, forse irripetibile, per la nostra cultura.

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