Sant’Anna di Stazzema

«Tragedia frutto della furia nazista ancora oggi poco ricordata»

Sant’Anna di Stazzema

Storia e memoria della strage dell’agosto 1944

Sant'Anna di Stazzema
€11,05
€13,00
Lista dei desideri

Il 12 agosto 1944 Sant’Anna di Stazzema, un piccolo paese arroccato sulle Alpi Apuane e abitato prevalentemente da donne, bambini e vecchi sfollati, viene investito, apparentemente senza motivo, dalla furia nazista: 560 persone, di cui 150 bambini, sono barbaramente uccise e arse vive da un reparto delle SS nell’arco di poche ore. Nonostante si tratti della seconda strage in Italia per numero di morti civili, questa storia cadrà nell’oblio.
Gradualmente si strutturano infatti due diverse memorie dell’eccidio per molti anni totalmente inconciliabili: una interna al paese e legata all’elaborazione del lutto privato, l’altra esterna e pubblica, piegata alle convenienze politiche nazionali e internazionali. Per più di trent’anni la comunità martire combatte per rivendicare la propria memoria di fronte alla sordità offerta dalle istituzioni, dalla magistratura e dall’opinione pubblica. Sant’Anna di Stazzema non sale agli onori della celebrità come altre stragi italiane non perché meno sanguinosa o violenta, ma per un’infinita disputa sulle responsabilità e le motivazioni di ciò che accadde. La storia di questo paese e della sua tragedia non è stata consegnata all’oblio casualmente, ma in quanto testimonianza viva di una memoria complessa e contraddittoria: la memoria di chi non fu né fascista, né partigiano, ma cercò di fronte alla guerra civile di salvare la propria quotidianità.
Nell’anno in cui si celebrano le commemorazioni per il sessantesimo anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema e in cui si apre il nuovo processo contro i responsabili tedeschi, questa ricerca ha l’ambizione di offrire al lettore uno sguardo inedito sull’accaduto.


Un assaggio

Quando ho iniziato a occuparmi nel 1998 della strage di Sant’Anna di Stazzema, quasi nessuno al di fuori della cerchia locale conosceva la storia di questo minuscolo paese arroccato sulle Alpi Apuane, in cui il 12 agosto 1944 furono massacrate senza pietà dalle SS più di 400 persone inermi. Malgrado il carattere esemplare dell’azione compiuta dai nazisti sulla popolazione civile di questo paese, quella di Sant’Anna è una storia rimasta fino a qualche anno fa pressoché dimenticata; cancellata dalla memoria nazionale e relegata, insieme alla sua comunità superstite, in un oblio intoccabile
La memoria e la storia di questo massacro non sono solo un frammento – per quanto importante – della storia della popolazione civile italiana costretta a vivere tra il 1943 e il 1945 nel mezzo di una guerra civile, fra rappresaglie e bombardamenti. Secondo in Italia per numero di civili uccisi, questo eccidio è caratterizzato dal fatto di non possedere – malgrado tutto – i requisiti necessari a inserirlo in quel racconto epico e celebrativo sulla Resistenza, a partire dal quale si sono costruite nei primi anni del dopoguerra e poi negli anni Sessanta l’identità e la memoria storica della nuova Repubblica. La vicenda dell’eccidio di Sant’Anna testimonia infatti uno scollamento, una scomoda contraddizione in quella visione celebrativa tesa a mettere in evidenza la “naturalezza” del legame di solidarietà reciproca fra partigiani e popolazioni civili. Priva di un movente chiaro, questa strage diviene presto una di quelle zone d’ombra che scompaiono dal discorso pubblico, per far posto alla necessità di senso e di linearità che a posteriori investe la memoria storica collettiva, deformandola in un continuo meccanismo di incorporazione del presente nel ricordo del passato
Difatti la strage di Sant’Anna, nonostante la narrazione successiva che ne è stata data, non può essere considerata una rappresaglia in conseguenza di un’azione partigiana – come ad esempio l’eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma – ma soltanto un crimine di guerra rivolto volontariamente e consapevolmente contro una popolazione inerme, nato da precise esigenze tedesche di carattere strategico-militare nella zona della Linea gotica durante l’estate del 1944. Le vittime, che hanno tentato con ogni mezzo di salvaguardare la propria realtà quotidiana prendendo le distanze da tutte le parti in campo fino al giorno dell’eccidio, sono ugualmente senza preavviso barbaramente investite dall’atrocità della guerra il 12 agosto 1944. L’urto e il trauma per chi sopravvive sono impressionanti e non è difficile capire da dove nasca, nei primi durissimi anni dopo la strage, una memoria che colpevolizza moralmente la Resistenza per ciò che è accaduto. L’elemento più complicato da accettare per la comunità superstite è l’apparente casualità della strage: se il contesto generale, da un punto di vista storico, appare sufficiente a spiegare che cosa abbia mosso a una tale atrocità i soldati tedeschi, non basta ad arginare quell’ossessione di senso che investe le vittime e che produce per anni una disperata ricerca sia di un movente unico capace di rendere conto di tutto, sia di un nemico visibile e accusabile
Nei primi anni di elaborazione del lutto – come accade in molte altre stragi operate ai danni delle popolazioni civili – i sopravvissuti hanno la necessità di individuare un capro espiatorio vicino e concreto6: una volta scomparsi i soldati tedeschi e dileguatisi i fascisti, la comunità rivolge verso i partigiani operanti nella zona all’epoca dei fatti l’accusa di aver determinato la reazione contro il paese. È una accusa del tutto infondata dal punto di vista storico, ma è espressione della disperazione di chi, dopo aver visto massacrata davanti agli occhi la propria famiglia e dopo aver perso il senso della propria vita nell’arco di poche ore in una giornata di sole come altre, non riesce a darsi pace e ha bisogno di riversare la sua rabbia su qualcuno in carne e ossa; al di là dei processi non celebrati e delle parole retoriche delle autorità politiche, troppo spesso assenti o incapaci di comprendere (dall’Introduzione).

ISBN: 88-88738-26-6
PAGINE: 192
ANNO: 2004
COLLANA: Fuori Fuoco
TEMA: Guerra e geopolitica, Resistenza e antifascismo
Autore

Toni Rovatti

Toni Rovatti (Milano, 1975) si è laureata presso l’Università degli studi di Bologna. Frequenta un Dottorato di Ricerca presso l’Università degli studi di Firenze, con un progetto di ricerca sui processi contro i fascisti collaborazionisti responsabili di crimini di guerra in Italia, e ha partecipato al gruppo di ricerca "Per un atlante delle stragi naziste in Italia", i cui risultati sono in corso di pubblicazione presso la casa editrice L’Ancora del Mediterraneo.

STESSO TEMA
Esclusi

Esclusi

Alfredo Tradardi

Diana Carminati

Enrico Bartolomei