Scorticato vivo

«la vita e i tormenti di un giovane gay negli anni Sessanta»

Scorticato vivo

Racconti autobiografici

Scorticato vivo
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Otto racconti che narrano la vita e l’educazione sentimentale di un giovane americano gay negli anni Sessanta. L’autobiografia di uno dei maggiori scrittori viventi della «generazione degli omosessuali di mezzo». Racconti di vita, amori, passioni, affetti e delusioni. Ricordi d’infanzia e di giovinezza, alla ricerca di un’identità che, quando trovata, coincide con la sigla di una malattia: Aids.
Tra i molti protagonisti è una sola figura a spiccare: quella di una bizzarra condizione che finisce con l’essere una forma di vita, l’omosessualità.
Un’omosessualità che viene mostrata nelle mille declinazioni dei suoi tormenti, dei suoi desideri e dei suoi attori. Tra le pieghe di queste narrazioni si fa strada la stessa vita dell’autore, ritratta nei molteplici percorsi che poteva intraprendere e nelle forme che ha effettivamente assunto.
Scorticato vivo non è la semplice autobiografia di un grande narratore, consolatoria nelle glorie e negli onori che spettano a un affermato romanziere quale Edmund White, ma il racconto di un’erranza che non accetta alcuna identità. Come se questa equivalesse a una morte.


Un assaggio

Dopo che George morì, Ray attraversò un lungo periodo di insicurezza. La malattia di George era durata quindici mesi e in quel periodo Ray aveva smesso di vedere la maggior parte dei suoi vecchi amici. Aveva perfino litigato con Betty, la sua migliore amica. Nonostante lei gli avesse mandato di tanto in tanto delle cartoline, comprese quelle fatte da un hippy californiano cinquantenne di cui era l’agente, lui non aveva risposto. Si era soprattutto offeso che avesse dimenticato quanto considerasse sgradevoli le foglie disegnate a pastello e i sentimenti sdolcinati. Durante tutta la malattia George era stato come un bambino terribile, ma in realtà Ray lo aveva sempre viziato come un bambino per tutti i dodici anni che erano stati insieme, così gli ultimi mesi avevano soltanto drammatizzato ciò che era implicito sin dall’inizio. E il brutto carattere di George non aveva rovinato i begli anni trascorsi insieme. Naturalmente avevano dovuto affrontare i loro orrori quotidiani (il loro dentista, un vecchio amico, si era rifiutato di estrarre il dente guasto di George; la madre aveva deciso di «incolpare se stessa» per la vigliaccheria di George di fronte al dolore), ma loro tuttavia si erano anche divertiti. Ray affittava una piccola Mercedes e andavano in campagna ogni volta che George ne era in grado. Un amico aveva regalato loro una gatta siamese da trecento dollari che aveva scovato in una mostra di animali e loro l’avevano chiamata Anna, in parte in nome di Anna e il Re del Siam, e in parte in onore al vecchio soprannome di Ray. Entrambi la inondavano d’affetto. Che lei ricambiava. Infatti, più essi si allontanavano dagli amici, più gustavano la sua evidente predilezione per loro. Quando, di notte, erano a letto a guardare la televisione, facevano a turno ad accarezzare Anna. Se faceva le fusa, dicevano: «Almeno lei ci ama». Poi George si fece debole ed emaciato, ignorava suo padre e sua madre, giocava con Anna e, se ne aveva la forza, rimproverava Ray per qualunque cosa. George si arrabbiava molto con Ray perché non chiamava per sapere i risultati delle sue analisi del sangue. «Sei proprio irresponsabile» diceva George. Ma Ray sapeva che il test non gli avrebbe detto niente: o che gli avrebbe detto che, sì, era stato esposto al virus, ma niente di più. E inoltre, non c’era nessun rimedio preventivo. In ogni modo lui doveva tutta la sua dedizione a George; non voleva pensare neanche per un secondo alla sua potenziale malattia. Ogni istante degli ultimi quattro mesi di George era stato intenso. Litigavano molto, specialmente per piccole cose stupide, come se avessero avuto bisogno del brontolìo e del borbottio della meschinità di ogni giorno per smorzare il boato dell’eternità. George, a cui non importava mai di niente eccetto che del dopodomani, improvvisamente diventò amaramente retrospettivo
Litigavano per stabilire se fosse Ray ad avere avuto bisogno di George, lite assurda, poiché in passato Ray aveva fatto molto affidamento sull’energia e sulle conoscenze di George. Betty aveva ripetutamente messo in guardia Ray sul pericolo di vivere sempre all’ombra di George. Quello che lei non aveva saputo era quanto lui, Ray, lo avesse sempre viziato a casa: lo aveva assistito nei postumi di una sbornia, nelle depressioni, nelle preoccupazioni del lavoro, anche negli attacchi di odio verso se stesso, dopo che era stato respinto con un espediente. Gorge, naturalmente, era quello famoso. Fin dai primi anni Settanta, era stato chiamato da un’interminabile serie di importanti società per costruirne l’immagine, e George progettava tutto, dall’intestazione della carta da lettere fino al jet della compagnia. Pensava alla grafica, al logo, alla scelta dei caratteri, allo stile d’insieme; rifaceva la «gabbia» per impaginare il bilancio annuale. Lavorava con il direttore creativo sulla presentazione del prodotto e sugli slogan della campagna pubblicitaria. Pretendeva di controllare ogni piccolo dettaglio, fino ai caratteri tipografici sui biglietti da visita della forza vendita. Siccome era alto un metro e novanta, slanciato e atletico, aveva una voce profonda e, in un matrimonio precoce, aveva avuto un figlio, i dirigenti con cui trattava non sospettarono mai che fosse gay, né George fu mai una persona pronta a battersi per un qualche ideale. Gli piaceva vincere e non voleva cominciare una competizione con un ingiusto svantaggio. George aveva anche temperamento, grinta per portare avanti le sue idee, e non era bello: tre cose in più che contavano per un eterosessuale fra eterosessuali.

ISBN: 88-87423-54-7
PAGINE: 256
ANNO: 2002
COLLANA: Vita Activa
TEMA: Gay friendly
Autore

Edmund White

Edmund White, nato a Cincinnati (Ohio) nel 1940, vive a New York e ha vissuto diversi anni a Parigi. Fra i suoi libri tradotti in italiano: Il giovane americano, E la bella stanza è vuota, La sinfonia dell’addio e L’uomo sposato.

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