Reietti e fuorilegge

«Il grido che esce da queste pagine è viscerale e devastante come passare una notte nella stessa “galleria del buco”»

Mike Davis

Reietti e fuorilegge

Antropologia della violenza nella metropoli americana [nuova edizione]

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Reietti e fuorilegge
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Reietti e fuorilegge è una straordinaria documentazione etnografica sulla vita di un gruppo di eroinomani homeless di San Francisco. È il frutto di una ricerca durata oltre dieci anni, durante i quali gli autori hanno seguito i protagonisti del racconto nelle loro attività quotidiane e documentato le loro strategie di sopravvivenza – dai furti all’elemosina, dal lavoro a giornata alla raccolta dei rifiuti. A dispetto delle condizioni di insicurezza e precarietà imposte da una feroce politica di gestione punitiva della povertà estrema, ciò che emerge dalle pagine di questo lavoro è il quadro di una comunità strutturata, con le proprie gerarchie ed economie di scambio, amicizie e abusi, meschinità e amori. Questo libro trascina il lettore nei devastanti e sconvolgenti meandri della vita quotidiana di una comunità di persone costretta a vivere in quella che Primo Levi avrebbe definito una «zona grigia». La straordinaria abilità narrativa degli autori è una descrizione a tutto tondo della vita di questi «reietti» della metropoli: dai matrimoni ai funerali, dagli accampamenti urbani al carcere, passando per i reparti di terapia intensiva e i centri di disintossicazione, a emergere è un quadro di dickensiana memoria che non lascia al lettore alcuna scappatoia sulle ragioni di una vita condannata a tale ignominia. L’apparato fotografico, composto dalle oltre sessanta fotografie di Jeff Schonberg, costituisce parte integrante della documentazione etnografica, costringendo il lettore a confrontarsi non solo con le conseguenze visibili della violenza quotidiana, ma anche con il problema della rappresentazione della sofferenza e le sue conseguenze estetiche, morali e politiche. Un esempio di «antropologia critica applicata», dentro quella «zona grigia» dell’umano risultato di dissennate politiche sociali e misure neoliberiste.


Un assaggio

Note di Jeff Le macchine sfrecciano una dopo l’altra lungo la curva cieca della rampa mentre escono dall’autostrada senza rallentare. Frank è il primo ad attraversare. Tende l’orecchio, ma il mormorio di fondo del traffico dell’ora di punta che scorre sopra le nostre teste copre il suono delle macchine in arrivo. Frank prende fiato, salta giù dal marciapiede, e corre al sicuro oltre il cartello VIETATO L’INGRESSO verso la linea di mediana. Segue Felix, che attraversa con cautela ma più sicurezza. Tocca a me. Allungo timidamente un piede come per testare la temperatura dell’acqua, trattengo il respiro e mi precipito dall’altra parte. Negli ultimi dieci anni sono passato in macchina per questo tratto una volta alla settimana, ma quando lo sento per la prima volta sotto la suola delle scarpe, e mi aggrappo al guardrail per issarmi verso la mediana, mi sento come se stessi entrando in una terra straniera. Stiamo andando verso una galleria del buco nota come «il covo» [the hole], uno sperduto spazio a V sotto l’incrocio tra due arterie autostradali di San Francisco. Per raggiungerlo, dobbiamo strisciare per altri dieci metri lungo un muro di cemento spesso quindici centimetri, mentre le macchine sfrecciano in entrambe le direzioni. Un vecchio generatore di metallo occupa l’angolo più remoto dell’area. Tre piloni squadrati in cemento antisismico sorreggono l’autostrada a due piani sopra di noi e ci riparano dalla vista delle macchine di passaggio. Affondo il piede in qualcosa di morbido proprio mentre Felix mi avverte, «Attento a dove metti i piedi». Comincio a muovermi con più cautela per evitare gli altri ammassi di feci umane che concimano le robuste piante selezionate dagli ingegneri autostradali per resistere a una vita di gas di scarico. Il terreno è coperto da bottigliette di plastica, involucri di caramelle, sacchetti di carta arrotolati contenenti bottiglie vuote di vino fortificato, pezzi arrugginiti di una branda di metallo e una valigia strappata che trabocca di vestiti buttati via. Dietro al generatore, una lastra imbarcata di compensato è poggiata su una cassa di latte; sul compensato, un bicchiere di polistirolo mezzo pieno d’acqua e il fondo di una lattina di Coca Cola sono pronti all’uso. Frank e Felix si buttano sul tavolino di compensato e si preparano a «farsi» una «busta» di un quarto di grammo di eroina nera [black tar] messicana. Sono compagni di strada, il che significa che spartiscono tutte le risorse, inclusa questa pallina appiccicosa di eroina da venti dollari grossa come la gomma di una matita, incellofanata con cura e chiusa in un palloncino rosso annodato. Felix ha ricevuto la busta dal suo fornitore come compenso. Ne ha una gratis per ogni dieci vendute. Frank si guadagna da vivere dipingendo cartelli per i negozi della zona, e tra cinque-otto ore toccherà a lui pagare per la busta che dovranno dividersi per tenere lontani i sintomi dell’astinenza. Frank tiene la siringa in alto verso la luce in modo che Felix possa vedere esattamente quanta acqua ha tirato dal bicchiere di polistirolo. Frank annuisce, e Felix lascia cadere la pallina di eroina nella lattina squarciata di Coca che tra poco servirà da «fornello». Frank spruzza l’acqua nel fornello e lo mette sulla fiamma del cerino che tiene acceso al riparo dal vento nel palmo della mano destra. Muove il fornello avanti e indietro sulla fiamma per distribuire uniformemente il calore. Una striscia di fumo con un vago odore dolciastro di latte bruciato si solleva tra noi quando la mistura erompe in un’improvvisa ebollizione, spingendo Frank ad allontanare di scatto il fornello dalla fiamma. Quindi Frank mescola la fanghiglia con lo stantuffo della siringa, grattando i lati e il fondo del fornello finché tutti i grumi si sono disciolti in un brodo vellutato. Soddisfatto, lecca il manico della siringa per non sprecare neppure una goccia. Lo stantuffo si è leggermente deformato e annerito nel calore della miscela di eroina. Frank chiede un «cotone», e Felix strappa con i denti il filtro di una sigaretta. La fibra di vetro si sfilaccia, piena di elettricità statica. Quindi Felix appallottola un nugolo di fili tra il pollice e l’indice e li butta nel fornello. Con la punta dell’ago, Frank spinge con delicatezza la pallina verso il centro della pozza di eroina, e questa assorbe immediatamente il prezioso liquido, diventando gonfia e scura. Frank buca il centro del cotone con l’ago e tira lo stantuffo, riempiendo la siringa di un getto effervescente di eroina. Il cotone passa da un marrone cioccolato a un grigio cenere. «Ehi, man! Quella è più di metà!», grida Felix. «Stronzate», replica Frank, ma diligentemente ributta un po’ del liquido nella pallina di cotone, rigonfiandola leggermente. Soddisfatto, Felix aspira con trepidazione il resto della soluzione di eroina nella sua siringa. Frank si pizzica il dorso della mano per cercare una vena buona e poi comincia a infilare l’ago. Ogni volta che buca la pelle, tira delicatamente indietro lo stantuffo per vedere se il sangue affluisce nella camera della siringa, indicando che la punta dell’ago è ben piazzata nelle sottili pareti di una vena. Al terzo tentativo, finalmente Frank vede un fiotto di sangue, e inietta l’intera soluzione di eroina in un colpo solo. Assalito da un’immediata ondata di piacere, si mette a sedere e sprofonda il mento nel petto, sospirando e dondolandosi nell’euforico stato di rilassamento chiamato «collassare»1. Felix si buca senza cercare una vena. Infila l’ago fino in fondo direttamente nel bicipite, e spinge lentamente l’eroina nell’epidermide. Gli ci vogliono un paio di minuti per sentire gli effetti, ma presto precipita anche lui in un profondo collasso. A risvegliarli da questo stato è Max, che arriva sudato e trafelato, col naso che cola. Ha passato la giornata a trasportare mobili per un lavoretto di trasloco, ma non lo pagheranno fino al giorno dopo, a lavoro terminato, e non ha i soldi per procurarsi una dose per stasera. Mentre entravamo nel covo deve averci spiato da qualche isolato di distanza, perché si è precipitato verso di noi, sperando di ricevere un «assaggio» di eroina. Max si aspetta che Felix e Frank gli lascino il residuo nel filtro di cotone almeno una volta al giorno a mo’ di «affitto», perché i due si sono trasferiti nel suo accampamento, quattrocento metri più giù, dopo essere stati sgomberati dal loro bivacco la settimana prima. Felix spinge gentilmente verso Max il fondo della lattina di Coca con dentro il cotone. «Prendi il cotone, è bagnato». Max tira immediatamente fuori una siringa da dentro la calza, inietta un altro po’ d’acqua nel cotone, e comincia a «batterlo» ripetutamente con l’estremità dello stantuffo, sperando di tirare fuori ogni goccia residua di eroina. È sollevato, perché questo terrà alla larga i sintomi gravi dell’astinenza fino al mattino dopo, quando prevede di poter scroccare un altro cotone. In termini monetari, un cotone imbevuto come questo può costare non più di due dollari e due dollari di solito si possono mettere insieme in un paio d’ore di elemosina, anche in una giornata no. […]

ISBN: 978-88-6548-274-2
PAGINE: 412
ANNO: 2019
COLLANA: Humanities
TEMA: Antropologia ed etnografia
Autori

Jeff Schonberg

Jeff Schonberg
Jeff Schonberg è fotografo e dottorando in antropologia medica presso l’Università della California (San Francisco e Berkeley).

Philippe Bourgois

Philippe Bourgois insegna presso il dipartimento di Antropologia, Storia e Medicina sociale dell’Università della California. Ha condotto importanti ricerche etnografiche sulla guerriglia a El Salvador, sul lavoro nelle grandi piantagioni dell’America Centrale e sulla marginalità sociale nelle metropoli statunitensi. Con questo libro, edito per la prima volta dalla Cambridge University Press nel 1996 e tradotto in francese per le Editions du Seuil nella collana diretta da Pierre Bourdieu, ha vinto numerosi premi.

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