Roma, alla conquista del West

Contro il turismo: saccheggiata e bellissima, come far rinascere la città di Roma

Roma, alla conquista del West

Dalla fornace al mattone finanziario

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Roma, alla conquista del West
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Un libro sulla devastazione di Roma città vetrina: architetture meravigliose, famose in tutto il mondo, che si trasformano in «business park», luoghi che dividono il territorio da chi lo abita. Una città «in offerta» a un turismo di massa dissennato e distruttivo. La sfiducia a un ritorno della città pubblica, a una nuova geografia degli spazi dell’abitare.

Ma per i due autori, profondi conoscitori della sua architettura e della sua urbanistica, vi è ancora possibilità per il sogno di un cambiamento. E in questo libro lo raccontano.

Con parole, inchieste, narrazioni, viaggi. Fornendo dati, mappe e disegni tematici, ci conducono all’interno di un territorio che vuole resistere a chi intende mercificare l’intera vita dei suoi abitanti. La rinascita di Roma può cominciare solo dall’invenzione e sperimentazione di nuove forme di vita quotidiana capaci di ribellarsi all’ordine sociale vigente.

Il libro intreccia storie che entrano nelle abitazioni dei quartieri periferici, incrocia dei cammelli alla fermata di un autobus, segue trolley a piazza San Pietro, demistifica la narrazione olimpica, si avventura in parchi fatti di palazzine, entra in un carcere militare, s’imbatte in un delitto, ricostruisce meticolosamente storie di rendita urbana…

E, usando il registro saggistico mischiato a quello della narrazione, pone due domande cruciali: possiamo non arrenderci a una realtà che sappiamo riconoscere come del tutto insensata? È possibile che i sogni della rinascita di Roma rifioriscano?


Un assaggio

Roma. Al Trullo, quando quella borgata non è ancora un pezzo di città, s’inizia a vedere qualche servizio. Una fermata d’autobus, un giardinetto allentano, almeno un po’, la sofferenza di quell’abitare che, deciso dal fascismo, continua con i sindaci democristiani. Qui Gianni Rodari tira giù la sua Torta dal cielo. I bambini, come i protagonisti del racconto, in quegli anni (siamo a inizio dei Sessanta) stanno sempre con il naso all’insù. Cercano di scorgere quelle navicelle che, russi e americani in gara tra loro, spingono sempre più in alto. Luciana vive in quei lotti. È felice. Con il volo di quel cosmonauta, che da lassù dice che la terra è bellissima, il mondo certo cambierà. Grazie, naturalmente, agli scienziati di quel paese che ha sparato un uomo in cielo e lo ha messo a girare intorno la terra. Lo hanno fatto, certo, anche per lei, bambina del Trullo e bambina orgogliosamente comunista.
Quei ragazzi, dentro e fuori le storie che il cinema racconta, crescono in un quartiere che cresce. Aumenta il numero delle case. Tante intorno alle loro. Alcune sono più distanti che lontane. Case private. Loro, i ragazzi, rimangono in quelle dove sono nati. Oggi, dopo che se ne sono andati, tornano per vederle. Le ricordano dai colori sbiaditi. Le trovano tutte colorate. Ne sono anche un po’ orgogliosi. Su quelle mura, dove mani appena capaci di tracciare linee dritte avevano disegnato una sghemba porta di calcio, oggi si accumulano disegni vivaci e parole.
Scelgono di tirare fuori da quei muri e raccontare quello che sta succedendo al loro abitare. A farlo sono dei poeti, i poeti der Trullo.

Ecco la Street Art: la gran protagonista
Tra le arti de ’sto tempo la prima della lista
Riesce a veicola’ un messaggio dirompente
Rendendo a tanta gente, in modo intelligente
Er boccone da ingeri’ un poco meno amaro
Politico o sociale: è chiaro / paro paro.

Seguiamo nei loro giri i poeti. Sembrano voler fare lo stesso di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet quando i due avevano deciso di andare ad abitare al Trullo, a via dell’Imbrecciato, per trovare le parole di quei territori.
Prima o poi succede. In posti come questo saltano fuori parole quali: recupero, riuso, rigenerazione, risanamento. Non sono nuove, parlano la lingua di sempre. È il «boccone da ingeri’ un poco meno amaro».

[…]

Il libro è composto da capitoli suddivisi in due sezioni. Intrecciandosi tra loro pongono un doppio interrogativo: dobbiamo arrenderci a fronte di un mondo che riconosciamo come insensato? I sogni finiscono? Per noi il mondo insensato è la nostra città e i sogni sono le lotte e i progetti per cambiarlo. Mondo e progetti sono la nostra vita.

ISBN: 978-88-6548-213-1
PAGINE: 192
ANNO: 2017
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Debito e crisi, Metropoli e spazi urbani
Autori

Antonello Sotgia

Antonello Sotgia è architetto e urbanista, ha redatto numerosi progetti e interventi di recupero edilizio, non solo a Roma, con R. Marchini. Impegnato nei programmi di cooperazione universitaria in Angola, ha analizzato la costruzione della città post-coloniale in saggi e libri. Ha insegnato in numerose università italiane. Oltre che scrivere di Roma su riviste e giornali ha curato La gestione territoriale (Laterza), Stop al consumo di territorio (Carta). Nel libro collettivo San Lorenzo luoghi, storie e memorie (Ponte Sisto), ha analizzato le trasformazioni sociali e spaziali di quel quartiere romano. Con R. Marchini ha seguito diverse inchieste per trasmissioni della Rai: «Presa Diretta», «Speciale TG1» sul tema dell’abitare a Roma.

Rossella Marchini

Rossella Marchini è architetto. Scrive sui temi della trasformazione della città e sul diritto all’abitare su «il manifesto» e «alfabeta2». Suoi saggi specifici su Roma compaiono in Lezioni di Piano (Intramoenia), libro dedicato alla vicenda del Piano regolatore di Roma, e sempre per la stessa casa editrice Calendario della fine del mondo dove ha ipotizzato il destino della città contemporanea.

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