Sciopero!

«la storia del lavoro e delle sue lotte in America»

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Storia delle rivolte di massa nell'America dell'ultimo secolo

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L’ultima edizione, riveduta e aggiornata, di una tra le migliori opere sulla storia del lavoro in America. Una narrazione avvincente (che ricorda le sceneggiature delle grandi opere cinematografiche) della straordinaria epopea della lotta tra capitale e lavoro.
La demistificazione della falsa opinione che vuole i lavoratori americani come docili, appagati e integrati al sistema, mentre in realtà la loro storia nell’ultimo secolo racconta di scioperi generali estesi a tutta la Nazione, confische di giganteschi impianti industriali, rivolte e insurrezioni con l’uso di artiglieria, esplosivi e carri armati. Ma anche di scontri con le burocrazie dei sindacati ufficiali, speeso inquinati dalla corruzione padronale.
Ma non per questo si tratta di un libro che parla solo di una storia ormai definitivamente conclusa e da archiviare. Lo strumento di lotta dello sciopero generale, ben lungi dall’essere una reminiscenza del passato è, al contrario, una delle più significative caratteristiche dell’epoca della globalizzazione economica che stiamo vivendo. Una narrazione dal linguaggio semplice e avvincente che ricorda le sceneggiature delle grandi opere cinematografiche.


Un assaggio

Nel vuoto lasciato dalla A.F.L. crebbe l’organizzazione radicale degli Industrial Workers of the World; i «Wobblies», come venivano chiamati, si battevano per il «sindacalismo di industria» (industrial unionism) – cioè per l’organizzazione di tutti i lavoratori di un’industria in un sindacato solo – in antitesi con il «sindacalismo di mestiere» (craft unionism) che era caratteristico della A.F.L., e avevano nelle loro file i lavoratori più umili e meno specializzati, come i braccianti senza posto fisso dell’Ovest e i tessili dell’Est. La I.W.W. proclamava essere suo obiettivo la proprietà operaia dell’industria e considerava ogni sciopero come preparativo alla rivoluzione, e da parecchi punti di vista era più un movimento sociale e politico che un sindacato nel senso tradizionale, perché pur essendo stata attiva in molti scioperi difficili e combattivi, di solito sdegnava la ricerca di un costante rapporto contrattuale con i datori di lavoro. Durante la Prima guerra mondiale i Wobblies subirono una brutale repressione condotta con mezzi legali e illegali, e nel 1919 non erano più una forza di una qualche consistenza
In questa situazione il mondo degli affari e il governo avviarono un nuovo tipo di rapporti con i sindacati. Prima della guerra mondiale i datori di lavoro, con poche eccezioni, avevano lottato contro l’esistenza stessa dei sindacati, e tenevano i lavoratori sotto controllo trattando con ciascuno individualmente. Il nuovo potere acquisito dai lavoratori rese scarsamente utile una strategia del genere, e di conseguenza i datori di lavoro e il governo si rivolsero ai sindacati stessi per esercitare questo controllo. In effetti questa linea di condotta prese la forma di un accordo in base al quale la American Federation of Labor accettò di opporsi agli scioperi, e in cambio di ciò ebbe riconosciuto il diritto di organizzarsi, almeno là dove il governo aveva potere di controllo, senza correre il rischio che i suoi iscritti venissero licenziati. Il risultato fu che durante la guerra gli iscritti ai sindacati aumentarono di circa due milioni. Sia la A.F.L. che le società impegnate nella produzione bellica accettarono che i salari, per il periodo della guerra, fossero fissati da commissioni composte da rappresentanti del capitale, del lavoro e del governo. Malgrado questo accordo due elementi spinsero i lavoratori all’azione: primo, la guerra fu in gran parte finanziata da un’enorme inflazione e il costo della vita in pratica raddoppiò dall’agosto 1915 alla fine del 1919; secondo, come ricorda Bing, «l’urgente bisogno di produrre diede ai lavoratori una forza di cui mai prima erano stati consapevoli e che non avevano mai posseduta in quella misura». Come al solito, insieme con la combattività crebbe anche lo spirito di solidarietà fra i lavoratori. Ad esempio, gli operai dei cantieri navali della Costa del Pacifico bloccarono i cantieri per parecchi mesi, per solidarietà con i lavoratori del legno del Nord-Ovest, in sciopero perché rifiutavano una giornata lavorativa di più di dieci ore. In differenti regioni del paese si svilupparono quattro scioperi generali. A Springfield, nell’Illinois, la polizia sciolse un corteo di appoggio allo sciopero dei tramvieri e diecimila lavoratori, in particolar modo delle miniere, parteciparono a uno sciopero generale di protesta. A Kansas City nel Missouri, in seguito allo sciopero dei dipendenti delle lavanderie e dei guidatori, l’agitazione si estese in uno sciopero generale di solidarietà che durò una settimana e terminò soltanto per l’intervento della Guardia Nazionale. A Waco nel Texas venne proclamato uno sciopero generale in appoggio ai tramvieri che erano stati sospesi dal lavoro, e uno sciopero di solidarietà con i meccanici dell’edilizia licenziati si estese a Billings, nel Montana, ai venditori di ghiaccio, ai dipendenti comunali, a quelli dell’azienda del gas e dei caseifici e ai carrettieri e camionisti.

ISBN: 88-87423-08-3
PAGINE: 352
ANNO: 2002
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Economia e lavoro, Movimenti
Autore

Jeremy Brecher

Jeremy Brecher (1947) è storico, ricercatore sociale, sceneggiatore e documentarista. Vive e lavora in Massachusetts. In lingua italiana sono disponibili: Come farsi un movimento globale (DeriveApprodi, 2001) e Contro il capitale globale (Feltrinelli, 2000).

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