Schiavi della comunicazione

Schiavi della comunicazione

Vita e nevrosi nella fabbrica dei media

ESAURITO
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Il comunicatore è una figura multiforme e sfuggente. È il jolly dell’economia moderna. Migliora la performance aziendale, fa circolare l’informazione e crea valore aggiunto. Stiamo forse di fronte a un eroe del nostro tempo? O a una specie di nuovo «proletario mentale»? Un itinerario fra pubblicità, editoria cartacea, televisione e internet alla scoperta di un mondo che fa della velocità e della precarietà le sue caratteristiche principali: autori di programmi disposti a tutto, webmaster schiavizzati, pubblicitari sull’orlo di una crisi di nervi, stagisti sottopagati. Storie che svelano cosa si nasconde dietro le sfavillanti carriere nella fabbrica dei media.


Un assaggio

A tutti quelli che il senso di colpa non gliel’hanno ancora tolto
Aprile 1998 Il mio primo anniversario di laurea, ovvero: come rimpiangere di essersi laureata in corso e desiderare ardentemente di essere ancora iscritta in università… tanto per il momento non ho ancora visto neanche uno dei vantaggi da postlaureata (Lavoro fisso? Stipendio fisso? Lavorare facendo qualcosa di concreto che ti dia soddisfazione? Indipendenza economica? Finita la giornata di lavoro puoi rilassarti e pensare ad altro, senza bisogno di rinchiudersi in stanza a studiare?) e in compenso ho ancora tutti gli svantaggi della vita da studente (lavoretti saltuari per sbarcare il lunario, pagare per studiare, sorbirsi ore e ore di deliri su materie totalmente astratte che nulla hanno a che vedere col lavoro vero… ma esisterà il lavoro vero?), nonché una buona dose di ulteriori svantaggi ai quali ero scampata durante gli anni di università (frequenza obbligatoria e lezioni al sabato, mattina e pomeriggio). Come mi è potuto succedere
La mia allegra giornata tipo: sveglia ore 6 e nel coma più totale, attraverso la città semideserta per approdare alla sede ancora chiusa della Deutsche Bank, dove il signor M, gioviale dirigente bancario 50enne, mi attende per la sua lezione di inglese. Pur lavorando tutto il giorno in banca, dalle 8.30 fino a sera tardi, ritiene che l’inglese sia fondamentale e siccome io, sfortunatamente, non sono disposta ad andare a casa sua a 35 chilometri da Milano durante i week-end, preferisce presentarsi in ufficio alle 7 di mattina e farsi la sua ora e mezza di lezione prima di iniziare a lavorare
Sono laureata in lingue, ergo insegno inglese, e se lo facessi tutto il giorno in orari più umani, forse, oltre a sopravvivere discretamente, potrei anche avere una vita più tranquilla e apparentemente normale. Tralasciando il fatto che se mi liberassi anche dell’intermediario della mia agenzia sanguisuga, sarei pagata circa il doppio. Ma meglio non pensarci. Ho deciso che voglio lavorare nel mondo della «Comunicazione». Quello che mi ha sempre attirato è la sensazione di poter appartenere ad un ambiente aperto, dinamico, al passo coi tempi, dove non esiste la routine e la mentalità è elastica, dove – soprattutto – si può contribuire attivamente alla creazione di opere che, se non si possono definire prettamente artistiche, hanno perlomeno un valore culturale
Trascorro il resto della mattinata in amene attività, quali tradurre articoli di finanza, o legali, di cui non capisco assolutamente nulla, oppure – se sono fortunata – testi di documentari americani che saranno prossimamente distribuiti in videocassetta
Il pomeriggio invece mi reco al mio corso numero 1, «Corso di formazione professionale per operatori cinetelevisivi», da noi sbrigativamente ribattezzato «corso di cinema». Uno dei miliardi di corsi spuntati dal nulla e finanziati dal Fondo Sociale Europeo, gratuiti e abbinati a uno stage in azienda. Frequenza obbligatoria, lezioni teoriche e pratiche e alla fine del corso si girano 4 cortometraggi, 3 in pellicola e uno in video. Qui, per 4 ore al giorno, sono in pace col mondo: vediamo spezzoni di film durante le lezioni teoriche, studiamo i macchinari e le tecniche di regia, ci infiliamo nella sala montaggio per creare dei mostri ibridi che abbinano le nostre riprese caserecce a film di Hitchcock e video dei Pink Floyd, ci improvvisiamo di volta in volta sceneggiatori, registi, attori, cameramen e tecnici del suono. Ho deciso: non solo voglio lavorare nel mondo della «Comunicazione» ma in particolare in quello del «Cinema».

ISBN: 88-87423-47-4
PAGINE: 144
ANNO: 2002
COLLANA: Map
TEMA: -
Autore

Eugenio Alberti Schatz

Eugenio Alberti Schatz è un pubblicitario. Questo è il suo primo libro.