Quasi goal

«Il calcio che nessuno racconta»

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Storie dal calcio «minore». Dalla serie C alla Terza Categoria

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Questo libro non racconta le vicende del solito calcio. Quello che straborda dai media. Quello del campionato di serie A, della Champions League, dei compensi miliardari ai giocatori, degli sponsor, dei diritti di antenna, degli intrighi, delle truffe, dello spettacolo, dello scontro tra ultras.
Questo libro racconta il calcio «minore»: quello che si gioca nei più spelacchiati e sperduti campi delle periferie e dei rioni dell’infinita provincia italiana. Il calcio dalla serie C in giù, fino alla Terza categoria, oltre la quale ci sono solo le sfide tra colleghi di lavoro, scapoli ammogliati e roba così.
Eppure questo calcio «minore» è in realtà maggiore per numeri, perché ogni domenica coinvolge centinaia di migliaia di persone tra giocatori, dirigenti, parenti, amici.
Un mondo che nessuno racconta, se non l’attento e curioso Luca Cardinalini.
Questo libro raccoglie il meglio di questo calcio, più vero perché più spontaneo e partecipato. Quello in cui si riconosce chiunque abbia, anche solo per una volta, vissuto l’emozione di infilare un paio di mutandoni e di scarpette chiodate.
Non solo cronaca di sport, ma anche di follia collettiva: un arbitro picchiato da un addetto all’ambulanza entrato in campo per soccorrere un giocatore; un cavallo che entra in campo al 20° del secondo tempo; un recupero lungo 26 minuti; un tifoso che va incontro alla terna arbitrale con una motosega accesa; una squadra che fa sette sostituzioni; un’altra che gioca in 13 e nessuno se ne accorge… Decine e decine di aneddoti raccolti ogni settimana sulla base dei comunicati che i vari comitati regionali pubblicano annotando squalifiche e relative motivazioni. Il nostro paese pazzesco si racconta anche così.


Un assaggio

3.

Arbitro e guardalinee stavano rientrando a casa ed erano appena arrivati all’imbarcadero di Ischia, quando hanno visto spuntare dall’angolo una mandria di tifosi inferociti del Sant’Antonio Abate, reduci dalla sconfitta per 4-1 contro la squadra locale. Impossibile sbagliarsi, erano proprio loro, quelli che dalla tribuna dello stadio, per tutto il tempo della partita, avevano insultato l’arbitro, gli assistenti, la Lega calcio e tutte le istituzioni che gli erano venute in mente. Un’occhiata è stata più che sufficiente per capire che non erano venuti al molo per informarsi sugli orari dei traghetti. Un iniziale cazzottone sulla nuca di un guardalinee dava il via alla caccia all’uomo, con la terna costretta a separarsi e ciascuno a fuggire in direzioni diverse, come in un film di azione. Un guardalinee riusciva a scavalcare un cancello e a rifugiarsi in una casa privata, come in Totò le Mokò, «nascondendosi dietro un muro in attesa dei soccorsi chiesti telefonicamente». L’arbitro si imbatteva in un paio di dirigenti del Sant’Antonio ai quali fatta presente l’incresciosa situazione, si sentiva rispondere: «Ma quali aiuti? Fanno bene a menarvi, ve lo meritate». Un altro guardalinee si rifugiava nel bagno di un bar del porto e da lì non si riusciva a tirarlo fuori nemmeno con le cannonate. Morale: mesi di partite interne a porte chiuse e 2000 euro di multa alla simpatica squadra campana.
Calabria, campionato di Prima categoria, va in scena l’incontro di cartello Parghelia-San Gregorio. Al 21° del primo tempo l’arbitro espelle Nicola Sacchinelli, dirigente e guardalinee di parte del San Gregorio, il quale prima di uscire pensa bene di insultare i tifosi avversari, alzando un dito al cielo – il medio – seguito da uno sfregamento del cavallo dei pantaloni. Poi però, lo sciagurato, invece di rimanere nel recinto del campo di gioco, decide di seguire il resto della partita dalla tribuna. Errore clamoroso: passa qualche minuto e l’arbitro deve sospendere la gara perché sugli spalti va in onda un linciaggio in diretta: dieci persone stanno letteralmente massacrando il dirigente. Due persone si avvicinano e provano a fermare il pestaggio – «fermatevi, cosa fate?» – ottenendo il magro risultato di essere a loro volta pestati con calci e pugni. In quel frangente di relativa calma, raccongliendo le ultime forze il Sacchinelli riesce a mettersi in piedi, a saltare la rete di recinzione e a rientrare in campo, dove si presenta davanti all’arbitro: una maschera di sangue, vestiti lacerati, il viso gonfio come quello di un pugile rintronato. Dalla tribuna un solo grido: «Sta scappando, andiamolo a prendere!». Finisce che tutti si rintanano negli spogliatoi, questo tranquillo pomeriggio sportivo nella regione che aveva giurato: mai più un caso Licursi.
Cinque anni di squalifica, in pratica l’ergastolo per la giustizia sportiva, a carico del massaggiatore del Thiene (Veneto) Mirko Addifetti, che dopo vari insulti e minacce all’arbitro è passato alle vie di fatto colpendolo con una violenta testata al naso e quindi rompendo tutte le ossa incontrate nel percorso. Pagherà anche le spese mediche.
A Formia (Lazio) i tifosi si sono accaniti contro il portiere avversario lanciandogli contro accendini, sputi, pietre, il tutto a scopo preventivo, «essendo successo durante la fase del riscaldamento». Multa anche all’allenatore della società, Davide Palladino, perché «benché squalificato dirigeva l’allenamento nel prepartita».
Curiosa anche la squalifica di Andrea Attili, calciatore del Latrina (Toscana), reo di aver lanciato contro un dirigente della squadra avversaria una cassa di bottiglie di plastica piene di acqua. Multa salata al Vada, sempre Toscana, perché un signore si è avvicinato all’arbitro prima della gara e facendosi consegnare le chiavi dell’auto, gli diceva: «Non si preoccupi, la parcheggio io in un luogo sicuro», salvo poi riconsegnarla ampiamente rigata e abbozzata, e del «presunto custode» nemmeno l’ombra.
Il finale è nella placida e tranquilla Umbria. Il Real Avigliano rischia la retrocessione in Terza categoria – un’onta che segnerebbe il tracollo finanziario o il deprezzamento del parco giocatori, evidentemente, quindi da evitare con tutti i mezzi. L’ennesima «partita che decide una stagione» va storta e indovinate un po’ su chi si scarica la colpa: sull’arbitro. Un violento calcio al malleolo con fuoriuscita di sangue, seguito, di lì a poco, da un altrettanto violento calcio all’intersezione tra coscia e polpaccio. Il direttore di gara stramazza a terra. La valanga di multe seguite, sono aggravate dal fatto che i dirigenti ridevano e dicevano che «malmenare il direttore di gara era un fatto lecito, visto gli errori che aveva fatto».

2 aprile 2006

ISBN: 978-88-89969-48-9
PAGINE: 176
ANNO: 2008
COLLANA: Cronache
TEMA: Sport ma non solo
Autore

Luca Cardinalini

Luca Cardinalini, nato a Marsciano (Perugia), è giornalista Rai. Collabora con il quotidiano «il manifesto» sul quale ha una rubrica settimanale: «la barba al palo».

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